Non piace la fiaccola ‘gassata’

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Forti contestazioni in tutto il paese contro la sponsorizzazione di Coca Cola alla torcia olimpica. A Genova, almeno 150 persone sono riuscite a bloccare la carovana, fino a costringere gli organizzatori a spegnere la fiaccola. Una questione, quella dello sponsor, che ha impegnato numerosi gruppi in tutta Italia in una diffusa opera di sensibilizzazione sulla problematica.
Le Olimpiadi invernali di Torino sono alle porte. Contestare la fiaccola dunque, storico simbolo dei giochi, può sembrare a molti un’eresia. Ma se pensiamo ai valori di lealtà sportiva, pace, incontro e unione tra i popoli, diritti e solidarietà che dovrebbero rappresentare le Olimpiadi, scopriamo che la protesta ha ragioni da vendere. Perché il tedoforo è seguito da una carovana marchiata Coca Cola, da tempo sponsor del Comitato Olimpico Internazionale e da anni ormai sotto boicottaggio, perché ritenuta responsabile dell’uccisione di 8 leader del sindacato colombiano Sinaltrainal, attuati per mezzo degli “squadroni della morte” dei gruppi paramilitari. Sempre in Colombia, Coca Cola è accusata di innumerevoli sequestri, aggressioni, trasferimenti forzati, minacce di morte, mentre in India, in particolare nello Stato del Kerala, si macchia di pratiche di sfruttamento del lavoro e dell’ambiente nei territori di produzione.
Come si coniuga dunque lo spirito olimpico con morte e prepotenza? La fiaccola, così come la contestazione, proseguirà il percorso che la porterà a Torino il 9 febbraio, il giorno prima della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Pochi giorni prima della contestazione genovese, il tedoforo aveva attraversato anche 7 luoghi della Toscana: Cecina, Siena, Empoli, Firenze, S. Giuliano Terme, Livorno, Pisa.

A Firenze, circa cento persone hanno accompagnato il cammino della torcia fino agli Uffizi, dove si concludeva la tappa con la cerimonia finale. L’esposizione sul Ponte Vecchio di un lungo striscione inneggiante al boicottaggio ha ritardato il passaggio della fiaccola nel tratto finale della tappa.
A Pisa, la reazione delle forze dell’ordine ai manifestanti (un centinaio) è stata spropositata: pugni, spinte e calci a freddo al basso ventre. Un trend, quello della violenza degli agenti, verificatosi un po’ in tutti i luoghi della protesta. E così la Reboc (Rete di boicottaggio Coca Cola) denuncia: “Le proteste continuano ad essere quasi ignorate dai media, che, nei rari casi in cui ne parlano, tendono a ridimensionare la contestazione o a travisare il messaggio. A Genova, i 150 manifestanti sono diventati 10 secondo La Repubblica, a Firenze lo striscione “Boicotta Coca-Cola” è diventato “Boicotta i Giochi” grazie all’agenzia stampa ANSA”.
Ciononostante la campagna di pressione contro la multinazionale sta iniziando a portare dei frutti: The Coca-Cola Company ha pubblicamente dichiarato che accetterà un’ispezione nei suoi impianti in Colombia, da parte di una Commissione, che partirà entro marzo 2006 e che sarà composta da istituzioni, organizzazioni della società civile italiana e internazionale, con la partecipazione del sindacato colombiano SINALTRAINAL. Un successo non piccolo, ottenuto proprio grazie alle iniziative della società civile, che non può che essere il primo passo di una battaglia tanto importante quanto lunga.
Per approfondimenti: www.nococacola.info

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