Non stare a casa

image_pdfimage_print

di Ezio Bertok

Siete sicuramente tutti al corrente che domenica a Giaglione ci sarà una manifestazione No Tav.

Molti di voi, hanno molti dubbi: è più che comprensibile. Ognuno di voi, pensando alla manifestazione in programma domenica prossima, magari con l’aiuto interessato ricevuto dai media, avrà stabilito un nesso con quanto accaduto a Roma sabato scorso, avrà riflettuto su come è stata violentata una manifestazione che protestava civilmente per gridare a testa alta e a volto scoperto tutta l’indignazione accumulata in questi anni. Tutti noi siamo stati violentati, a cominciare questa volta da chi a volto coperto ci guarda come nemici da combattere perché crediamo ancora in forme di protesta civili e ci interroghiamo su come renderle più incisive. Subiamo violenze ogni giorno eppure rifiutiamo e condanniamo improbabili scorciatoie di violenza che portano solo in un vicolo cieco. Ci ostiniamo a credere che una prospettiva non si costruisce umiliando e stuprando chi non la pensa come noi.

Molti si chiedono se non sia il caso questa volta di rimanere a casa, si chiedono se non ci sia qualcosa di vero in ciò che dicono i giornali scatenati alla ricerca del bis domenica prossima in Val di Susa. Per quel che possono valere le mie rassicurazioni vi dico che non ci sarà un bis.

Ho seguito molto da vicino questa iniziativa fin dal suo nascere oltre un mese fa, ho contribuito a costruirla insieme a tanti altri cercando di definirne all’inizio gli obiettivi e le modalità di svolgimento: obiettivi e modalità che sono state mantenute (anche, e soprattutto, dopo Roma): un’azione di disobbedienza civile di massa, fatta a volto scoperto e a mani nude. Esattamente ciò che abbiamo scritto, e che tutti voi credo abbiate letto.

Un’azione di disobbedienza civile praticata da centinaia, migliaia di persone non è cosa da ridere: si infrangono regole ingiuste, consci delle conseguenze a cui si va incontro. E lo si fa senza recare alcuna offesa a coloro che vengono chiamati a difendere l’illegalità reale spacciata per legalità, lo si fa anche se questi diventano nervosi e aggressivi.

E sarà esattamente questo, un’azione di disobbedienza civile che coinvolgerà un’intera valle: perché il movimento notav non permetterà che si trasformi in altro. Un’assemblea di qualche centinaio di persone ieri sera a Villardora, un’assemblea quanto mai pacata e consapevole ha confermato che sarà così e non dovrà, non potrà, essere altro. Lo ha confermato rispettando chi ha espresso perplessità, offrendo rassicurazioni piuttosto che lanciare scomuniche. Tutti vigileranno in questo senso e non consentiranno a nessuno di commettere falli: evitando qualsiasi confronto diretto con le forze schierate a difendere un “non cantiere” ed evitando di cadere nella trappola di provocazioni, da qualsiasi parte dovessero arrivare.

Basterà? Nessuno può offrire la certezza assoluta, ma le premesse ci sono tutte, di più non si può fare: ciò che occorre ora è un po’ di fiducia in un movimento notav che in tutti questi anni non ha mai deluso. Ci sarà spazio per tutti, anche per i bambini, nessuno si sentirà escluso: se diciamo questo non crediate che siamo incoscienti e non amiamo i bambini. L’assemblea di ieri sera si è conclusa con un invito a portare a Giaglione non soltanto le cesoie ma anche l’allegria che accompagna sempre le nostre iniziative.

E’ stato un bel modo di lasciarci dandoci appuntamento a domenica.

Il sindaco Alemanno a Roma ha vietato alla Fiom di fare un corteo: sabato scorso è stato offerto a lui, a Marchionne e a tanti altri un pretesto per tacitare il dissenso, per annullare la possibilità di dare voce al conflitto sociale che pure esiste ed è forte. In Val di Susa schierano un esercito che in una sola giornata costerà mezzo milione di euro per intimorire e dissuadere chi chiede meno tagli per la scuola, la sanità, i servizi e meno spese per grandi opere inutili.

Con la nostra protesta di domenica prossima pensiamo di dare una prospettiva alla nostra resistenza che altrimenti rischierebbe di ridursi a poco a poco a testimonianza: in tanti, a cominciare dal prefetto, ci hanno detto già altre volte di manifestare altrove. Oggi per noi “altrove” è Giaglione e Chiomonte, domani sarà da altre parti: a Torino a Strasburgo e chissà in quanti altri posti e con quali strumenti. Oggi non possiamo limitarci ad un’azione di testimonianza “altrove”. E abbiamo anche la presunzione di dare un sostegno e una speranza a chi, dopo sabato scorso a Roma, teme di aver perso le speranze.

Domenica prossima la Val di Susa sarà di nuovo protagonista, e lo sarà a modo suo, mettendoci la faccia: l’immagine della resistenza notav, quella che tanti in questi anni hanno conosciuto, ne uscirà intatta. E’ una promessa, un impegno del movimento notav. Chiunque vorrà partecipare sarà ben accolto: a patto ovviamente che ci porti rispetto e condivida le nostre scelte, altrimenti se ne stia a casa.

Abbiamo scritto che il nostro tentativo di dare un taglio alle reti sarà anche un tentativo di riaprire spiragli di democrazia, e siamo convinti che ci riusciremo. Ognuno di noi tornando a casa domenica sera potrà sentirsi orgoglioso di ciò che è stato fatto e di ciò che non è stato fatto, anche se si sarà fermato a Giaglione a intrattenere i bambini sognando un futuro diverso da quello difeso dal filo spinato nel “non cantiere” di Chiomonte.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *