"Non derubate i morti sul lavoro": una petizione contro i risarcimenti irrisori

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Sara Capolungo per l’Altracittà

È tornato a far sentire la sua voce Marco Bazzoni, l’operaio fiorentino e rappresentante per la sicurezza dei lavoratori che ha scomodato persino la Commissione Europea (vedi nostro articolo), ottenendo ragione, contro l’italianissima legge “salva-manager”.

È tornato alla carica contro un’altra ingiustizia italiana, quella dei risarcimenti irrisori ai familiari di chi, nel lavoro, perde la vita, lanciando una petizione ( http://firmiamo.it/non-derubate-i-morti) per modificarne la vecchia normativa.

Meno di 2mila euro è stata ad esempio la cifra riconosciuta ai genitori di Matteo, scomparso lo scorso marzo mentre montava il palco di Laura Pausini, a Reggio Calabria. Appena 400euro per chi, sicuramente più fortunato, nel lavoro ci lascia solo un piede.

Colpa della sorpassata legge sui risarcimenti, “Il Testo Unico Assicurazione Obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali”, datata 1965: un testo che necessita di essere aggiornato ai grandi cambiamenti sociali verificatesi nel nostro Paese, non riconoscendo infatti il diritto al risarcimento al convivente o ai genitori, non a carico, della vittima. Come nel caso di Matteo, in quanto i genitori non risultavano da lui mantenuti. “In quel caso- spiega Bazzoni- i genitori hanno avuto solo il cosiddetto contributo funerario, di 1936,80 euro, pagato dall’Inail a sua madre. Mentre nel caso di conviventi more uxorio, purtroppo, non viene ancora riconosciuto il diritto ad alcun risarcimento. Ed è per questo che ho deciso di proporre la petizione,- spiega Bazzoni- affinché il Testo Unico venga finalmente adeguato ad una società profondamente diversa dal 1965, aggiornando le tabelle che stabiliscono le rendite da corrispondere alle famiglie della vittime”.

Ma c’è di più: l’Inail, ente pubblico che garantisce un’assicurazione per tutti i lavoratori, pagata dall’imprenditore e dal lavoratore stesso tramite le trattenute in busta paga, dispone di un tesoretto di ben 17 miliardi di euro: “Per legge, un ente pubblico non può avere un avanzo di bilancio- precisa Bazzoni- il che significa che quei soldi finiscono nelle casse dello Stato. Attraverso la petizione chiedo inoltre che il tesoretto dell’Inail sia utilizzato per dare una vita dignitosa alle vittime sul lavoro e alle loro famiglie, oltre a migliorare la sicurezza sul luogo di lavoro, sempre drammaticamente insufficiente”. Obiettivo della petizione: 50mila firme. “Firmare non costa nulla, ma è un atto di civiltà”, conclude Bazzoni.

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