15 dicembre 2018

Non basta dirsi “green” per essere sostenibili

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di Maurizio Landini

Dalla prefazione del libro ” ha pervaso l’intera società. Nel sindacato non siamo soliti fare troppa filosofia ma dentro quel concetto di economia c’è sempre stato troppo poco dell’essere umano. Questo comporta, a nostro modo di vedere, poca considerazione per le condizioni di chi lavora e per i suoi diritti. Anche per questo è nato il sindacato. Nella storia abbiamo incontrato tante economie, da quella di guerra a quella finanziaria, ma tutte hanno costantemente rimosso la problematica legata all’essere umano che rimane troppo spesso solo un costo anche quando viene chiamato “risorsa”. Gli autori di questo libro propongono un focus su una tra le più recenti delle definizioni dell’economia, la “green”, quella “verde”.

L’uso della parola signori, già dal titolo, esprime un punto di vista critico e di questo c’è un gran bisogno. Signori è un termine antico, mai passato di moda nel suo significato, almeno per me che sono stato sempre dall’altra parte del tavolo, a cercare di tutelare e rappresentare gli interessi di chi lavora. Gli autori hanno voluto porre l’attenzione sul concetto di “green” separandolo dall’idea che il colore verde esprima automaticamente quello della natura, della compatibilità e della sostenibilità. Scopriamo che imprese multinazionali, perfettamente consapevoli di ciò che fanno, usano dipingersi di verde per guadagnare di più sfruttando al massimo uomini e donne e risorse del pianeta. Di più, l’ esercizio critico si avvale dei quattro elementi essenziali, vitali per l’esistenza di ogni essere vivente sul nostro pianeta: acqua, aria, terra, fuoco. Questa divisione dei capitoli non è solo affascinante ma permette di entrare direttamente a contatto con gli aspetti concreti dell’esistenza, del vivere e proprio per questo sempre più nascosti dalla società dell’informazione e dai suoi potenti strumenti.

E così l’acqua da pura, trasparente e per tutti diventa inquinata, torbida e costosa, e a volte a causa dell’essere umano miete vittime. In Italia abbiamo un triste primato. L’aria e una delle sue parti principali, l’ossigeno, non si vedono. Se ne percepisce l’esistenza quando manca o quando “puzza” troppo. Centinaia di anni di inquinamento dell’aria, a volte in modo sistematico e che ignora le leggi, la cui unica soluzione passa per delle multinazionali che ci fanno profitti. Fa un certo effetto. E la terra calpestata e rovinata da chi per profitto usa e abusa e fa cambiare leggi a livello internazionale a proprio unico vantaggio. E se il fuoco ricorda la forza dell’energia qui le pagine tristi della storia del nostro paese si moltiplicano e più accade più aumenta la nostra sudditanza energetica.

Ora non voglio affrontare tutte le problematiche esplicitate nelle pagine del libro. Lo fanno bene gli autori stimolando più di qualche riflessione. I capitoli scorrono con dovizia di particolari e spesso fanno arrabbiare perché sembra che non c’è mai limite ai soprusi che i potenti, i signori, possono fare sulla pelle degli esseri umani ma, in fondo, di tutti gli esseri viventi.

Voglio soffermarmi brevemente su come dai problemi seri e sempre più drammatici che avvolgono e interessano il nostro pianeta sembra se ne possa uscire solo se dentro le soluzioni proposte c’è un modo per farne soldi. E qui c’è posto per una domanda spesso considerata banale: quegli stessi elementi che comunemente consideriamo beni primari possono essere comprati o svenduti a piacimento di pochi? Possono essere sottratti, a volte con violenza, a intere popolazioni per compiacere finanza e liberismo? Questo è uno degli snodi. Come sindacato, abbiamo cominciato a ragionare su un possibile mondo diverso che si incentri su un nuovo modello di sviluppo. Una necessità dettata dall’esigenza di coniugare lavoro, salute e ambiente dentro e fuori i luoghi di produzione. Le note vicende della Fiat e dell’Ilva sono un esempio efficace di come non sia più rinviabile il rinnovamento del nostro sistema produttivo, da fondare su un nuovo modello di sviluppo e una mobilità ambientalmente sostenibili.

Quello che ci stiamo chiedendo è se l’innovazione invece di essere rivolta in via primaria alla ricerca di più profitto non debba essere riorientata verso la soluzione di quegli stessi problemi che lo sviluppo selvaggio ha prodotto. Una innovazione che sia per tutti gli esclusi. Non è questione solo dei metalmeccanici, quindi, riguarda gli abitanti del pianeta. Questo riaprirebbe anche la questione occupazionale. Pensiamo a quanto lavoro c’è da fare per aggiustare il mondo. Avere già in parte una risposta non è sufficiente, occorre anche un’analisi critica a più voci che affronti a fondo le questioni. Ma bisogna conoscere, occorre entrare nel merito delle questioni per comprendere cosa fare. Ecco il lavoro svolto in questo libro. Poi, è necessario trovare luoghi e tempi di discussione che si trasformino a breve in pratiche comuni. C’è bisogno di buone pratiche, c’è bisogno di un agire insieme.

Una lavoratrice, un lavoratore, ha delle capacità e sviluppa delle competenze nella sua vita lavorativa. È un essere umano che lavora. È impossibile per noi non fare riferimento a questo. Io, quando ero in fabbrica, facevo il saldatore. “Avere un mestiere” è sempre contato molto fino alla seconda metà del secolo scorso. Era un elemento che aiutava a trovare posto nella società. Diventava un aspetto importante della personalità. E il sapere della lavoratrice o del lavoratore, che derivava proprio dalla sua attività, aumentava il senso del sé e della propria dignità.

Oggi, e insisto su questo punto, viviamo un’epoca in cui il valore del lavoro è stato prima aggredito e poi condannato a cedere il passo a una modernità virtuale, in primis quella finanziaria, che ha significato per le lavoratrici e i lavoratori più sfruttamento e meno diritti, il tutto incentrato su ricatti sempre più grandi. Se poi, il modello è “green”, fa solo indignare di più. Ma nell’indignazione che emerge con forza da questo libro non c’è rassegnazione e le sue ultime pagine ci propongono il “quinto elemento” che non rappresenta una soluzione ma una serie di segnali attivi che provengono da territori sparsi in molti luoghi del pianeta.

Movimenti, associazioni, uomini e donne con idee e pratiche diverse che si adoperano per cambiare questo mondo e per dire ai signori che dominano il pianeta che la storia non è finita, non ancora. Si troveranno insieme a lottare? Io credo di sì. Gli autori del libro anche. Buona lettura.

0 Comments

  1. sos geotermia - monte amiata

    il sig.Landini ci dovrebbe anche spiegare perchè la geotermia inquinante che viene fatta sul monte Amiata da Enel GREEN (a proposito) Power viene difesa strenuamente anche dal suo sindacato e dal partito di riferimento della stessa cgil (il PD).

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