Noi, i barbari

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Un gruppo di amici riuniti al capezzale di un moribondo con leggiadra amarezza fanno un bilancio delle loro trasformazioni. Hanno amato intensamente la vita, sperimentando matrimonio, figli, amore libero, tradimenti e divorzi.
Oggi hanno ancora voglia di ridere, soprattutto di se stessi, malgrado figli rancorosi, svuotati da ogni incanto, concreti, sideralmente lontani. Il tempo dei figli si gioca sul denaro, sul potere d’acquisto, sulle cose: telefonini, computer, imbarcazioni, aerei, droghe, videogames…
Un affresco eccessivo e caricaturale, in cui il socialista voluttuoso viene aiutato a trapassare in modo dolce e indolore, da amici e parenti senza tabù, senza falsi misticismi.
Il senso della vita tuttavia non ne viene intaccato, e resta il più grande mistero: nessun paramento sacro, nessun simbolo religioso aiuta i protagonisti di questo film ad alleviare il crudo dolore della duplice perdita dell’utopia e della vita.

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