Noi ci siamo, ma voi ci siete? E dove siete?

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Gli ultimi anni hanno dimostrato che la sinistra critica è capace di esprimere contenuti forti: penso al Social Forum Europeo e alle tante reti territoriali; ai movimenti per la democrazia, per la pace, per un’economia di giustizia; al moltiplicarsi di forme di cittadinanza attiva e allo svilupparsi di nuove esperienze a sinistra. L’idea di modernità espressa dalla cosiddetta sinistra critica che agiamo e pratichiamo quotidianamente mette al centro i bisogni della persona ed è sostenibile sia sul piano ambientale che sociale. E’ costituita, nella gestione di una città o del Paese, di realizzazioni decise dal soggetto pubblico grazie a progettazioni partecipate, che rispondano ai problemi reali delle cittadine e dei cittadini. Penso ad un nuovo modello di mobilità sostenibile con la realizzazione di tramvie, di corsie preferenziali per autobus, di percorsi ciclabili ma anche alla creazione di nuovi spazi sociali che sottraggano alla speculazione dei poteri forti le aree dismesse delle città. Oppure lo sviluppo di progetti per alloggi con un affitto sostenibile per i giovani, gli anziani, i migranti e le categorie più deboli per arrivare ad efficaci programmi di solidarietà e di inclusione sociale che sappiano accogliere nelle nostre città le donne e gli uomini che sempre più numerosi raggiungono dal Sud del Mondo la Fortezza Europa. Anche la pratica e la promozione di un diverso stile di vita, più sobrio, è necessaria affinché la produzione dei rifiuti sia radicalmente ridotta fino ad arrivare ad una visione della cultura capace di fare ricerca e innovare e non solo di attrarre turisti.

Su questa diversa idea di modernità a Firenze si è saldata la coalizione – costituita da Unaltracittà/Unaltromondo, Rifondazione Comunista e Comitati Cittadini – che lo scorso giugno ha espresso la mia candidatura a sindaco ottenendo il 12,3% dei voti ed erodendo il consenso della sinistra riformista, ancorata ad una gestione moderata del neoliberismo. Il sindaco uscente Leonardo Domenici è stato eletto per la prima volta al ballottaggio a causa di un elettorato che ha premiato una sinistra critica che vuol portare questa idea di modernità nell’agenda di un centro-sinistra unito non solo per battere Berlusconi, ma anche per sconfiggere la diffusa cultura del berlusconismo. Una cultura sviluppista, fatta di grandi trasformazioni urbane gestite dai privati, con irrisori poteri di indirizzo e di controllo della pubblica amministrazione. Una trasformazione costituita da grandi opere che, in nome di un malinteso dinamismo economico, condanna gli abitanti delle città a stili di vita insostenibili.

Oggi qui al Convitto della Calza siamo in molti. Donne e uomini che negli ultimi anni sono stati protagonisti e hanno vissuto esperienze ricche di commistioni virtuose che costituiscono questa nuova sinistra: partiti, associazioni, movimenti, singole persone che non appartengono necessariamente ad un’organizzazione ma che si sono ritrovate insieme a partire da alcuni contenuti forti. Questa è stata l’esperienza che ci ha visti uniti insieme in grandi ed imponenti manifestazioni di piazza: a favore della pace, per denunciare la guerra permanente come il mezzo attraverso il quale il Nord del mondo consolida lo sfruttamento del Sud del Mondo; a favore dei diritti dei lavoratori, contro la legge 30 che fa della precarietà lo strumento principe per la gestione della forza lavoro; a favore di una mobilitazione permanente per i diritti dei migranti che permetta di superare i contenuti xenofobi della legge Bossi-Fini in nuce presenti anche nella Turco-Napolitano, basti ricordare l’istituzione dei centri di permanenza temporanea.

Su questi temi – sostenuti esplicitamente da quest’aerea della sinistra – abbiamo già avuto occasione di discutere e di lavorare insieme; tuttavia non ci siamo ritrovati solo nelle piazze, nei dibattiti o nei luoghi preposti all’azione politica. Sono accadute anche altre cose che hanno saputo tenere uniti soggetti diversi di questo settore della sinistra capaci di lavorare congiuntamente ad alcuni partiti politici. Si tratta di quella partecipazione dal basso che nasce da un bisogno di capire e di interagire su problemi specifici collegati a tematiche generiche quali potrebbero essere la ‘reinvenzione del pubblico’, l’opposizione ad una privatizzazione dei beni e dei servizi comuni, il nodo sulla democrazia di genere.

Vorrei soffermarmi su quest’ultimo aspetto. Dove sono infatti le donne? Il femminile è presente ovunque, nel mondo del lavoro, dell’associazionismo, della politica; eppure lo sbilanciamento, la non parità fra uomini e donne è un dato indiscutibile. Questo è un problema di antica tradizione, difficilissimo da risolvere, ma che si ha l’obbligo e il dovere di porlo come obbiettivo da raggiungere. Non è un problema delle donne, è un problema ben più ampio, un problema di democrazia, dunque, un problema che riguarda tutti noi.

La condivisione di questi ed altri contenuti ha permesso il definirsi di nuove forme di alleanze: il Forum per l’alternativa di governo, aggregazioni di altro tipo che si sono presentate alle elezioni amministrative dimostrando di essere capaci di misurarsi con il momento tipico della politica professionista. Cosa è accaduto nelle realtà locali? È successo che sono nate delle liste non legate ad alcun partito, che hanno accolto al loro interno persone prive di tessere partitiche, attirate dai contenuti espressi nei programmi da questa area della sinistra. Mi riferisco dunque ad esperienze reali, esistenti, concrete – poc’anzi ricordavo l’esperienza fiorentina – ed è lungi da me utilizzare vuoti trionfalismi, ma ritengo che se c’è una cultura di sinistra, è utile vedere dove, a livello territoriale, essa sia presente ed attiva, capace di creare partecipazione e di aggregare molteplici e varie componenti.

La realtà di Firenze, di Empoli, di Prato, testimoniano che questi diversi soggetti sono in grado di lavorare bene insieme. Se noi guardiamo il ‘basso’ della pratica politica, vediamo che i risultati ottenuti sono nient’affatto trascurabili e che i vertici della politica stanno recependo questi input. Noi ci siamo battuti affinché un tipo di cultura politica concentrata sul particolarismo venga sorpassato. Nelle liste che si sono formate nella società organizzata hanno visto crearsi alleanze con forze politiche dai programmi assai simili: innanzitutto con Rifondazione Comunista, ma anche con i Comunisti Italiani e in altri casi ancora si è avuta un’unica lista che ha visto insieme questi partiti e altri soggetti estranei ai partiti. Credo che vi sia in atto una sperimentazione positiva che opera per uno svecchiamento degli schemi politici incancreniti. A Firenze, al di là delle elezioni amministrative, è già emersa una rete della sinistra che racchiude sia i partiti che le associazioni, i movimenti, i singoli individui. È una realtà che sta iniziando ora a crescere e vediamo cosa sarà capace di offrire. Il bisogno, l’esigenza di creare una rete che metta insieme soggetti che hanno uno sguardo simile sul mondo, è pulsante e viva.

All’interno di quest’ampia cornice, di questa grande alleanza che vuole combattere non solo Berlusconi ma anche la cultura e la mentalità berlusconiana, è necessario che si formuli una proposta pensata e formulata da questa collettività attiva che possa offrire una valida alternativa ad un programma esclusivamente scritto dal Rutelli di turno. Se noi crediamo che questa parte della sinistra abbia delle idee, abbia vitalità e la possibilità di lavorare unitamente, dobbiamo far sentire questa voce. Mi auguro vivamente che da questa, dall’iniziativa del 15 gennaio a cui stiamo lavorando in questi giorni, ma anche da altre simili iniziative parta una sorta di appello ai partiti e ai loro vertici. E a loro mi rivolgo, in ultimo, chiedendo: noi ci siamo, ma voi ci siete? E dove siete?

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