No ad un Hub della guerra a Pisa. Intervista a Manlio Dinucci

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Ciccio Auletta da Pisanotizie

L’intervista a Manlio Dinucci, saggista ed esperto di questioni militari, dopo l’annuncio della 46° Aerobrigata per la trasformazione dell’aeroporto Dall’Oro in un Hub nazionale, e la realizzazione di una struttura ricettiva per 30.000 soldati. “La città deve riflettere su quanto sta avvenendo e far sentire la propria voce con forza”.

Pisa come Vicenza, anzi molto peggio. E’ questo il quadro che si delinea dopo l’annuncio degli scorsi giorni da parte dei vertici della 46° AeroBrigata, che a partire dal prossimo anno inizieranno nella nostra città i lavori per trasformare l’aeroporto militare Dall’Oro “nel punto di riferimento per tutte le forze armate che avranno bisogno di spostarsi per via aerea per le missioni nei teatri internazionali. Durante i lavori di ampliamento dello scalo, realizzeremo anche una struttura ricettiva che potrà ricevere circa 30 mila uomini perfettamente equipaggiati, per un arco di tempo di almeno un mese”.

In altre parole l’aeroporto militare di Pisa diventerà, come ha spiegato il maggiore Mattia, “l’unico posto per le forze armate italiane da cui si partirà per le diverse missioni internazionali e rispecchierà in tutto e per tutto i grandi Hub civili con servizi di check-in e check-out, polizia doganale, ma anche movimentazione bagagli e altri servizi di terra che potranno essere gestiti da ditte civili”.

Un progetto che farà quindi della nostra città una vera e propria portaerei ad uso italiano e non solo, visto il tipo di strutture ricettive che si intendono realizzare, come spiega Manlio Dinucci, saggista ed esperto di questioni militari, da noi contattato per un primo commento su questo progetto.

“Si tratta – afferma Dinucci – di una notizia di enorme rilievo per la città. Qualcuno sta iniziando sin da subito a presentare questo progetto come un’occasione e una ricchezza, io sono convinto esattamente del contrario. Certamente la realizzazione di una struttura in grado di ospitare decine di migliaia soldati, magari con i familiari, al seguito, porterà dei vantaggi a certi settori economici. Ma non certamente alla cittadinanza”.

“Pisa – sottolinea il saggista – è una città che ha poco meno di 90.000 residenti, e si pensa di portarvi 30.000 soldati, è evidente che si tratta di un progetto che stravolge la vocazione turistica del nostro territorio: intendendo per turismo le persone in pantaloncini corti e canna da pesca e non in mimetica con un mitragliatore in mano. A ciò si aggiunge che l’impatto ambientale di una simile opera sarà pesantissimo, considerato che già oggi la presenza dell’aeroporto è al di sopra della soglia di sostenibilità”.

Dinucci riporta così alcuni dati per sostanziare queste affermazioni: “La 46° Aerobrigata effettua oggi circa 10.000 voli all’anno; se verrà realizzato questo Hub nazionale, la cifra crescerà in maniera esponenziale. Senza contare i voli che partono da Camp Darby il cui numero è segreto, e i circa 40.000 voli civili che partono dal Galilei, che tengo a sottolineare come sia un aeroporto a chiara gestione militare”.

Ma non si tratta solo di una questione ambientale, il problema riguarda proprio la funzione stessa di questa struttura: “Occorre chiamare le cose con il loro nome. L’Hub è una vera e propria città militare che occuperà nuovi spazi importanti del nostro territorio e per la cui costruzione è probabile la demolizione di edifici ad uso civile. Siamo di fronte ad un progetto di militarizzazione del territorio senza precedenti che supera ampiamente quello di Vicenza, che ha suscitato la ferma opposizione di una città intera. In quel caso si parla di due-tre mila uomini, in questo di dieci volte tanto”.

“Si tratta – tiene a sottolineare Dinucci – quindi, di una gigantesca opera militare che avrà dei costi elevatissimi che saranno pagati con il denaro pubblico, mentre in tutto il paese, e anche a Pisa, si taglia sulla scuola, l’università, la sanità e più in generale su tutti i servizi. Un altro ingente investimento che viene dato alla “risorsa” guerra, dietro il paravento delle missioni umanitarie”.

Da qui la richiesta da parte del noto saggista di un chiarimento ed una chiara presa di posizione da parte del Comune di Pisa dopo questo annuncio da parte dei vertici militati della 46° Aerobrigata: “L’amministrazione comunale non può sottrarsi dall’affrontare la questione, visto che si tratta di un progetto che inciderà sulla città nel suo complesso. Il Comune sapeva? E se sapeva come si è espresso al riguardo, o in caso contrario quale giudizio dà? Se stiamo alle recenti dichiarazioni del sindaco Marco Filippeschi c’è poco da aspettarsi, visto che proprio di recente lo stesso primo cittadino ha contattato il comando di Camp Darby per una collaborazione per l’ampliamento del canale dei Navicelli: un’opera assolutamente funzionale alla base americana per il trasporto delle armi”.

Ma ciò su cui Dinucci si sofferma e pone l’attenzione sono però i numeri di questo progetto per rendere evidente come sia un progetto che va ben al di là delle “esigenze” delle nostre forze armate: “E’ una struttura pensata per mobilitare fino a 30.000 uomini in tempi molto ristretti. Se consideriamo che si tratta di un numero pari a tre volte quello dei soldati italiani oggi impegnati all’estero, si capisce facilmente come non si tratti di un Hub solo nazionale, ma di una struttura che verrà utilizzata in primo luogo dagli Stati Uniti o altri paesi della Nato”.

“La città – continua l’esperto di questioni militari – deve riflettere su quanto sta avvenendo e far sentire la propria voce con forza, tanto più che la cittadinanza è stata esclusa da qualsiasi forma di consultazione su questo progetto. Occorre dire a chiare lettere che Pisa non vuole un Hub della guerra e occorre chiedere a chi rappresenta la nostra città a livello comunale e provinciale una presa di posizione in questa direzione”.

Pisa come Vicenza, quindi, anche nella capacità di opporsi a questa città della guerra che si intende realizzare nel nostro territorio.

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