26 settembre 2018

Nessuna speranza per Dragos? Mercedes Frias scrive all'assessora Saccardi

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Assessora Saccardi,

ieri sera avevo predisposto il messaggio di sotto e l’allegato.
Questa mattina, sono arrivati i vigili urbani e hanno tolto anche le coperte ai dieci rom che dormivano sotto il ponte Rosso.

Dragos avrebbe trovato un lavoretto. Si tratta di un lavoro molto precario: portare la pizza a domicilio. Per quanto precario, quel lavoro per lui sarebbe un salto di qualità di grande valore. Per poter svolgere quel lavoretto, lui ha bisogno di un motorino; c’è già chi è disposto a dare una mano per l’eventuale acquisto di un motorino usato. Dragos però non ha il patentino, e non può avere il patentino perché non ha residenza, ma come può avere la residenza uno che dorme sotto un ponte? Allora per Dragos, per i suoi genitori, per la sua giovane moglie e per tutte e tutti gli altri sgomberati dall’ Osmannoro, l’unica via alla sopravvivenza deve essere per forza l’elemosina, oppure qualcos’altro ?

Come Dragos, ci sono altri ragazzi poco più che ventenni (Vasilis, Roberto, Seconda) che lottano con convinzione per sfuggire al destino dei propri genitori, ma con tutta l’indifferenza che c’è intorno a loro temo che non potranno farcela.

Mi rivolgo a Lei assessora, come titolare delle competenze del “benessere sociale” del territorio fiorentino. A Lei che, per quanto mi è stato riferito, “di questi rom dell’Osmannoro non vuole sentir parlare” perché rei, a dire del Suo entourage, di aver compiuto imperdonabili misfatti.

La verità, signora assessora, è che è stata l’indifferenza istituzionale a renderli estremamente vulnerabili, costringendoli a seguire chi, con le più svariate modalità e spinte ideologiche, offriva comunque loro una via di uscita per avere un tetto fra le loro teste e le stelle. L’indifferenza di chi possiede gli strumenti per dare risposte ha mortificato la loro capacità di discernere, spingendoli a inseguire chi indicava loro vie non edificanti per loro stessi. E anche per per questo oggi devono pagare.

Ho sentito le molte argomentazioni sulla loro indegnità ad essere riconosciuti come esseri umani. Rispondere trincerandosi dietro la loro “difettosità” fa sentire più a posto con la propria coscienza tutti coloro che per il proprio ruolo sono chiamati a produrre soluzioni. E l’indifferenza diventa granitica. Come si può definire “pregiudicato” un essere umano che si becca una denuncia per “occupazione di proprietà privata” perché cerca riparo in una discarica di inerti, in piena promiscuità con i topi ?

Troppi equivoci a far da alibi. Troppe leggende metropolitane intorno a questo manipolo di rifiutati. Forse può essere utile un po’ di cronaca (che allego), dalla mia angolatura, naturalmente.

Mi/Le chiedo quale idea di giustizia, quale nozione di buona amministrazione, quale riferimento etico sottenda tanta mortificazione della dignità della persona?

Saluti,

Mercedes Frias

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