Nessuna soluzione per il Forte Belvedere. Il piano sicurezza è un’utopia

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di Gigi Paoli

«Approssimativi e superficiali». In buona sostanza, «non hanno ancora preso in carico il concetto della sicurezza». Gli inquirenti ci vanno giù duri con il Comune, che da mesi non riesce a trovare una via d’uscita per sbloccare la situazione del Forte Belvedere, sequestrato dalla procura della Repubblica nell’ormai lontano luglio del 2008, all’indomani del tragico incidente in cui perse la vita, precipitando in un bastione, la 37enne Veronica Locatelli.

Da allora a oggi, niente il Comune ha cercato di fare di definitivo per mettere in sicurezza il Forte e sbloccare la situazione. Quanto accaduto nelle ultime settimane ha del paradossale. Dagli uffici di Palazzo Vecchio alla procura è infatti arrivata una proposta in base alla quale, secondo il Comune, la sicurezza sui bastioni del Forte avrebbe potuto essere garantita collocando delle banali fioriere di plastica attorno agli strapiombi. In procura sono rimasti allibiti, così come allibita è rimasta la Soprintendenza, che ovviamente ha risposto qualcosa del tipo «non ci pensate neanche».

Tempo dopo, sempre dal Comune verso la procura, è partito un altro carteggio in cui si parlava della posizione della Soprintendenza. Detto questo, senza presentare un benché minimo studio di fattibilità, s’iniziava a parlare di una sorta di griglie verticali (esteticamente obbrobriose oltreché senza alcuna certificazione di sicurezza) sul perimetro dei bastioni e che avrebbero potuto avere l’ok della Soprintendenza solo in via provvisoria, cioè per un anno. Una situazione grottesca se si pensa che sono ormai passati quasi due anni dalla tragedia di Veronica e che il Forte, da allora, è sequestrato proprio perché la sicurezza non è garantita. E’ così difficile presentare uno studio —, magari affidato a un esperto del settore — che offra garanzie definitive ai visitatori del Forte? A quanto pare sì, se al momento il dissequestro pare una cosa remota.

Meno remota, invece, appare la richiesta di rinvio a giudizio per i sei indagati dal pm Concetta Gintoli per l’incidente in cui morì Veronica Locatelli. La procura chiederà il processo, avanzando l’accusa di omicidio colposo, per tutti: oltre all’ex sindaco Leonardo Domenici, chiamato in causa per il suo ruolo istituzionale, ci sono Massimo Gherpelli, ex responsabile della direzione cultura di Palazzo Vecchio, Ulderico Frusi, il perito industriale autore del piano di sicurezza per la mostra di Lachapelle al Forte, e Susanna Bianchi, Daniele Gardenti e Monica Zanchi, rispettivamente presidente e dipendenti della cooperativa Archeologia che aveva in gestione la struttura.

Fonte La Nazione

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