Nero Cina

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Neanche la capitale della cultura si salva dall’illegalità. E lo ha dimostrato ancora la Carovana Nazionale Antimafia, che è riuscita a far uscire a giocare per strada i bambini cinesi che lavorano a nero nei laboratori di pelletteria all’Osmannoro. Per un pomeriggio almeno, i bambini sono stati tolti dallo sfruttamento al quale sono quotidianamente sottoposti, facendoli giocare per due ore. L’iniziativa è stata preceduta da una visita ai laboratori, dove i minorenni cinesi lavorano duramente ed in carenti condizioni igieniche, in totale disprezzo della legge 626 sulla sicurezza sul luogo di lavoro. Dopo qualche momento iniziale di tensione – gli adulti, alla vista dei mezzi della carovana e degli agenti delle forze dell’ordine, hanno fatto scappare i bambini – lo spirito del divertimento ha preso il sopravvento.
Nonostante l’entusiasmo per le attività, i bambini hanno però mostrato quasi un’incapacità di giocare: i turni asfissianti a cui sono sottoposti compromettono l’essenza stessa della loro infanzia. Lavorano tutti i giorni, rimanendo sempre davanti al bancone a confezionare borse che saranno rivendute nei vari mercati con un prezzo da 1,5 a 2,5 euro. E nel poco tempo che rimane dovrebbe entrarci anche la scuola. I carovanieri di Libera hanno avuto il forte sospetto che alcuni bambini non la frequentino proprio, mentre altri, affaticati dal lavoro, incontrano grosse difficoltà a giocare e quindi a socializzare.
Il “blitz” di Libera non vuole concludersi qui: l’intento è quello di costruire un percorso condiviso con chi governa il territorio. È necessario tenere un rapporto aperto con la comunità cinese e italiana, ma non solo. Vanno riconosciute anche le colpe di chi affitta i magazzini, di chi appalta le commesse, di chi commercializza i prodotti e di chi non controlla e non verifica la sicurezza del lavoro. Non bisogna dimenticare, però, che fenomeni del genere sono conosciuti sia dai cittadini che dalle forze dell’ordine, ma che vengono alla luce raramente, quando c’è qualche interesse particolare in gioco.

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