Nel guscio della Chiocciola chiusi, immobili e protetti

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Nella più completa discrezione, è stato attivato oltre due mesi fa un Centro residenziale per anziani presso il complesso sanitario delle Piagge in Via dell’Osteria. Nessuna inaugurazione ufficiale ha segnalato la sua apertura lo scorso 2 aprile, quando i primi ospiti sono cominciati ad arrivare, in larga parte trasferiti dalla struttura ormai chiusa di Borgognissanti. Attualmente l’istituto è al completo: vi risiedono 60 anziani non autosufficienti, quasi tutti con evidenti difficoltà psico-motorie e/o forme di demenza, alcuni dei quali totalmente infermi.
Per adesso, in attesa dell’insegna, un cartello anonimo sul portone avverte “Residenza per anziani. Ingresso principale”; il nome, “La Chiocciola”, non compare ancora sul campanello ma si adatta bene ad una struttura così riparata dai contatti con l’esterno. La residenza, al primo piano, non ha alcun accesso diretto a giardini o cortili; l’unica possibilità di stare all’aria aperta si riduce allo spazio tra le colonne del buio sotto-palazzo. Proprio nel momento in cui arriviamo, un educatore è indaffarato in manovre “a turno” per trasportare in ascensore due signore in carrozzina dal primo piano alla panchina subito accanto al portone. Saliamo a piedi. Per impedire la discesa senza controllo degli ospiti, la rampa di scale che conduce all’entrata è letteralmente sbarrata con una porta che somiglia proprio tanto a quelle delle celle nelle carceri (sebbene non chiusa a chiave)… l’intento è quello della protezione ma l’effetto è davvero poco piacevole!
Ai due lati dello spazio per il portierato si aprono due corridoi angoscianti di cui non si vede la fine, anche per l’andamento semicircolare dell’edificio. Lungo di essi, le camere doppie per gli ospiti, spoglie, disposte e arredate a perfetta somiglianza di un ospedale. Una rapida occhiata all’interno basta per notare dei dettagli architettonici non proprio adatti a stanze abitate da persone in carrozzina: l’accesso alla terrazza è ostacolato da un piccolissimo scalino; la porta del bagno si apre scomodamente in direzione della camera, ostruendo il passaggio se lasciata aperta.
Oltre alla mensa, pochi gli spazi comuni disposti lungo ciascuno dei corridoi: a metà percorso una sorta di slargo; in fondo una “palestra”, con alcuni attrezzi per la fisioterapia e una piccola stanza “polivalente” con tavoli e TV, da utilizzarsi anche in occasione della messa. Ogni ala termina con una terrazza il cui accesso è però normalmente impedito attraverso l’inserimento dell’allarme che segnala la forzatura del maniglione antipanico. Un’operatrice ci fa notare che la scarsità di personale, per quanto nei limiti imposti dalla legge, rende difficile il controllo costante, costringendo ad impedire tutte le vie di uscita, oltre che a limitare la conduzione di attività ricreative e di socializzazione.
È in corso una partita di tombola in uno degli slarghi. Una signora anziana elegantemente vestita e composta chiede una sigaretta ad una delle infermiere che, forse sospinta dalla presenza di un prete, le risponde con un tono di blando rimprovero “Ma non sai che fumare è peccato?”. In effetti, pochi istanti nella “area fumatori” della struttura ci svelano che il vizio della sigaretta può risultare molto pericoloso non solo per l’anima degli anziani ospitati ma anche e soprattutto per il loro corpo! È consentito fumare soltanto nel passaggio che collega un settore all’altro dell’edificio: un tunnel interamente rivestito di una copertura di plexiglas dove, nonostante le finestre aperte, la temperatura raggiunge un livello insopportabile soprattutto in estate e l’aria si fa rapidamente irrespirabile!
Usciamo da questa breve visita con un forte senso di abbandono e di tristezza, rincuorati solo dal pensiero che la struttura è di recente apertura e forse non ancora a pieno regime.
Scendendo incrociamo di nuovo l’educatore che si appresta a riportare dentro le anziane signore. Per oggi basta aria, domani è un altro giorno.

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