Natale al freddo per Cintoia bassa, senz'acqua a due passi dalla sorgente

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di Alessandro Zanelli

Senz’acqua né riscaldamento dal 24 novembre. La signora Ida Giari, residente a Cintoia Bassa, tra Strada e Greve in Chianti, sarà costretta a passare un Natale al gelo, con l’impianto di riscaldamento a secco, senza neanche il bue e l’asinello per un po’ di conforto… Ida è solo la prima delle 18 famiglie residenti tra Strada e la località La Panca, cui il “signorotto” locale, Francesco Calamai, ex proprietario di tutta la valle e tuttora detentore della concessione per lo sfruttamento della sorgente naturale della mitica acqua Cintoia (quella che inventò i “cartoni” d’acqua, che rifornivano anche gli ospedali), ha intimato – con un preavviso di un mese – di firmare un contratto capestro redatto unilateralmente, pena il taglio totale dell’acqua.

I malcapitati inquilini della valle hanno fatto un esposto presso la procura di Firenze contro le clausole vessatorie del contratto e per chiedere la proroga della fornitura dell’acqua fino a quando Publiacqua non si sia pronunciata sulla possibilità di allacciamento alla rete pubblica. Purtroppo pare proprio che il sistema “feudale” di gestione dei beni essenziali per i cittadini-sudditi, nel prospero e ricco Chianti fiorentino abbia ancora più forza di ogni dichiarazione nazionale, internazionale ed universale sui diritti fondamentali ed inalienabili dell’uomo.

“Non è una questione di soldi”, dice Silva, una vicina della signora Ida che, a sua volta, rimarrà senz’acqua dai primi di gennaio, “anche se effettivamente la cifra richiesta è sicuramente più esosa delle tariffe di Publiacqua. Il vero problema è il contratto che ci vuole imporre il sig. Calamai… Io non voglio vivere con l’incubo che, da un mese ad un altro, mi venga tolta l’acqua perché così ha voluto il proprietario”. Il signor Calamai, interpellato sulla vicenda, si dichiara “non interessato a rispondere”.

Quale la soluzione, allora? “Abbiamo scoperto che a Radda la situazione era analoga alla nostra”, continua Silva, “e lì la famiglia che ha da sempre la gestione della sorgente – la famiglia Ruscelli (!) – ha raggiunto un accordo col comune che fa da garante per la continuità dell’erogazione del servizio e per le condizioni contrattuali tra le parti. Credo che anche da noi sia l’unica strada percorribile, visto che di Publiacqua non c’è più da fidarsi, dopo che nel 2005 ci aveva promesso che ci avrebbe allacciati alla rete, cosa che non è mai avvenuta”.

La situazione di queste persone che rimangono senz’acqua pur abitando accanto ad una delle sorgenti più ricche di tutta la Toscana – già paradossale di per sé – sfiora il grottesco se si considera che la rete idrica di Publiacqua arriva già a Cintoia bassa, a pochi metri di distanza dalle abitazioni rimaste escluse dal servizio, ma l’azienda pubblica ha dichiarato a più riprese che la tubazione in oggetto non reggerebbe allacci di nuovi utenti.

C’è da sperare (o da sognare?) che il gestore del servizio idrico, ancora formalmente a maggioranza pubblica, riesca ad adempiere ai propri scopi e giungere ad una soluzione favorevole per questi cittadini “negletti”, considerato anche che, con il processo di privatizzazione varato di recente dal governo Berlusconi, i criteri per i nuovi investimenti seguiranno, con ogni probabilità, altre logiche rispetto a quella della universalità del servizio.

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