15 novembre 2018

Nairobi, frammenti di libertà

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Nelle chiese a volte ci si imbatte, purtroppo, in realtà che non sanno dare spazio né a Dio né agli uomini. Ma accanto a questi ci sono tante dimore, luoghi di fede e di incontro tra gli uomini e le donne, in cui è possibile ascoltare la narrazione di una speranza per tutti, in cui é percepibile cosa sia l’amore.
Questi luoghi sono per me una autentica grazia: Casa Vida 1 e 2, il viadotto di San Martino, Casa Bakhita a San Paolo (Brasile), Korogocho qui in Kenya ecc…
Luoghi discreti, pieni di vita e di confusione ma silenziosi, impregnati della sapienza che si esprime negli incontri, nei confronti tra donne e uomini sulle tracce di una vita che cerca e dà amore, in cerca del senso profondo dell’incontro.
Queste realtà sono il luogo dello Spirito dove la confusione é silenzio, dove ci si spoglia per ritornare alla nuda semplicità e poter ascoltare, meditare, incontrare la vita, pregare.
Queste realtà ti formano, ti fanno acquisire un occhio contemplativo sulle cose, sugli eventi, sulle donne e sugli uomini. Sono un appello, un invito, un richiamo a quella comunione che supera la nostra capacità di comunicazione, fino a prenderci completamente.
Il mio é un tempo di agitazione e di fatica; mi stancano soprattutto le contorsioni del mio cervello, l’incapacità di darmi pace e vivere in pienezza ogni istante.
Il motivo di fondo é che sono attratto dall’occasione più che dal permanente, dall’essere sospinto più che dalla motivazione. E così il tempo di oggi si riempie di un presenzialismo che spesso mi impedisce il vero incontro con l’altro, di un attivismo che non mi porta a fermarmi e a guardarmi dentro, di una esteriorità che non mi permette di essere trasparente.
Oggi sento che non mi basta più leggere un libro, pregare ma che come in ogni tempo di crisi, solo il vivere intensamente ogni giorno, mi può aiutare.
Ogni giorno cammino, ogni giorno leggo cose interessanti, ogni giorno mi alzo presto, ogni sera raduno dentro di me le fatiche e i frutti della giornata; sento sempre più che se non organizzo il tempo; la mia vita, la mia mente, il mio corpo e la mia anima restano divisi.
A sera sento la necessità di fermarmi per poter prendere e custodire il chicco buono raccolto durante il giorno e la pula lasciarla al vento.
Sento la necessità di fermarmi per evitare di accumulare, di risolvere i miei conflitti. E’ sciogliendo i nodi che ho dentro che riesco ad aiutarmi e a sentirne la pace.
Il fermarsi riordina il giorno, lo solleva dalle sue fatiche. La sosta mi fa capire che l’uomo di oggi non è più cattivo o più lontano da Dio: é solo più stanco, molto stanco.
‘Venite, voi tutti affaticati e oppressi’, ‘venite in disparte e riposatevi un po’ ci esorta Gesù.
Pregare è spesso un divenire un luogo dove possano riposare Dio ed io. Servono poche e semplici parole, è come chinare la testa su chi si ama.
Pregare per me è anche una lotta con Dio. Mi è sempre piaciuta la figura di Giacobbe, l’uomo astuto, che se avesse potuto, avrebbe imbrogliato anche Dio, come aveva fatto con suo fratello Esau.
Riconciliarmi prevede anche lottare con Dio, una lotta nell’oscurità che deve farmi perdere la furbizia, l’astuzia, il mio saper fare, il mio giocare con gli altri. Se lotterò realmente, zoppicherò e rallentando il passo incontrerò di nuovo mio fratello.
A volte mi sento Giobbe, che scopre la sua nudità, e nudo si difende e combatte con Dio. A volte mi sento Pietro, sono come lui dopo ogni canto del gallo, quando le lacrime di averlo negato, mi ripuliscono gli occhi e mi fanno dire ti amo.
Non ho mai cercato modi né tecniche per pregare. Sono stati gli incontri, le delusioni, le sofferenze, le malatie, le gioie e le emozioni a pormi davanti a Lui.
Sento che prego più con la vita che con le parole. E’ per questo che la preghiera non si insegna, si vive, è cosa naturale, un istinto, un camminare con lo sguardo, con i sorrisi o con i sospiri..
La preghiera si evolve, si approfondisce, si esalta, si stanca, si umilia, cresce con noi. Sento che ogni istante della vita ha la sua preghiera.
La preghiera mi permette di venire in aiuto alla mia sofferenza, è spesso un gemito che serve a risvegliare il cuore.
Dalla preghiera nasce la lotta, l’ascolto del silenzio, spezza le catene della vita, fa brillare la luce, dà forza quando siamo stanchi e delusi, ma principalmente crea spazio all’altro dentro di noi.

Antonio Vermigli

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