Mutuo soccorso fiorentino. Il Manifesto sostiene la Campagna Un euro da chi ce l'ha.

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di Pierluigi Sullo per il Manifesto

Quel che si vede sempre meno, tra televisioni e giornali e urlacci della politica (guardare una trasmissione come «Ballarò» equivale a un forte mal di testa), è quanto le persone, le famiglie, si stiano sempre più impoverendo, i redditi stiano dimagrendo, i lavori scomparendo. Prendiamo Firenze, di certo non la città più povera in Italia. «Secondo i dati Istat rielaborati nel 2009 dall’Osservatorio della Società della Salute – scrive Alessandro Santoro, prete delle Piagge – gli abitanti di Firenze sono 365 mila: di essi circa 10 mila vivono in una situazione di povertà relativa, mentre 5 mila versano in condizioni di povertà assoluta».

Perciò succede, come ciascuno può notare quando si ferma a un semaforo o parcheggia, che puntualmente qualcuno chieda l’elemosina o cerchi di vendere un pacchetto di fazzoletti di carta, proprio ciò che i sindaci – ridotti al ruolo di «sceriffo» dal progressivo furto delle loro sostanziali attribuzioni, come l’acquedotto e i servizi pubblici in generale – intendono combattere con ordinanze, divieti, multe. Ma a parte il fatto che a compiere il crimine di «accattonaggio», oltre a «zingari» e migranti, sono sempre più spesso poveri autenticamente nazionali, quel che non ci si chiede mai è come mai nessuno si prenda cura o offra qualche opportunità a queste persone precipitate oltre l’orlo della povertà. O meglio: c’è sì chi se ne prende cura. La Caritas, ad esempio, e molto altro associazionismo privato, e meno male. Ma il «pubblico»?

Scrive sempre don Alessandro: «A nessuna persona in difficoltà può essere imposto un contributo economico per essere accolta in un posto caldo dove passare la notte, obbligandola di fatto, per raccogliere il denaro necessario, a compiere atti stigmatizzati dall’istituzione, come l’accattonaggio o il lavoro nero».

Ecco come il cerchio si chiude: l’avarissima solidarietà sociale delle istituzioni crea essa stessa i fenomeni che gli assessori fiorentini come quel tale Cioni che a suo tempo letteralmente creò una categoria di disturbatori della quiete pubblica, i «lavavetri», si ingegnano di reprimere. E in generale la situazione si va aggravando, causa crisi. I tagli tremontiani non colpiscono solo l’università o la cultura: a Napoli, tanto per fare un esempio, Regione e comune letteralmente non pagano i debiti, spesso pluriennali, che hanno contratto con il sistema della cooperazione sociale, senza la quale la disgregazione della società napoletana sarebbe assai più grave di quanto già non sia. Cooperative che impiegano migliaia di operatori (e stiamo parlando di quelle non sfruttano il lavoro) sono allo stremo, ciò che crea un circolo vizioso: povertà e disoccupazione si sommano a povertà e disoccupazione.

Naturalmente, per fronteggiare questa emergenza – questa lo è per davvero – ci sono i modi classici: rivendicare che le istituzioni pubbliche facciano il loro dovere; organizzare autonomamente reti di solidarietà sociali che cerchino a loro volta di ottenere risorse dalle casse pubbliche. Ora però la comunità delle Piagge, quella appunto di Alessandro Santoro – rimosso a suo tempo dal vescovo e poi rimesso al suo posto grazie a una insurrezione cittadina – propone in un appello (http://bit.ly/uneuro) un’altra possibilità. «Proponiamo – scrive Alessandro – che l’amministrazione comunale sostenga una campagna affinché ogni cittadino/a residente a Firenze e che abbia un reddito superiore ai 1.000 euro netti mensili (ovvero la soglia di povertà relativa) possa versare un euro al mese per la costituzione di un ‘Fondo di emancipazione sociale’». Il Fondo potrebbe «produrre opportunità di lavoro per le persone che sono costrette a vivere sulla strada a causa di gravi vicende personali, dei tagli del governo sulla spesa sociale, per l’inadeguatezza dei servizi pubblici».

Insomma, un «mutuo soccorso» cittadino, un inizio di nuovo welfare comunitario. Che non è affatto una utopia: alle Piagge, quartiere tra i più poveri della città, da anni esiste un fondo per il microcredito, nutrito di contributi anche minimi, che ha gestito fin qui 150 mila euro e ha permesso a cento famiglie di non perdere la casa e non ricorrere agli usurai. In attesa che il sindaco «rottamatore» Renzi dia un segnale, chi vuole può contribuire con donazioni nel conto corrente della comunità delle Piagge: IBAN: IT10 R076 0102 8000 0002 4725 509. Causale «Fondo di emancipazione sociale».

0 Comments

  1. Angela Mori

    Sarebbe opportuno che specificaste per esteso qual’ è il n. di c/c, il nome della banca e in che via si trova, poichè, indicando solo il codice iban si preclude alle persone che non hanno un c/c di poter fare un versamento diretto alla filiale dove avete il conto (dato che, a meno che uno non sia un bancario, risulta molto difficile evincere il nome della banca da quella sfilza di numeri che è il codice iban).
    Angela

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