Musica per gli invisibili

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In carcere si continua a morire e si sta sempre peggio. Il 13 maggio scorso, davanti ai cancelli di Sollicciano, è stata organizzata una giornata di mobilitazione per denunciare questo sistema carcerario sempre più ingiusto e disumano. Sollicciano esplode: aumentano i detenuti, gli episodi di violenza, i pestaggi, le ritorsioni, le morti sospette. Dentro Sollicciano si sta male. Un solo dato che vogliamo riportare e che rende abbastanza l’idea di tutto questo: il costo giornaliero del vitto a Sollicciano è oggi di miseri Euro 1,58! E manca sempre tutto: dalle saponette all’assistenza sanitaria. Abbondano, invece, gli psicofarmaci sistematicamente a disposizione per sedare corpi e menti. E allora noi questo sabato 13 maggio siamo li, insieme e in tanti per ricordare questo alla città, per non dimenticare ma, soprattutto, per farci sentire da chi sta dentro il carcere. Voci, cori, canti e musica sparata a tutto volume! Tantissimi i gruppi che si alternano sul palco allestito per l’ occasione: dai Fiati Sprecati ai Terra Terra per continuare con i Cayo Rosso, i Malasuerte Fi-Sud, Quarto Podere, KinderGarten, e ancora Martinicca Boisson, Neglizi & Mr Tuca, In-Fame, YounGang e Gigujwassa! All’inizio del pomeriggio tutti i presenti sfilano in un corteo dal tragitto brevissimo, ma molto animato: in testa camminano i Terra Terra e i Fiati Sprecati che intonano insieme canti di lotta come ‘La lega’ o ‘Bandiera rossa’, seguiti da tutti i partecipanti. Le forze dell’ordine seguono la scena a distanza, ma in modo vigile e sono pronte ad intervenire. Non ce ne sarà bisogno, l’atmosfera prevalente è quella di solidarietà, nel gruppo ci sono famiglie sorridenti e nessuno cerca di attuare provocazioni. Il corteo si ferma a 20 metri dall’enorme cancello blu dell’ingresso, dall’altra parte del quale ci osservano un po’incuriositi i dipendenti penitenziari. I canti continuano, ma solo alcuni bambini vanno avanti e si girano per capire perché gli adulti non li seguano. “E’ chiuso!” dice il bimbo avvicinandosi al cancello del carcere. Certo, piccolo; è chiuso perché loro stanno dentro e noi fuori. Ma ‘loro’ sono sempre gli stessi: immigrati, tossicodipendenti, persone con problemi di salute mentale, prostitute, transessuali. Persone di cui dimentichiamo l’esistenza, private della libertà come di ogni altro diritto umano. Ma, stavolta, dentro ci sono anche tre nostre conoscenze: Lorenzo, Elisabetta e Cecilia ‘sono dentro’ insieme al gruppo che lavora con i detenuti per la raccolta delle storie personali. Ma la musica non li raggiunge; sono dall’altra parte rispetto all’ingresso principale. “Da dentro” dice Lorenzo “rimbombano le stanze dai muri spessi e, con la finestra aperta, in attesa di sentire il concerto ci accorgiamo del suo inizio solo perché dei cani iniziano ad abbaiare a distanza”.
Fuori c’è la “Firenze contro il carcere”, “Fuori e dentro le mura” insieme a “Fuori Binario”, “Pantagruel” e al C.P.A. Firenze Sud; volontari, associazionismo, gente comune, impegnati per promuovere un dibattito serio, sempre più urgente, sulla condizione carceraria a Sollicciano e per migliorare le condizioni e il disagio di chi è dentro.
Lasciando la festa ancora in corso si fa strada un dubbio, che si rafforza parlando con Elisabetta, che ci racconta come fosse confusa oggi la persona di cui raccoglie la storia. Iniziative come questa, sono davvero utili per chi sta dentro, arrivano oltre le mura? Forse sarebbe più importante un’azione costante, capillare, pratica all’interno del carcere, anziché un evento episodico al suo esterno.
Ma certo l’obiettivo di un concerto per il carcere non è tanto fare musica per i detenuti, quanto coinvolgere la cittadinanza tutta, non solo quella già sensibile, per spingerla a sentire il carcere come una parte del nostro territorio e non come un luogo negato, al quale è meglio non pensare se non si è coinvolti personalmente. La settimana dopo è passata una signora dal centro sociale Il Pozzo: ha lasciato le pile per l’apparecchio acustico del figlio, raccomandandosi che i volontari del Muretto gliele portassero dentro. Così, forse, la prossima volta anche lui potrà sentire il concerto e coglierne il messaggio: non siete soli.

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