Muoversi in bici: le promesse mancate di Renzi

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Ancora “fantasma” il patto siglato dal sindaco Matteo Renzi [che pure ha aderito all’appello a mezzo mandato della giunta Renzi. Ne sono stati fatti in tutto 7, secondo il consigliere per la bicicletta Giampiero Gallo, o 5, secondo l’associazione dei ciclisti Firenzeinbici (www.firenzeinbici.net). Comunque, da poco più di un terzo a un quinto di quanto promesso dal sindaco Renzi con la firma, in campagna elettorale, del Patto per la bicicletta con Firenzeinbici. Obiettivo: «Mobilità ciclabile come parte integrante della mobilità in generale». Che significa, avere un piano generale integrato, adeguarsi agli standard europei, vedi percorsi protetti e lineari, incroci sicuri. Altrimenti uno abbandona il mezzo non inquinante e non ingombrante e riacchiappa l’auto.

Niente. Eppure sono in aumento i già 30 mila che pedalano fai da te. Potrebbero crescere ancora di più se molti non avessero paura del caos o di rimetterci le penne appena usciti dalla Ztl . Le piste ciclabili sono 60 chilometri, in realtà assai meno: 15 sono vialetti di parchi come le Cascine o l’Anconella, altre piste, come per esempio in viale Duse, sono così malfatte da risultare inutilizzabili (a Hannover, più meno a misura di Firenze, ci sono 600 chilometri di piste, a Modena 190). Mancano, nonostante che per norma le piste debbano essere continuate e dirette, gli attraversamenti ciclabili agli incroci (dipinti dello stesso colore della pista e distinti dai pedonali): non fatti nelle nuove piste, spariti dalle vecchie, cancellati in punti nevralgici come tra viale Lavagnini e viale Strozzi alla Fortezza. Fino all’assurdità di rendere, nelle ultime pedonalizzazioni, la vita impossibile ai ciclisti.

Per via del senso contrario dedicato ai taxi (si pensa a tutti fuorchè alle bici), non possono più pedalare nell’ultimo tratto del tragitto stazione Duomo. A causa della cancellazione del doppio senso dalle piste dei ponti Santa Trinita e delle Grazie e sul Lungarno Corsini, non passano dall’Oltrarno al centro. Ora Gallo, che da parte sua si dà da fare, annunzia qualche buona notizia: dopo mesi e dopo un ricorso di Firenzeinbici al ministero delle infrastrutture, il doppio senso sul ponte Santa Trinita e sul lungarno tornerà tramite cordolo. Si farà la nuova pista in via di Villamagna, si collegheranno le due piste di via De Sanctis e via Piagentina, si rifaranno in asfalto rosso 8 chilometri di vecchie piste. Per ora però l’immaginifica «ricucitura» di piste che, se esistono, sono spezzoni è ferma alle parole: pedali e poi finisci nel nulla.

Pro bici non solo il Patto, ma anche i punti 33 e 34 dei 100 del programma elettorale di Renzi. Punto 33: «Abc di ogni intervento è la valorizzazione della bicicletta come possibilità reale di mobilità alternativa». Si faranno, c’è scritto, bike sharing e rastrelliere: su uno siamo al niente, sulle altre a poco. Punto 34: «A posto le piste»: vedi sopra. Il Patto Renziciclisti prevedeva cartelli stradali riordinati: solito niente. Quelli in vigore indicano erroneamente che le bici non possano andare in doppio senso in area pedonale (tranne al Duomo). Spesso non c’è neanche indicato sopra che dette aree sono aperte ai ciclisti. Chi non conosce le regole, spesso ignote anche ai vigili, desiste. A stare ai cartelli, il tragitto ciclo pedonale piazza Beccaria centro sarebbe proibito ai pedali. Sempre nel Patto, Renzi si era impegnato a spendere per la bicicletta 5 euro l’anno per abitante, sarebbero oltre 4 milioni e mezzo a oggi, è grassa se si arriva oltre i due milioni in due anni e mezzo. Il sindaco aveva concordato di rafforzare l’ufficio biciclette: lo ha eliminato. Un’altra promessa fondamentale era stata di rafforzare i collegamenti periferie centro: da viale Europa, Novoli, Rifredi, Careggi, il polo di Sesto, l’Isolotto: niente. Non collegato neanche il Palagiustizia.

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