21 settembre 2018

Muore un pezzo di storia. Il vecchio Alter Ciak non c’è più

image_pdfimage_print

Ha chiuso i battenti in silenzio, a pochi metri di distanza dal punto in cui le ruspe hanno iniziato a scavare per donare a via Faenza non solo una nuova pavimentazione, ma anche una nuova vita. È la triste fine del cinema Alter Ciak, icona della lotta al degrado di San Lorenzo, che ha dovuto gettare la spugna proprio quando qualcosa sembrava finalmente poter cambiare. Quando, cioè, le cause che hanno portato alla sua chiusura parevano iniziare a venir meno, proprio grazie al progetto di rifacimento di via Faenza. Pochi mesi ancora di sopravvivenza, e il Ciak avrebbe potuto indossare le vesti del punto fermo da cui ripartire per liberare il centro di Firenze dal degrado. Troppo tardi. Perché ‘l’annus horribilis’ della strada, e cioè il periodo compreso tra la primavera 2006 e la scorsa estate, quando via Faenza era diventata terra di nessuno, teatro quasi ogni notte di risse e violenze, ha colpito anche il Ciak, con un calo di spettatori (e incassi) di oltre il 50%. E allora dallo scorso 29 gennaio i bandoni della sala sono rimasti abbassati, i lucchetti alle porte, locandine e recensioni dei film ancora appese. Solo un piccolo cartello ad annunciare la sua morte: “Avviso di sfratto eseguito. Divieto assoluto di entrare nei locali senza il consenso dei proprietari”. Fine della storia. E non è stato un “happy end”. «Ho pregato più volte la proprietà dell’immobile di resistere insieme – si sfoga Stefano Stefani, l’ormai ex gestore della sala – di superare quello che è stato un momento tremendo per via Faenza, magari riducendomi l’affitto. Ma non mi hanno voluto ascoltare, avevo un arretrato e sono stato sfrattato per morosità».

Sala a luci rosse negli anni ‘80, il “Columbia” si era trasformato nel 1994 in un “cinema di qualità”, grazie a un maxi-investimento di 500 milioni. Poi, nel 2005, la cessione di azienda e attrezzature alla “Ombre Rosse srl”, e la trasformazione dell’Alter Ciak in un cinema “alternativo”, in cui la proiezione di film si alternava a rassegne, documentari e incontri. Un esempio unico e molto apprezzato in città, ma che non è riuscito a sopravvivere proprio al luogo in cui sorgeva. «Dopo quest’estate la situazione è migliorata, ma ormai era troppo tardi – continua Stefani – e pensare che le ho provate di tutte per salvare il Ciak, come, nel 2006, rinunciare a vendere l’azienda a un esercente che ne avrebbe rifatto un cinema porno. Non me la sono sentita». E ora? «L’unica soluzione è che la proprietà dell’immobile compri l’azienda cinema e prosegua l’attività, ma non ho ricevuto nessuna proposta – spiega Stefani – altrimenti, ho già trovato acquirenti per alcune attrezzature, e la sala rimarrà vuota, un ‘buco nero’, come già successo ad altri ex cinema». Proprio ora, con via Faenza intenzionata ad iniziare una nuova vita. Proprio ora, con il multisala di Novoli in costruzione.

«Per quanto mi riguarda – conclude Stefani – io non ho niente contro i multiplex, ma è chiaro che, se aprono loro, le altre sale sono costrette a chiudere, andando così a ‘spegnere’ pezzi di città. La mia domanda è: Firenze, con i suoi problemi di sicurezza, se lo può permettere?»

(Matteo Francini – Il Firenze, 7 febbraio 2008)

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *