Movimenti ignorati, a Firenze occasione persa per affrontare la crisi

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Azzerato un decennio di analisi altermondialista. Oggi ne paghiamo tutti le conseguenze. Ignorati gli allarmi provenienti dalla società civile, a partire dal Social Forum Europeo del 2002. L’analisi di Ornella De Zordo

L’attuale drammatica situazione vede anche nel nostro territorio migliaia di lavoratori perdere il posto di lavoro. Non è un problema locale, ma qualcosa si poteva e si doveva fare, da parte degli Enti locali, vista la prevedibilità di questi effetti devastanti. Le conseguenze del modello economico dilagante erano state con precisione previste già più di dieci anni fa da studiosi e tecnici dell’altraeconomia; proprio quelli che venivano ricevuti qui a Firenze in più occasioni, spesso con il plauso della classe dirigente delle amministrazioni locali. Che ha grandi responsabilità nel non aver recepito l’allarme lanciato.

Nel dicembre 1999, alla Badia Fiesolana, ci fu il primo dibattito sugli effetti devastanti della globalizzazione dal punto di vista economico e dei diritti. Erano i giorni del fallimento del WTO di Seattle e della nascita del movimento altermondialista. Tre anni dopo il Forum sociale europeo nasceva a Firenze, con la presenza di analisti di fama internazionale che mettevano in guardia dalle dinamiche delle multinazionali presenti sui territori. Evidentemente le amministrazioni guardavano a quei movimenti soprattutto con l’interesse di controllare l’emergere delle nuove soggettività sociali e politiche, non di cogliere la sostanza delle elaborazioni che venivano offerte.

E come avrebbero potuto fare altrimenti, essendo loro stesse espressione di quella cultura liberista?

Oggi, quella stessa classe dirigente, non può che verificare i danni che puntualmente si sono verificati e che stanno pagando i lavoratori. E al massimo tentare di ridurre il danno, ma vediamo che non è facile. La Seves, come Decoritalia – ma anche le tante micro imprese che chiudono i battenti senza che nessuno se ne accorga – sono l’emblema di un sistema malato: aziende in attivo che vengono chiuse perché la proprietà rincorre il massimo profitto a qualunque costo. Sono esempi lampanti – pur se circoscritti – della incapacità della politica a governare l’economia. Per non parlare inoltre della crisi finanziaria che ha sconvolto la vita di imprese e famiglie: basta andare in un qualsiasi sportello bancario fiorentino per constatare come le banche continuino a cartolarizzare i mutui e a costruire derivati con cui preparare il terreno alla prossima distruttiva crisi.

Al contrario, le amministrazioni hanno lasciato che le corporations entrassero nelle aziende partecipate (vedi Publiacqua), hanno svenduto quote di aziende che offrono servizi (vedi Aeroporto di Firenze), non hanno saputo salvaguardare neppure l’Azienda di trasposto pubblico locale Ataf, pericolosamente in deficit. Non hanno saputo o voluto attivare un Osservatorio composto da analisti che monitorassero le strategie industriali delle aziende del nostro territorio per poter prendere contromisure adeguate e difendere i lavoratori e insieme a loro l’intero tessuto sociale di cui fanno parte.

Firenze ha vissuto una stagione irripetibile dal punto di vista dell’analisi delle dinamiche della globalizzazione neoliberista. Oggi prendiamo atto che non è servita a niente.

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