19 settembre 2018

Moschea di periferia

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Alla periferia Sud di Firenze, nel quartiere popolare di Sorgane, da circa un anno è attiva una moschea dove ogni giorno centinaia di musulmani si ritrovano per pregare.
La convivenza fra i cittadini e la comunità islamica è molto pacifica e, se si esclude una raccolta di firme iniziale a cui aderirono soltanto otto famiglie, forse spaventate dalla campagna allarmistica attuata dopo l’11 Settembre, gli abitanti non sembrano affatto turbati dalla presenza di questa nuova realtà culturale. In questi giorni poi da moltissime delle finestre dei palazzi popolari sventolano le bandiere multicolori della pace, divenute sempre più anche simbolo di tolleranza e di speranza in un mondo dove l’accoglienza delle culture “altre” sia uno dei fondamenti della società civile.
Non pare proprio dunque che la tesi dello “scontro tra civiltà”, che in questo momento secondo alcuni vedrebbe contrapposti Islam ed Occidente, sia seriamente presa in considerazione, tanto meno dai fedeli che ogni giorno scendono in massa al capolinea dell’autobus 23A con il Corano sotto braccio.

Parlando con uno dei responsabili della moschea, che mi accoglie molto cortesemente, emerge che il rispetto reciproco è una delle prerogative principali della comunità e che la gente del quartiere si è sempre mostrata accogliente. “Le persone vengono qui in pace per incontrarsi e pregare, sulle norme di comportamento siamo molto rigidi e non tolleriamo intolleranti, chi frequenta questo centro deve rispettare tutti. Episodi di intolleranza nei nostri confronti non si sono mai verificati, soltanto una volta i Carabinieri sono venuti a chiedere spiegazioni dopo che alcuni ragazzi avevano acceso fuochi di notte proprio qui davanti, la cosa ovviamente è risultata spiacevole non tanto per il fatto in sé, ma perché il sospetto è subito caduto sui frequentatori della comunità, totalmente incolpevoli; nessuno infatti si permetterebbe mai di arrecare disturbo agli abitanti del quartiere.”
Siamo dunque davvero lontani dalla figura dell’islamico integralista e bombarolo, che sicuramente non rappresenta una cultura ma al contrario la danneggia gravemente, dando adito agli integralisti occidentali stile Fallaci di proporre una “guerra santa al contrario”, arrivando addirittura ad improbabili ed offensivi paragoni fra i nazisti ed i musulmani. L’esperienza di vivere insieme a chi appartiene a culture anche molto diverse dalla nostra deve essere considerata una ricchezza, ed è per questo che tutte le volte che sull’autobus 23 A, mentre rientro a casa, sento intonare una preghiera in arabo, mi sento felice di vivere in una società sempre più multirazziale, a dispetto di chi vorrebbe ognuno a casa sua.

“Quello che mi piace di Londra, la sua varietà, i suoi abitanti che vengono da tutto il mondo, la sua transitorietà […] è proprio questo che loro odiano tanto?” Doris Lessing, Racconti Londinesi

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