Moschea: perché non farla in una chiesa in disuso?

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Tomaso Montanari dal Corriere Fiorentino

Le metamorfosi della condivisione

Davvero nella Firenze storica non c’è posto per una moschea? Davvero è questione di urbanistica o di architettura? Davvero l’orribile kitsch del neorinascimento che va benissimo per l’outlet di Barberino diventa inammissibile per una moschea nei sobborghi di Firenze? Ammettiamo che sia davvero così. Perché non pensare allora di offrire alla comunità musulmana una (o più di una) delle tante chiese cattoliche che la contrazione della pratica religiosa lascia inutilizzate? Molte di queste chiese finiscono sul mercato, e proprio la Toscana offre il maggior numero di queste singolari offerte (una, per esempio, vicino a Careggi). Invece che abbandonarli all’incuria, trasformarli in sale da concerto e aule universitarie o destinarli alla speculazione immobiliare, non sarebbe più giusto far sì che in questi luoghi sacri si continui a pregare l’unico Dio? E naturalmente non mi riferisco alle grandi chiese storiche e monumentali – anche se, da cattolico, mi chiedo se la loro inesorabile trasformazione in musei a pagamento debba rallegrarci di più.Una chiesa di Firenze, magari nel centro di Firenze, trasformata in moschea! Molti griderebbero allo scandalo, leggendovi un simbolo di cedimento, di perdita di identità, addirittura di catastrofe storica. Ma sarebbe vero il contrario: una scelta del genere restituirebbe ai cristiani la loro identità più profonda (cioè l’imitazione di Cristo, il quale «non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio … e annientò se stesso»), e ai fiorentini la loro identità culturale umanistica. Nei secoli passati le conquiste e le riconquiste hanno trasformato molte chiese in moschee, e molte moschee in chiese. Oggi questa metamorfosi potrebbe essere il frutto dell’accoglienza e della condivisione: potrebbe misurare non i rapporti di forza, ma quelli di fraternità. A Firenze cristiani e musulmani condividono ogni giorno i condomini, il lavoro, la scuola, gli ospedali, e i piccoli musulmani parlano fiorentino. Come posso spiegare a mia figlia Maria che ogni domenica noi possiamo andare a messa in una chiesa diversa, ma che non siamo disposti a regalarne nemmeno una alla comunità del suo compagno di asilo Omar?Se vogliamo costruire un mondo in cui sia concepibile che una moschea in disuso di un paese islamico venga ceduta ad una comunità cristiana più povera e marginale, non dobbiamo forse cominciare a fare, gratuitamente, altrettanto?E perché non cominciare proprio da Firenze? L’ossessione di questa città è quella di riuscire a vivere il presente: con una simile, profetica scelta potrebbe tornare a costruire il futuro.

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