Moschea a Firenze, martedì l'ultimo incontro al quartiere 5

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Carola Del Buono per l’Altracittà

“Come t’immagini una moschea in città?”. È questo il titolo della serie d’incontri che si sono svolti in questo autunno a Firenze, sulla possibilità della costruzione di una moschea nel capoluogo toscano. L’ultimo incontro si terrà martedì 6 dicembre nella sede del consiglio di quartiere 5, Villa Pallini in via Baracca 150p.
Tutto questo fa parte del percorso partecipativo “Una moschea per Firenze: è possibile parlarne senza alzare la voce?”, percorso promosso dalla Comunità islamica di Firenze con l’obiettivo di aprire un confronto pubblico, che coinvolga vecchi e nuovi residenti, cittadini musulmani e non, sul tema della realizzazione di una moschea in città, facendo emergere bisogni, aspettative, timori e priorità di ciascuno.

L’Imam di Firenze Izzedin Elzir ha più volte ribadito che i credenti della sua comunità hanno scelto questo percorso per sentire l’opinione di tutti i cittadini, rassicurando tutti anche sul fatto che non verranno spesi soldi pubblici per la moschea, ma che verrà autofinanziata dagli stessi musulmani di Firenze.
«Una grande civiltà è quella dove si può discutere tutti insieme, come questa sera in cui ci siamo ritrovati a proposito della moschea di Firenze» ha detto l’Imam in occasione del primo incontro.  «Noi ci dichiariamo italiani di fede Islamica… oggi i fedeli musulmani vivono in quasi tutta Europa perfettamente integrati, e anche in Italia, dove in altre città come Roma esiste già una moschea, e più di seicento luoghi di preghiera sparsi per tutto il paese».

I tavoli funzionano come dei veri e propri dibattiti tra i presenti, in cui a turno ognuno è chiamato ad esprimere la sua posizione.  Le opinioni emerse durante questi incontri ovviamente sono state le più disparate.
Renè Duterroil, cittadino residente a Firenze, che ha vissuto parte della sua vita in Medio oriente si esprime così “Molti mi chiedono le mie paure riguardo a  questo progetto, io rispondo sempre che le mie paure sono pari a zero, perché sono cresciuto in un paese dove la mia religione, quella Cristiana, era rappresentata da una minoranza, per cui non ho paura di ciò che viene definito diverso…”.
Per il fiorentino Andrea Zecchi «A Firenze esistono templi di vari ordini e specie, c’è una chiesa ortodossa, la sinogoga, non capisco come mai una moschea dovrebbe creare tutte queste discussioni… Io stesso ho visitato i paesi di religione islamica, ho visitato chiese nella Repubblica Islamica dell’Iran, ho visto crocifissi in vendita a Teheran, ho visto chiese in Turchia, quindi chi afferma che nei paesi Musulmani non si possono costruire chiese sbaglia, probabilmente in malafede”
Completamente a sfavore i rappresentanti di Forza Nuova, e non è una sorpresa. Ilario Palmisani, consigliere comunale a Rignano sull’Arno, presente a molti incontri, motiva con queste parole la sua posizione: «Ci sembra uno sperpero: perchè dare uno spazio alla moschea quando in paesi come l’Arabia Saudita o lo Yemen non è possibile costruire chiese? Fra trentacinque anni saremo superati in numero dai Musulmani, che fanno più figli. Vedo una cosa del genere come un progetto abbastanza inutile».
Controbatte Flamur Kerri, cittadino albanese residente a Firenze, e rappresentante della comunità Islamica: «Soldi sprecati? I musulmani a Firenze sono quasi 6000 e pagano regolarmente le tasse. Nel mio paese, in Albania, il 75% della popolazione è musulmana e ci sono più chiese che moschee. Ricordiamo che tra i fedeli di religione Islamica a Firenze la maggioranza è rappresentata da cittadini magrebini, e nei  loro paesi è consentito costruire chiese Cristiane, per cui perchè non dovrebbero avere il loro luogo di culto qui a Firenze?».
A sostegno di Flamur Kerri si esprime anche Anna Picciolini di sup-rete@sinistra «Non serve a nulla dipingere diavoli che non esistono. Non possiamo essere intolleranti verso di loro solo perchè in alcuni paesi a maggioranza di fede Islamica non si possono edificare chiese Cristiane». Inoltre, Picciolini, sociologa, sostiene che le donne immigrate tendono ad acquisire i costumi del paese ospitante per cui le nascite in realtà diminuirebbero con l’integrazione.
Vito Poma, consigliere del quartiere 2, ha voluto ricordare che al di là di queste problematiche non bisogna dimenticarsi la posizione dell’Imam di Firenze: «Izzedin Elzir è presidente dell’UCOI, associazione che non ha aderito alla carta dei valori stilata dal ministero per entrare a fare parte della Consulta per l’Islam. In questo documento veniva anche affrontata la questione del rispetto per il ruolo della donna… Questo è quello che mi preme di più, ben venga una moschea se siamo d’accordo su una serie di valori, questo si chiama reciprocità».

Il percorso partecipativo sulla moschea è stato finanziato dalla Regione con 75.000 euro, che vanno a coprire i costi delle attività di ricerca e di ascolto preliminari, del materiale informativo, dell’ufficio stampa e della documentazione attraverso foto, report scritti e  video di tutte le attività svolte.
Esiste infatti una legge regionale, la 69 del 2007 sulla partecipazione, che prevede lo stanziamento di fondi appositi per finanziare progetti partecipativi. La legge prevede che i cittadini che intendano promuovere e discutere un tema comune, devono raccogliere firme in un numero proporzionale alla popolazione cittadina, stabilito nello 0,5% degli abitanti, che per Firenze significa in totale 2.000 firme che la Comunità islamica ha raccolto tra i suoi appartenenti e non solo.

Gli incontri, gestiti e organizzati dalla società Sociolab, hanno visto la presenza di tavoli di discussioni tra i cittadini coordinati da rappresentanti eletti tramite votazione: Mario Primicerio (ex-sindaco), Franco Cardini (professore di storia medievale e dal 2007 direttore del centro di studi sulle arti e le culture dell’Oriente C.S.A.C.O. Dell’università internazionale di Firenze), Franca Alacevich ( docente di sociologia del lavoro della facoltà di Scienze Politiche, Firenze), Anna Benvenuti (professoressa di Storia medievale dell’università degli Studi di Firenze) e Antonina Bocci Bargellini, figlia dell’ex sindaco di Firenze Piero Bargellini.
Insieme a loro hanno partecipato anche Marco Ricco (della comunità Valdese), Hulda Liberanome (della comunità Ebraica) e Marco Bontempi (della comunità Cattolica) assieme a Mahomed Bamoshmoosh (Rappresentante della comunità Islamica) e Cristina Giachi (Assessore alle politiche giovanili del comune di Firenze).

sul sito www.unamoscheaperfirenze.it tutti i report dei precedenti incontri.

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