10 dicembre 2018

Morti senza storia

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A dicembre – forse qualcuno se n’è accorto – un ragazzo di 19 anni, rumeno, è stato travolto e ucciso da un treno in corsa mentre cercava di attraversare i binari nei pressi della baracca abusiva in cui viveva sull’argine dell’Arno, zona Piagge. Solo un trafiletto in cronaca locale ne ha dato notizia- probabilmente perché il fatto ha provocato fastidiosi ritardi sugli orari dei treni. Nemmeno il suo nome è dato sapere, ridotto a semplici iniziali. Della sua famiglia una sola notizia: un fratello, minorenne, è stato a seguito di ciò affidato a un Centro Sicuro.
Venerdì 3 Gennaio 2003: un altro uomo di circa 35 anni, anch’esso rumeno, ucciso da un altro treno in corsa. Stesso luogo, stesse baracche, stessa storia.
Due storie di poveri, oltretutto stranieri, come se non bastasse senza casa…perché parlarne, in fin dei conti, perché tentarne un recupero dalla nostra sempre più ampia sfera della disattenzione? Perché lasciarsi (dis-)turbare o –peggio– costringerci a constatare la nostra sostanziale indifferenza?
E poi, diciamolo francamente, poveri, senza casa, stranieri… tutto ciò non li rende forse un po’ sospetti? La loro condizione non ci fa pensare che sotto sotto non fossero poi tanto ‘per bene’? Saranno mica stati Rom???
Ecco che la nostra distratta indifferenza si fa diffidenza per il differente, per il diverso ovvero per l’altro, lo straniero/immigrato/migrante/extracomunitario ecc. , il povero, il senza casa…
E tutto ciò vogliamo lasciarlo al margine della nostra coscienza, se proprio non ci riesce di espellerlo, così come al margine più estremo delle nostre città releghiamo in campi (nomadi/profughi/di prima accoglienza/di sosta/permanenti ecc. – abusivi o ‘regolari’ che siano) tutti coloro che non riusciamo a espellere dal nostro paese né vogliamo integrare tra le mura dei nostri civili con-Domini.
Due strategie adottiamo: non parlarne oppure, se proprio non se ne può fare a meno, etichettare: etichettare per poi poter farsi scivolare addosso qualsiasi notizia a cuor leggero. Straniero – senza casa – senza permesso di soggiorno – rumeno – povero – morto.
Ecco perché abbiamo invece voluto parlarne ricordandoci che dietro alle definizioni stanno due persone dalla vita durissima che si è tragicamente interrotta. E ricordandoci che la povertà uccide in molti modi… Ad esempio, costringendo dei disperati irregolari a scappare dall’inverno e dalla polizia dentro una baracca di lamiera a pochi, troppo pochi, passi dalle rotaie.

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