13 dicembre 2018

Morte di Veronica. Processate Leonardo Domenici

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di Gigi Paoli

LA PROCURA della Repubblica di Firenze ha chiesto sei rinvii a giudizio per la morte di Veronica Locatelli, la ricercatrice di trentasette anni precipitata da un bastione del Forte Belvedere la sera del 15 luglio 2008 mentre era in corso una mostra. Il pubblico ministero Concetta Gintoli ha individuato, a suo giudizio, i responsabili della morte di Veronica, per i quali s’avanza l’imputazione di omicidio colposo. E non sono solo gli organizzatori della serata in cui avvenne l’incidente (come è inspiegabilmente avvenuto per l’inchiesta sulla morte, identica a quella di Veronica, del diciottenne romano Luca Raso), ma anche e soprattutto coloro i quali che consegnarono «chiavi in mano» un Forte Belvedere totalmente insicuro ai gestori di quell’estate fiorentina del 2008.

Il pm Gintoli, pertanto, chiede il processo per sei persone: l’ex sindaco Leonardo Domenici, chiamato in causa per il suo ruolo istituzionale e difeso dall’avvocato Pier Matteo Lucibello; Massimo Gherpelli, ex responsabile della direzione cultura di Palazzo Vecchio, assistito dall’avvocato Lorenzo Zilletti; Ulderico Frusi, il perito industriale autore del piano di sicurezza per la mostra di Lachapelle al Forte, difeso dall’avvocato Sigfrido Fenyes; e Susanna Bianchi, Monica Zanchi e Daniele Gardenti, rispettivamente presidente e dipendenti della cooperativa Archeologia che aveva in gestione la struttura e che sono difesi dagli avvocati Neri Pinucci (i primi due) e Gianluca Gambogi (il terzo).

A Bianchi, Zanchi e Gardenti, la procura di Firenze contesta la mancata adeguata illuminazione della struttura e l’eccessiva affluenza di persone rispetto al limite massimo consentito. Contestazione quest’ultima che la Zanchi aveva già rispedito al mittente spiegando che il piano prevedeva un’affluenza massima di 100-150 persone e che quella sera gli inviti (quasi un migliaio) furono inviati dal Comune.

Più tecniche, invece, le contestazioni mosse dal sostituto procuratore Concetta Gintoli nei confronti di Frusi, chiamato in causa perché autore del piano di sicurezza per la mostra di Lachapelle, che in quelle sere aveva richiamato al Forte una gran quantità di visitatori. Gherpelli, ex responsabile della direzione cultura di Palazzo Vecchio, e l’ex sindaco Domenici sono invece chiamati a rispondere in virtù del loro ruolo di rappresentanti istituzionali. A loro, ma in generale a tutti gli indagati, si imputa il fatto di non essersi prodigati per mettere in sicurezza la struttura del Forte.

Forte Belvedere che, peraltro, resta tutt’ora sotto sequestro perché non si riesce, a livello istituzionale, di trovare una soluzione adeguata per la messa in sicurezza. Quanto accaduto nelle ultime settimane è emblematico. Dal Comune era infatti giunta in procura una proposta in base alla quale la sicurezza sui bastioni del Forte avrebbe potuto essere garantita collocando delle banali fioriere di plastica attorno agli strapiombi. Ovviamente la procura ha detto che non era per niente sufficiente e il diniego è arrivato anche dalla Soprintendenza, che ha sollevato obiezioni anche dal punto di vista puramente estetico. Non contento, il Comune ha inviato al pm Gintoli un secondo carteggio in cui si esponeva la posizione della Soprintendenza e — senza presentare neanche uno studio di fattibilità — si suggeriva la collocazione di una sorta di griglie verticali (orrende di per sé e senza alcuna certificazione di sicurezza) sul perimetro dei bastioni. Queste, dulcis in fundo, avrebbero forse potuto avere l’ok della Soprintendenza ma solo in via provvisoria, cioè per un anno. Grottesco.

In tutto questo rimane il dolore dei familiari di Veronica Locatelli, che attendono giustizia per la morte della giovane donna. La mamma Anna Maria ha più volte detto che «non mi resta che lottare perché questo è l’unico modo che mi aiuta ad andare avanti. Spero soltanto che la procura riesca a procedere senza intoppi, che sia fatta finalmente giustizia per la morte di mia figlia. Eppure, nonostante siano passati tanti mesi, non riesco ancora a farmene una ragione». La mamma di Veronica non dimentica infatti che «al Forte Belvedere, quasi nello stesso punti, era già morto Luca Raso. Prima ancora erano precipitati due cani dai bastioni. Possibile che la struttura sia stata lasciata nelle stesse condizioni? Possibile che questi morti non siano servite a nulla? Evidentemente qualcuno ha accettato il rischio che potesse esserci un’altra vittima. La verità è che Veronica è stata ammazzata».

Fonte Nazione

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