Morire di fame in Argentina

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Come possono esserci morti per denutrizione in Argentina paese che, secondo i dati della FAO, ha la maggiore disponibilità di alimenti pro-capite del pianeta? Nel 2001 l’Argentina ha prodotto circa 70 milioni di tonnellate di cibo, 2 tonnellate a persona; otto volte la media mondiale. Carne, mais, grano, tanto cibo che però non arriva a chi ne ha bisogno.
Lo strangolamento dell’Argentina è stato lento ma progressivo; la crisi attuale ha le sue radici più recenti nella dittatura militare (1976-1983) e nei cattivi governi successivi fino all’elezione di Carlos Menem (1989-1999) che iniziò a far subire al popolo argentino i piani di aggiustamento strutturale imposti dal Fondo Monetario Internazionale. Negli ultimi quattro anni l’economia del paese si è frantumata sotto i colpi della recessione che ha causato la chiusura di molte imprese e il conseguente aumento della disoccupazione. Per comprendere meglio le ragioni di una crisi così profonda abbiamo chiesto il parere del professor Manuel Plana, docente di Storia dell’America Latina presso l’Università di Firenze.
Esiste una causa per la crisi Argentina?
In tutti questi anni nessuno ha voluto guardare al deterioramento dell’economia, realizzato in più di un secolo di errori; il debito estero, pubblico e privato, costituisce uno dei fattori centrali di questa caduta libera del paese.
Durante che periodo possiamo datare l’inizio della crisi?
L’inizio della crisi vera e propria va individuato nel 1973-‘74 quando ci fu lo shock petrolifero, fattore esterno che si accompagnò ad una serie di innovazioni tecnologiche che cambiarono il sistema di produzione. Questa situazione scatenò un aumento del deficit pubblico e, come conseguenza, l’inflazione in molti paesi dell’America Latina. Il 1982 che coincide con la fine della guerra delle Malvinas, vide salire al governo Alfonsin, che per combattere l’inflazione e il debito pubblico, adottò delle misure contraddittorie e inefficaci.
In cosa si dimostrarono contraddittorie?
L’Argentina all’inizio degli anni ’80 possedeva un’agricoltura fiorente e di esportazione, di contro le misure di Alfonsin non favorirono il settore industriale che restò legato al mercato interno, mentre paesi come Messico e Brasile riuscirono ad avere settori industriali competitivi.
Con l’entrata in scena del presidente Menem, come si evolve la situazione?
Il nuovo presidente arriva accompagnato da Domingo Cavallo che come ministro dell’economia pensò alla dollarizzazione del peso, misura responsabile della fuga di capitali verso l’estero e quindi dello scoppio della crisi culminata nella sollevazione popolare.
Le colpe sono tutte da attribuire ai governi?
Un’accusa viene rivolta al Fondo Monetario Internazionale quale co-responsabile delle politiche neoliberiste che hanno portato il paese verso il baratro. La responsabilità è da attribuire sia al Fondo che al governo, infatti la norma presidenzialista del sistema politico argentino ha portato ad un deficit democratico che colpisce come un cancro il paese, strangolato inoltre dalla corruzione.
In cosa si dimostra questo deficit?
La politica economica è gestita direttamente dal Presidente della Repubblica con un gruppo ristretto di collaboratori. In uno scenario del genere un personaggio come Cavallo può essere ministro di Menem e successivamente di De la Rua, diventando così alla fine il personaggio chiave della situazione odierna.

di Elena Martelli

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