Molto più di un campo estivo

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Più di 30 ragazzi tra i 6 e i 16 anni anche quest’anno hanno animato le giornate del casale di Villore, la “succursale” mugellana della Comunità delle Piagge.
Passare le vacanze a Villore è un’esperienza diversa dalle altre, per i ragazzi ma anche per gli “operatori”, ovvero i volontari che scelgono di dedicare del tempo a questo progetto educativo. “Venti giorni spesi bene”, così li definisce Dario, che per la prima volta quest’anno è entrato a far parte dello “staff” di Giocolandia prima e di Villore poi. “Avevo altre volte collaborato a campi estivi e altri progetti di animazione, ma questa è un’esperienza del tutto diversa. Si sente con chiarezza che siamo dentro un contesto più ampio, che le vacanze stanno dentro un percorso di costruzione di una comunità. L’obiettivo non è un risultato sulla carta o di immagine, ma qualcosa di più profondo, una trasmissione di valori e messaggi che, si spera, restino anche a vacanza finita”.
Niente di barboso o scolastico, però. A Villore, ci spiega ancora Dario, non sono previsti momenti “teorici”, lezioncine. Le cose si assorbono semplicemente vivendo in un certo modo, che implica rispettare gli altri e i luoghi, ad esempio.

Tutto questo mentre si fanno passeggiate ed escursioni nei boschi, si va a fare il bagno nei torrenti o in piscina, si attraversano ponti di funi, si gioca e ci si diverte. “Certo esistono anche delle regole, necessarie quando si deve vivere in 30 o 40 in una stessa casa – continua Dario – per cui ci sono a rotazione turni per spazzare, lavare i piatti, apparecchiare… E orari fissi per i pasti, per la sveglia e per andare a letto. Mentre per esempio non c’era nessun obbligo di andare alla messa”.
I ragazzi, tutti delle Piagge, erano divisi in quattro gruppi, ognuno con il nome di una persona che ha lottato contro la mafia (Giovanni Falcone, Peppino Impastato, Paolo Borsellino, Giuseppe Puglisi). “Può sembrare un dettaglio minimo, ma credo sia importante ribadire alcuni concetti anche con piccoli segnali”.
Insieme a Dario, che ha 21 anni, c’erano altri due giovanissimi “educatori”, Eugenio e Diego. “Noi tre dormivamo nelle stesse stanze coi ragazzi più grandi, e con alcuni di loro si è creata un’amicizia. Ma in genere anche coi bambini il rapporto, anche se diverso, è stato sempre positivo”.
Dopo la pausa di Ferragosto Villore ha riaperto le porte ad un altro gruppo di villeggianti junior, dei bambini rom. Dario era di nuovo lì, insieme anche a Francesca che ci spiega: “È la prima volta che ospitiamo al casale dei bambini del Poderaccio, che spesso invece prendono parte alle altre attività estive dell’associazione. La proposta è nata dall’Ufficio Rom del Quartiere 4 che ci ha segnalato alcuni di loro, rimasti fuori dai campi estivi del Comune di Firenze”. Così è stato organizzato un soggiorno per 7 bambini che hanno trascorso a Villore una settimana. “È stata per loro la prima vacanza senza la famiglia, e c’è stato naturalmente anche qualche momento critico: non erano contenti di dormire soli al buio, per esempio, oppure di camminare ‘senza motivo’ nei boschi: “siamo stanchi, dove ci portate?” Per tacere della camminata notturna con la torcia, che li terrorizzava! Ma alla fine si sono divertiti”.
A parte la lettura delle fiabe per addormentarsi, le attività svolte sono state più o meno le stesse, compresa la visita al museo delle tradizioni contadine di Vicchio.
I bambini rom sono risultati poco abituati al rapporto con la campagna, con gli animali, che destano curiosità ma anche un filo di paura, come il cane Rocco, centro delle attenzioni di tutti loro e protagonista di numerose fotografie. “La macchina fotografica digitale è divenuta presto un gioco meraviglioso. Poter rivedere subito gli scatti fatti è stata una grande scoperta! Così hanno ritratto tutti e tutto, con risultati niente male”. Molte delle foto che vedete in queste pagine sono opera loro, e compongono un ritratto di Villore suggestivo e somigliante.
“Si trattava di bambini provenienti da 3 famiglie, che hanno ricreato qui un specie di piccola comunità – aggiunge Francesca – È stato particolare il rapporto privilegiato che è nato coi genitori di Simone (che vive e lavora a Villore tutto l’anno, n.d.r.), adottati come nonni provvisori”.
“Siamo rimasti meravigliati dal vedere come per certi versi fossero molto autonomi – conclude Dario – anche i più piccoli per esempio erano del tutto abituati a collaborare alle faccende domestiche, anzi, di loro iniziativa hanno lavato i propri vestiti”.

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