Mobilità, strategie sorpassate nel Piano Strutturale. Troppi favori al traffico privato

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Mobilità, strategie sorpassate nel Piano Strutturale. Sempre favorito il traffico privato
La strategia del Piano Strutturale per la mobilità? Sorpassata, incerta e per niente sostenibile. È il giudizio che emerge dalle analisi dei documenti disponibili, effettuata da Maurizio Da Re, Letizia Recchia e Alberto Ziparo, esperti in materia.
Da Re critica quella che definisce una “vecchia politica dei trasporti attraverso la quale si continua a scommettere su nuove infrastrutture e opere pubbliche favorendo il traffico privato, mentre si dovrebbe puntare di più sul trasporto pubblico, su bus e treni e soprattutto sull’intermodalità (l’uso di diverse tipologie di trasporto)”.
Tutte le grandi infrastrutture previste sarebbero infatti un’illusione di miglioramento del traffico, con il risultato opposto di incoraggiare il trasporto su gomma aumentando così l’impatto ambientale.
Il Passante Urbano per esempio, che dovrebbe collegare Campo di Marte con Ponte di Mezzo, non è altro che un’opera costosissima, “con tempi lunghi di realizzazione, che potrebbe essere costruita solo in project financing con Società Autostrade”. In parole povere, si profilerebbe un futuro pedaggio, salato, per automobili e trasporto merci.
E poi si conferma l’Alta Velocità anche se “viene evidenziata la criticità, soprattutto trasportistica, della Stazione Tav degli ex Macelli.”
Secondo i tre esperti, l’amministrazione comunale non ha un modello urbanistico e territoriale di riferimento, così finisce per prospettare azioni trasportistiche ed infrastrutturali incerte, casuali e fortemente costose, mentre la sezione mobilità del Piano Strutturale potrebbe essere mirata “alla costruzione di un modello programmatico intelligente e sostenibile”.
Per muovere in tale direzione, “più che confermare una serie di scelte già formulate, si dovrebbe ribadire e dispiegare alcuni chiari obiettivi, già emersi nella programmazione esistente o nel dibattito elaborativo”. E il primo di questi, spiegano gli esperti, è contenuto nella Pianificazione Regionale dei Trasporti: “liberarsi da un modello di mobilità troppo incentrato sul traffico gommato per spostare quote crescenti di sostenibilità legati agli spostamenti”.
Trasporto pubblico quindi, completando la rete metropolitana su ferro, il Metrotreno ed il ridisegno di un sistema tranviario coerente ad uno scenario urbanistico sostenibile. Inoltre vanno riviste altre decisioni vecchie, costose e inutili come il già citato passante e il sottoattraversamento TAV. Solo così si potrebbe valutare la necessità di alcune, modeste, operazioni di completamento del sistema di offerta infrastrutturale per il traffico su gomma.
La mobilità a Firenze è una sfida che non si può più rimandare, e il Piano Strutturale dovrebbe essere l’occasione per affrontarla.

Alberto Latu per l’Altracittà

La strategia del Piano Strutturale per la mobilità? Sorpassata, incerta e per niente sostenibile. È il giudizio che emerge dalle analisi dei documenti disponibili, effettuata da Maurizio Da Re, Letizia Recchia e Alberto Ziparo, esperti in materia.

Da Re critica quella che definisce una “vecchia politica dei trasporti attraverso la quale si continua a scommettere su nuove infrastrutture e opere pubbliche favorendo il traffico privato, mentre si dovrebbe puntare di più sul trasporto pubblico, su bus e treni e soprattutto sull’intermodalità (l’uso di diverse tipologie di trasporto)”.

Tutte le grandi infrastrutture previste sarebbero infatti un’illusione di miglioramento del traffico, con il risultato opposto di incoraggiare il trasporto su gomma aumentando così l’impatto ambientale.

Il Passante Urbano per esempio, che dovrebbe collegare Campo di Marte con Ponte di Mezzo, non è altro che un’opera costosissima, “con tempi lunghi di realizzazione, che potrebbe essere costruita solo in project financing con Società Autostrade”. In parole povere, si profilerebbe un futuro pedaggio, salato, per automobili e trasporto merci.

E poi si conferma l’Alta Velocità anche se “viene evidenziata la criticità, soprattutto trasportistica, della Stazione Tav degli ex Macelli.”

Secondo i tre esperti, l’amministrazione comunale non ha un modello urbanistico e territoriale di riferimento, così finisce per prospettare azioni trasportistiche ed infrastrutturali incerte, casuali e fortemente costose, mentre la sezione mobilità del Piano Strutturale potrebbe essere mirata “alla costruzione di un modello programmatico intelligente e sostenibile”.

Per muovere in tale direzione, “più che confermare una serie di scelte già formulate, si dovrebbe ribadire e dispiegare alcuni chiari obiettivi, già emersi nella programmazione esistente o nel dibattito elaborativo”. E il primo di questi, spiegano gli esperti, è contenuto nella Pianificazione Regionale dei Trasporti: “liberarsi da un modello di mobilità troppo incentrato sul traffico gommato per spostare quote crescenti di sostenibilità legati agli spostamenti”.

Trasporto pubblico quindi, completando la rete metropolitana su ferro, il Metrotreno ed il ridisegno di un sistema tranviario coerente ad uno scenario urbanistico sostenibile. Inoltre vanno riviste altre decisioni vecchie, costose e inutili come il già citato passante e il sottoattraversamento TAV. Solo così si potrebbe valutare la necessità di alcune, modeste, operazioni di completamento del sistema di offerta infrastrutturale per il traffico su gomma.

La mobilità a Firenze è una sfida che non si può più rimandare, e il Piano Strutturale dovrebbe essere l’occasione per affrontarla.

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