10 dicembre 2018

Minori stranieri: i diritti sconosciuti

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di Gabriela Sole e Giorgio Giorgi

Il 20 novembre è l’anniversario della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo (1959) e della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, approvata il 20 novembre 1989 dall’Assemblea delle Nazioni Unite e ratificata dal Governo italiano il 27/5/91 (legge 176). È il trattato tra nazioni che ha ricevuto più consensi al mondo (191 paesi). Tutela tutti gli esseri umani di età compresa tra 0 e 18 anni, purché la loro nazione abbia ratificato la Convenzione. In questi anni c’è stata una maggiore attenzione alla tutela ed ai diritti del bambino, anche se resta ancora molto da fare.

A noi sorge il dubbio che questi diritti vengano rispettati, soprattutto quando si tratti di bambini stranieri. Prendiamo come esempio l’articolo 3 della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, relativo al diritto di nazionalità.
Secondo la legge italiana, un bambino nato nel nostro Paese da genitori migranti è considerato straniero fino al compimento del 18° anno di età e solo allora può chiedere la cittadinanza. Se i genitori sono originari di un Paese nel quale vige il diritto di suolo (cittadinanza non ereditaria), il bambino può avere la cittadinanza dei suoi genitori solo se iscritto presso la rappresentanza consolare nei tempi previsti dalla legge. Ma quanti genitori sono a conoscenza di tale modalità procedurale? Certo, occorre una maggiore informazione riguardo alle regole amministrative, in quanto la semplice iscrizione in un registro o meno potrebbe condizionare la vita di una persona, influire sulle possibilità di realizzarsi e ostacolare quel processo d’identità e appartenenza che è riconosciuto dall’umanità ad ognuno di noi.

La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia sancisce il diritto del bambino alla propria cultura, religione, lingua. Quante volte abbiamo sentito l’insegnante dire ai genitori “bisogna parlargli sempre in italiano, sennò non impara”. Sappiamo quanto sia difficile integrarsi in una società di massa, figuriamoci per un bambino privato delle proprie radici, dei modi ed usi della sua terra. Imparare le sue origini, questa sarà la grande sfida con la quale si confronterà nella vita, in quel percorso d’integrazione tra scuola, famiglia, comunità mediato dalla sensibilità ed intelligenza delle persone che lo sosterranno in questo nuovo cammino che ci coinvolge tutti in un impegno speciale. Un impegno basato sui diritti.

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