Migliaia le autodenunce per 'associazione sovversiva'

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Migliaia le persone che da venerdì scorso si sono già autodenunciate via internet per “associazione sovversiva, attentato all’ordine economico dello stato, attentato alle attività di governo”. Gli stessi reati di cui sono stati accusati i venti attivisti del Sud ribelle dalla procura di Cosenza la settimana scorsa. Inutile ribadire l’assurdità delle imputazioni, si commentano da sole. E’ forse illegale protestare per decisioni di governo che si ritengono sbagliate (vedi taglio articolo 18, tagli previsti dalla Finanziaria, leggi fatte per pochi)? Oppure lo è essere contro il commercio delle armi? Sostenere il commercio equo e soilidale e banche che rispettino dei valori etici è da considerarsi propaganda sovversiva? Allora a scuola è proprio vero che non ci insegnano niente.
Se in Italia la libertà di opinione esiste solo sulla carta, allora siamo tutti colpevoli. Meglio “costituirsi” che passare notti insonni in attesa di qualche visita speciale! Hanno cominciato Carlo e Haidi Giuliani il giorno stesso degli arresti, appoggiati dai no-global genovesi. Tutti rei di aver partecipato alle manifestazioni di protesta di Genova e Firenze. Da qui l’idea del Forum permanente per la pace di Ferrara, che ha scrupolosamente preparato un ‘modulo di autodenuncia per elementi sovversivi’. Basta collegarsi al sito del Forum, www.iworks.it/tendone, o andare all’indirizzo del settimanale Carta, www.carta.org, per scaricare il modulo. Nel compilarlo, si segnano con una crocetta i reati di cui ci si dichiara colpevoli, come “porto di oggetti atti ad offendere”, o “coltellini svizzeri, fazzoletti, assorbenti, kriptonite”, ma “non sono compresi manganelli tonfa e gas CS”. Sarebbe davvero bello, come ha proposto Carta, se alla Procura di Cosenza (fax 0984-392933, e-mail procura.cosenza@giustizia.it), arrivassero un milione di fax e di e-mail, uno per ognuno di ‘quelli di Firenze’ (o anche di più, per chi non ha potuto esserci ma avrebbe voluto).
Al di là delle reazioni della società civile, o di quella parte che non si è fatta ancora vincere dall’indifferenza, c’è una cosa che fa rimanere di sale. Il fatto che inchieste parallele condotte dai magistrati di Napoli e Cosenza abbiano dato fino ad ora esiti opposti. Infatti, ciò che la Procura di Cosenza considera attività sovversiva e cospirazione politica, i giudici di Napoli lo hanno giudicato libero esercizio del diritto di critica e della manifestazione di pensiero (Marziani o sovversivi questi magistrati napoletani?). Infatti, nell’estate del 2001, due gip del tribunale di Napoli rifiutarono le richieste di intercettazioni nei confronti dei militanti no-global che stavano per recarsi alla manifestazione di Genova contro il G8. La cosa ha ovviamente creato un po’ di tensione tra giudici ed alcuni settori della procura napoletana degli apparati investigativi. Nelle richieste rifiutate, si faceva riferimento allo stesso articolo 270 del codice penale, che ha portato alle 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere di Francesco Caruso, leader dei Disobbedienti del Sud, ed altri no-global. Nei confronti dei Caruso la magistratura napoletana, invece, non ha mai formulato ipotesi di reato. Non figura fra gli otto imputati per gli incidenti in Piazza del municipio del 17 marzo 2001 e riguardo alle intercettazioni telefoniche nei suoi confronti si parla di “persona informata sui fatti e non di un indagato”. Stesso discorso per quanto riguarda gli incidenti di Genova. Anzi, è stato evidenziato che “Caruso e Canarini erano a conoscenza della presenza, del progetto delle tute nere e dei luoghi in cui si nascondevano; le tute nere avevano anche tentato di concordare azioni con i manifestanti, ma erano stati isolati, come emerge dalle conversazioni”. Questo rende palese la divergenza di valutazione tra i magistrati di Napoli e Cosenza, e fa pensare.

Un po’ di storia
L’articolo 270, che risale al ventennio fascista. Questa norma, era stata inserita nel codice penale per colpire gli avversari del regime. Ma nel 1948, con l’entrata in vigore della costituzione, che sanciva i fondamentali diritti di libertà – come la libera manifestazione del pensiero e di associazione – il significato dell’articolo 270 è cambiato. Da allora la sua applicazione riguarda solo le associazioni sovversive con un programma di violenze volte a sovvertire l’assetto costituzionale e travolgere l’ordine democratico pluralistico dello Stato (non quello economico). Poi c’è stato l’11 settembre 2001, e la norma è cambiata ancora, perché governo e parlamento italiani si sono impegnati a contrastare in maniera più dura il terrorismo internazionale e gli attacchi all’ordine democratico. Con il decreto-legge 18 ottobre 2001 n.374, convertito in legge 15 dicembre 2001 n. 438, ecco l’articolo tirato in ballo dalla Procura di Cosenza, il 270 bis del codice penale – antiterrorismo.
‘Art. 270-bis (Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico). – Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni. Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un’istituzione e un organismo internazionale. Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego’.

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