Mettiamo al bando la parola clandestino

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La redazione dell’Altracittà, giornale della periferia, aderisce all’appello «Mettiamo al bando la parola clandestino», promosso dal gruppo “Giornalisti contro il razzismo”. Condividiamo l’urgenza di modificare la percezione del fenomeno immigrazione a partire dalla trasformazione delle parole usate per rappresentarlo. Ci daremo pertanto da fare in questo senso sia nella scrittura che attraverso la promozione dell’appello stesso.

APPELLO
Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella)

L’appello “I media rispettino il popolo rom” ha ricevuto centinaia di adesioni, moltissime provenienti da giornalisti e “mediattivisti”. Crediamo che sia testimonianza di un disagio diffuso nel mondo dei media. Si diffonde la consapevolezza – come scrivevamo nell’appello – che “i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia”. Resta però difficile individuare forme d’intervento efficaci per contrastare questa deriva.

Durante un seminario a Settignano (Firenze) aperto ai firmatari (giornalisti e no) dell’appello, abbiamo avviato una riflessione su questo tema e abbiamo pensato di compiere un primo passo a partire dal linguaggio, dalle parole che si usano per informare in particolare su rom e migranti. E’ nata così l’idea di definire un glossario minimo, a cominciare da alcune parole che ci pare necessario “mettere al bando”, e di chiedere a chiunque faccia informazione due cose:

1) impegnarsi a non usare queste parole, se e quando si presenti l’occasione di occuparsi di rom e migranti;

2) partecipare a una discussione pubblica sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie.

Siamo consapevoli che le distorsioni dell’informazione e il “ruolo attivo” spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell’uso inappropriato e stigmatizzante delle parole. L’enfasi attribuita a episodi di cronaca riguardanti rom, migranti e in genere “l’altro”; la “etnicizzazione” dei reati e delle notizie; la drammatizzazione e criminalizzazione dei fenomeni migratori; l’uso di metafore discriminanti: sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’informazione distorta e xenofoba. Sono tutti temi che vorremmo affrontare.

Il primo passo che proponiamo, è la messa al bando di alcune parole (vedi il glossario-vademecum per motivazioni e alternative):

– clandestino,
– vu cumprà,
– extracomunitario,
– nomadi,
– zingari,

perché crediamo che un linguaggio corretto e appropriato, quindi rispettoso di tutti, sia la premessa necessaria per fare buona informazione. Altre parole, altre considerazioni dovremo aggiungere in futuro.

Chiediamo intanto a chi si occupa di informazione, di impegnarsi a non utilizzare nel proprio lavoro queste parole. E’ un primo atto di responsabilizzazione e il modo – crediamo – per avviare una seria discussione.

I promotori: Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (quotidiano); Carlo Gubitosa, giornalista Taranto (web); Beatrice Montini, giornalista Firenze (quotidiano); Zenone Sovilla, giornalista Trento (quotidiano)

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