15 dicembre 2018

Messico, repressione violenta

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tutto il mondo è paese: ad Atenco come a Genova una manifestazione pacifica si è trasformata in un massacro.
È successo all’alba del 3 maggio, quando la polizia ha attaccato un gruppo di commercianti ambulanti riuniti ad Atenco, città a una trentina di chilometri dalla capitale Città del Messico, nella quale vivono e lavorano molti gruppi aderenti al Fronte dei Popoli Uniti in Difesa della Terra, movimento che ha sempre sostenuto la Otra Campaña degli zapatisti.
I lavoratori, tutti ambulanti che vendevano i prodotti dei loro terreni sui marciapiedi del mercato di Belisario Dominguez, sono stati aggrediti e in seguito sgomberati. La gravità degli incidenti ha causato la morte di un giovane ambulante di 14 anni, Javier Cortéz, il ferimento di 12 poliziotti e di decine di persone. In seguito agli arresti si sono verificati stupri ed altre violazioni nei confronti dei prigionieri. In poche ore la forza pubblica, con l’aiuto di lacrimogeni e con la violenza tipica delle azioni repressive fuori controllo, ha debellato la rivolta e liberato i poliziotti che erano stati fermati, portando il terrore per le strade del paese e oltre 200 persone in carcere.
Tra i molti arrestati anche il leader del Fronte dei Popoli Uniti in Difesa della Terra, Ignacio del Valle, che partecipava alla protesta nata per bloccare la costruzione di un WalMart (centro commerciale) proprio nell’area in cui commerciano gli ambulanti.
Sembra uno strano caso ma tutto questo è avvenuto mentre il subcomandante Marcos, nelle vesti dell’ormai noto Delegato Zero, si trovava a Città del Messico in una tappa cruciale dell’Otra Campaña proprio in vista delle elezioni presidenziali del 2 luglio. In sostegno alla comunità di Atenco Marcos ha decretato l’allerta rossa nelle giunte di buon governo delle comunità dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale in Chiapas e la sospensione momentanea delle attività dell’Otra Campaña, decidendo di rimanere a Città del Messico a tempo indefinito.
Era dal 2001 che Marcos non concedeva interviste, ma, spinto soprattutto dalle falsità che sono state divulgate dai media corrotti sui fatti di Atenco, ha rotto il suo silenzio con il giornalista Carlos Loret, del notiziario di Televisa; il leader zapatista ha parlato dell’Otra Campaña, delle elezioni del 2 luglio, della sua vita personale e della sua morte, che immagina arrivare con un colpo di pistola che gli trapasserà il passamontagna. Inoltre ha rilasciato una lunga intervista a Herman Bellinghausen, corrispondente del quotidiano la Jornada per l’Altra Campagna, in cui parla degli ideali zapatisti mai sopiti, della lotta per i diritti degli indios, e del fatto che ritiene che nessun candidato alla presidenza offra una soluzione alla crisi dello Stato. Secondo il Subcomandante “Madrazo propone un impossibile ritorno al passato; Calderón l’instaurazione del fascismo, mettendo per le strade l’Esercito e la polizia e López Obrador uno Stato che sia funzionale al capitalismo, benché sia il candidato di sinistra, stabilendo una nuova struttura, che sarà autoritaria e non risolverà i problemi di quelli che stanno in basso”.

Marcos considera questa situazione insostenibile: presto o tardi cadranno tutti quanti, dice, mentre il movimento dell’Otra Campaña è civile e pacifico ed è l’unica possibilità perché il cambiamento, ormai inevitabile, non sia violento.

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