Memoria, celebriamola con i fatti

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Riceviamo e pubblichiamo

comunicato stampa perUnaltracittà-laboratorio politico

27 gennaio: per una Memoria non selettiva che comprenda i diritti di tutti

Ricordare il genocidio degli ebrei e dei rom, l’uccisione di gay e lesbiche, degli asociali e dei detenuti politici avvenuto settanta anni fa è sacrosanto. Fare memoria sugli avvenimenti tragici che sconvolsero l’Europa nella prima metà del secolo scorso è così importante che dovrebbe travalicare le celebrazioni del 27 gennaio e pervadere, nel rispetto delle norme di civiltà vergate nella Costituzione, la nostra vita quotidiana.

Vorremmo così che fosse fatta memoria delle decine di richiedenti asilo politico presenti a Firenze oggi, 2015. Fuggono da guerre e dittature, ma sono trascurati dalle istituzioni e spesso colpiti dalle leggi italiane.

Vorremmo che non fosse tollerata e in qualche misura protetta la ricostituzione di movimenti politici fascisti. Non solo fuori legge per la Costituzione, ma che indisturbati da anni compiono aggressioni, violenze, soprusi nei confronti di coloro che reputano “feccia della società”: immigrati e attivisti politici democratici su tutti.

Vorremmo che il nostro ordinamento giuridico consentisse parità di diritti e nessuna discriminazione per chi compie scelte di genere diverse da quelle concesse dal perbenismo dominante come gay, lesbiche, transgender e bisessuali.

Vorremmo infine che fosse fatta memoria quotidiana della strisciante discriminazione che colpisce i rom a Firenze. Non solo nella cultura dominante per cui sarebbero “tutti sudici e ladri”, ma anche e forse soprattutto per la discriminazione attuata dalle istituzioni. Basti ricordare gli atti del Sindaco Nardella e del Prefetto Varratta che recentemente non hanno esitato ad affrontare la vicenda del decoro di Santa Maria Novella punendo i comportamenti – non i reati attenzione -“di un gran numero di mendicanti, in particolare di etnia rom” contravvenendo alla legge che dal 1998 punisce ogni comportamento discriminatorio che comporti una distinzione basata sull’origine di una persona o sulla sua provenienza geografica.

Se la nostra Memoria è selettiva, e permette la mera celebrazione di atti aberranti lontani nel tempo e nello spazio, ma è incapace di estendere i diritti di cui godiamo a chi soffre la discriminazione quotidianamente nelle nostre città, le celebrazioni di queste ore lasciano il tempo che trovano, semplici liturgie a costo zero di marketing politico.

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