Medicine amare

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Ogni giorno almeno 19.000 persone muoiono di Aids, tubercolosi, malaria e altre malattie infettive “tropicali”. Nonostante le ripetute promesse e gli impegni annunciati nel corso degli anni durante i G8 anche quest’anno 14 milioni di persone moriranno per le stesse malattie. Perché?
La salute è stata un argomento chiave nell’agenda del G8 per molti anni – spiega Nicoletta Dentico, direttore generale di Medici Senza Frontiere Italia – in particolare è stata al centro dell’attenzione nel summit di Okinawa nel 2000 quando venne lanciata un’imponente iniziativa per combattere le malattie infettive. Ritengo che con l’ultimo G8 si sia fatto un notevole passo indietro.
L’attenzione per la salute e la questione dell’accesso ai farmaci nei paesi in via di sviluppo è stata comunque un argomento che ha causato molte discussioni ad Evian e di cui si parla nel documento finale. Quali sono i punti più deboli del “piano d’azione” previsto dagli otto?
Più che di un piano di azione parlerei di un piano di ‘non azione’. Lo scorso gennaio la Francia, come Paese ospitante del G8, aveva proposto una prima bozza di “Piano d’azione per la salute” che conteneva spunti ritenuti da molte Ong interessanti, come ad esempio la piena accettazione della dichiarazione di Doha circa gli accordi internazionali sulla proprietà intellettuale (Trips) e salute pubblica, firmata nel novembre 2001 da tutti i 144 Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Il concetto alla base di questa dichiarazione era che il diritto alla salute era superiore a quello della proprietà intellettuale e quindi garantiva in qualche modo l’accesso ai farmaci per tutti. Nel piano di azione stilato ad Evian ogni riferimento a Doha è stato eliminato e sostituito con il concetto di incremento delle cosiddette ‘infrastrutture’. E quindi: competizione generica per favorire un presunto prezzo equo dei medicinali, diffusione delle tecnologie e ricerca sulle malattie tropicali per nuove terapie. Insomma, in poche parole, il fine è il profitto e non la salute.
Quanto hanno influito le ragioni politiche e l’influenza degli Usa in tutto ciò?
Il testo finale presentato dal G8 è stato sostanzialmente riscritto in risposta alle pressioni statunitensi: il documento è totalmente incentrato sulla protezione degli interessi occidentali piuttosto che di quelli dei Paesi in via di sviluppo. E tutto in nome di una Pax Atlantica e di uno scambio di pacche sulle spalle tra Chirac e Bush.
Ma non pensa che, anche se poco, qualcosa comunque gli Otto abbiano deciso di fare per i paesi più poveri?
Gli impegni del G8 di Evian si concretizzano solo in sussidi alle grandi industrie private coperti dall’alibi della filantropia. L’accesso ai farmaci per tutti, e cito testuali parole del piano, è garantito solo dall’ ‘impegno volontario di lungo periodo delle case farmaceutiche a donare medicinali a un prezzo sostanzialmente scontato’. Senza contare il fatto che in cambio di questa travestita filantropia, le case farmaceutiche possono ottenere una riduzione delle tariffe ed agevolazioni fiscali.
A settembre a Cancun si riunisce il Wto che affronterà nuovamente la questione salute. Cosa dobbiamo aspettarci?
Quello che temo è che il piano annunciato dal G8 porti all’adozione della disastrosa ‘lista Motta’ proposta, sempre in sede di Wto, nel dicembre del 2002 per dare attuazione alla Dichiarazione di Doha, rinnegandone però la portata innovativa. La ‘lista Motta’ mira infatti a limitare il numero di malattie per le quali i Paesi più poveri potranno importare equivalenti generici a basso costo dei farmaci di marca imposti dalle multinazionali. Penso che il piano d’azione del G8 sia stato accolto in modo da avere più forza per far aderire gli Usa alla proposta Motta.

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