13 novembre 2018

Moretti a giudizio per la Strage di Viareggio. I familiari delle vittime: "Dimissioni"

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lo ha deciso oggi il gup di Lucca Alessandro Dal Torrione confermando l’impostazione accusatoria della procura guidata da Aldo Cicala.

A processo va anche Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. Il dibattimento inizierà il prossimo 13 novembre. I reati contestati dalla Procura di Lucca sono, a vario titolo, disastro ferroviario colposo, incendio colposo e omicidio e lesioni colpose plurime.

TRADITA LA SICUREZZA SUL LAVORO ”Un bel sospiro di sollievo, si comincia a fare giustizia”, commenta Daniela Rombi, presiente del Comitato ‘Il mondo che vorrei’ e madre di Emanuela, una delle 32 vittime della strage. A giudizio anche 9 società (tra cui alcune del Gruppo Fs) che rispondono ai sensi della legge 231/01 per non aver ottemperato alle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il 29 giugno 2009 il treno merci 50325 Trecate-Gricignano deragliò alle 23.48 al passaggio nella stazione di Viareggio. Da una delle 14 cisterne, perforatasi durante l’urto, fuoriusci’ del Gpl che si diffuse ed esplose: la vicina via Ponchielli fu praticamente distrutta dallo scoppio e dalle fiamme e 32 persone, tra cui dei bambini, morirono, il giorno stesso o nei successivi. I feriti, alcuni gravi, sono stati 25. Ai funerali solenni, che si svolsero il 7 luglio allo Stadio dei Pini, parteciparono 30 mila persone.

IL PROCESSO CHIARIRÀ LE RESPONSABILITÀ Il rinvio a giudizio dei 33 imputati per la strage di Viareggio ”è un fatto positivo. La decisione del giudice si basa sulle carte e le carte parlano”. Lo ha detto Valentina Menichetti, sorella di Emanuela, una delle 32 vittime della strage di Viareggio, commentando la decisione di oggi del gup di Lucca. ”La sede giusta dove chiarire ogni dubbio – ha continuato Valentina – è il dibattimento. Come abbiamo fatto per l’udienza preliminare, anche lì saremo sempre presenti”. Valentina Menichetti è figlia di Daniela Rombi, la presidente dell’Associazione ‘Il mondo che vorrei’, che raggruppa i familiari delle vittime della strage. Le ”dimissioni immediate di Mauro Moretti” vengono intanto chieste dal Codacons e dai familiari delle vittime. L’associazione di consumatori annuncia ”un dossier circa la pessima gestione delle Ferrovie da parte dell’Ad Moretti”. ”In qualsiasi paese civile, l’amministratore di una società coinvolto in un processo così importante avrebbe rassegnato le proprie dimissioni – spiega il Codacons – Moretti deve lasciare le Ferrovie come forma di rispetto verso le vittime dell’incidente e i loro familiari. Solo in Italia i vertici delle grandi aziende rimangono attaccati alle proprie poltrone anche quando finiscono sotto processo”. Stessa richiesta da parte dei familiari delle vittime: ”Moretti, gli altri Ad delle società Fs e soci, prima indagati, poi imputati, adesso rinviati a giudizio cosa aspettano a rassegnare le dimissioni? – scrive in una nota l’associazione 29 giugno – Moretti deve dimettersi da Ad di Fs, ritirare tutti i provvedimenti disciplinari (licenziamenti, sospensioni, ecc.) nei confronti dei ferrovieri impegnati sulla sicurezza e la salute, affrontare il processo senza alcun tentativo di fuga”.

UN PASSO INDIETRO ”Ora Moretti deve fare non uno ma due passi indietro, anzi, devono farglieli fare perché da solo non li farà”. Lo ha detto Riccardo Antonini, il ferroviere licenziato, che nell’ambito dell’udienza preliminare per la strage di Viareggio ha svolto un ruolo di consulente per la Cgil e per alcuni familiari delle vittime. Parlando del rinvio a giudizio dei 33 imputati, fra i quali l’ad di Fs Mauro Moretti, Antonini ha poi aggiunto: ”Le carte parlano chiaro, ce l’abbiamo messa tutta perché fossero carte scoperte e non, come avvenuto in altri casi, coperte”. Intanto i familiari delle vittime annunciano che scriveranno una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinchè tolga il cavalierato all’ad di Fs Moretti.

NO AL RINNOVO Il 25 luglio prossimo intanto sarà discusso il tema del rinnovo dei vertici di Ferrovie dello Stato, Moretti compreso. Per Ornella De Zordo di perUnaltracittà “considerato che Moretti è il cardine del fallimentare sistema ferroviario italiano, fondato solo sull’Alta velocità a discapito del trasporto pendolare e visto che le sue responsabilità non sono solo in una governance di Fs lontana dai bisogni reali dei cittadini ma oltre a Viareggio anche per gli inutili cantieri della Tav fiorentina finiti sotto inchiesta per truffa e infiltrazioni della camorra, un rinnovo sarebbe davvero grave.”

Mauro Moretti

IL RACCONTO DELLA STRAGE Il cadavere del piccolo Luca Piagentini venne trovato all’alba. Da ore, in quei metri i vigili del fuoco stavano combattendo con le fiamme, stavano scavando fra le macerie. Ma quel corpicino carbonizzato nell’auto nessuno lo aveva visto. Se ne accorse un soccorritore, per caso. Urlò, quasi svenne. Luca aveva cinque anni: i genitori lo avevano portato là sperando di salvarlo. La famiglia Piagentini abitava davanti alla stazione di Viareggio. Il 29 giugno 2009, alle 23.48, un convoglio con 14 cisterne cariche di gpl deragliò appena entrato nello scalo ferroviario: il primo carro e altri quattro si rovesciarono. In una cisterna si aprì uno squarcio di 40 centimetri. Il gpl fuoriuscì: tre minuti dopo gli scoppi. Le abitazioni di due strade, via Ponchielli e via Porta Pietrasanta, vennero investite dal fuoco.

TRENTADUE LE VITTIME. Della famiglia Piagentini sono sopravvissuti Leonardo, 8 anni, ed il padre Marco, che, per mesi, ha combattuto con la morte: aveva ustioni sul 95% del corpo. Non ci sono più mamma Stefania, 40 anni, e l’altro figlio, Lorenzo, 2 anni, che mori’ due giorni dopo al pediatrico Meyer di Firenze. La conta delle vittime si è fermata a quota 32 solo sei mesi dopo, nel dicembre 2009, quando all’ospedale di Pisa morì Elisabeth Guadalupe Silva, 36 anni. A impedire che il disastro avesse conseguenze ancor più terrificanti furono due ferrovieri in servizio alla stazione: bloccarono l’arrivo di un Intercity, altrimenti sarebbe entrato nello scalo mentre il fuoco devastava persone e case. Mentre il lavoro dei vigili del fuoco scongiurò il moltiplicarsi delle esplosioni: per ore spararono acqua sulle cisterne cariche di gas rimaste sui binari. Il rischio era che il calore innescasse altri scoppi. Allarmi, sirene, colonne di camion, soccorritori, ambulanze, carabinieri, poliziotti, volontari, protezione civile.

IL CIELO ERA ARANCIONE Case in fiamme, lingue di fuoco dai tombini, fumo, grida, pianti. ”Mi affacciai alla finestra – raccontò un abitante della zona, Mauro, il giorno dell’anniversario – e vidi delle torce umane che si muovevano. Non riuscivo a capire. Mia moglie mi tirò per i capelli dicendomi di scappare. Ricordo noi sull’auto che ci allontanavamo. Dietro le fiamme e l’inferno. Sopra un cielo che di colpo si era fatto arancione”. Roberto Fochesato era uno dei macchinisti alla guida del treno deragliato. Per poter parlare di quella notte ha dovuto aspettare molto. Alla vigilia dell’anniversario, però, si fece coraggio: ”Quella scena l’ho sempre davanti agli occhi – raccontò – Io e il mio collega che iniziamo a correre mentre una coltre di gpl avanza a due metri da terra. Trovammo rifugio nella sede della Croce verde, non ricordo come ma ce la facemmo. Poi l’esplosione. Ho vissuto l’inferno. I vetri che vanno in frantumi, un signore accanto a me con i capelli bruciati…”.

Fonte Agenzie

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