Manovra, ultima goccia: licenziare è più facile. Martedì 6 sciopero, dove e come in Toscana

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“Se la destra intende cancellare lo Statuto dei lavoratori lo dica e non si nasconda dietro norme implicite”, tuonava Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Partito democratico, il 17 agosto quando la manovra bis iniziava il suo iter al Senato. E’ stato accontentato: se prima l’articolo 8 tanto caro al ministro del Welfare Maurizio Sacconi rappresentava un furbo escamotage per aggirare l’articolo 18 dello Statuto (che vieta il “licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo”), oggi, con l’approvazione in commissione Bilancio di due emendamenti della maggioranza, è tutto scritto nero su bianco.

Sì perché d’ora in poi i contratti di lavoro potranno essere discussi e firmati anche in deroga alle leggi vigenti e soprattutto alle “regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali”. E fra le materie suscettibili “a deroga” ci sono anche i licenziamenti. Ma a chi spetterà l’onere di sottoscrivere questi patti con le aziende? Lo chiarisce un secondo emendamento accolto dalla commissione parlamentare: alla maggioranza delle rappresentanze sindacali interne a una determinata ditta, Rsu o Rsa che siano.

In altre parole, con l’accordo dei “suoi” sindacati, l’azienda conquisterà il diritto al licenziamento facile a meno che l’allontanamento dal posto di lavoro non sia in contrasto con la Carta costituzionale o vietato da altri “vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro”. Non è stata toccata invece la parte dell’articolo che vieta i licenziamenti delle donne in concomitanza di matrimonio e gravidanza.

Durissime le critiche che arrivano da Cgil, Pd e Italia dei Valori. Il segretario generale Susanna Camusso definisce la legge “anticostituzionale”, una normativa che mira unicamente a “distruggere l’autonomia del sindacato” e chiama gli italiani a partecipare in massa allo sciopero generale previsto per martedì prossimo, in concomitanza  con l’arrivo in Aula della manovra.
Antonio Di Pietro parla invece di un governo che ha in odio i lavoratori, sottolineando come questo articolo non abbia niente a che vedere con i disastrati conti pubblici “perché non ha ritorni di tipo economico”. Al contrario il governo ha sempre sostenuto, fin da tempi non sospetti, almeno dal 2002 quando la Cgil di Sergio Cofferati portò 3 milioni di persone in piazza a difesa dell’articolo 18, che dare alle aziende la possibilità di licenziare senza troppi problemi sia uno strumento essenziale per crescita e ripresa economica. Tant’è che la norma è inserita nel capitolo “sviluppo” della Finanziaria.

Anche il Pd non usa mezzi termini per bocciare l’approvazione degli emendamenti giudicati una vera e propria “destrutturazione del diritto del lavoro”, come ha detto Achille Passoni, membro della commissione Lavoro a Palazzo Madama. Il senatore poi sottolinea il rischio più grave: “Che tre amici al bar si possano mettere d’accordo con l’imprenditore e stipulare un accordo aziendale, con contenuti devastanti per tutti i lavoratori”. E cioè il pericolo che, all’interno di una singola azienda, possano sorgere i cosiddetti “sindacati gialli”, rappresentanze fantoccio create apposta per firmare accordi di comodo con la proprietà a nome di tutti i dipendenti. Una possibilità che la Cisl di Raffaele Bonanni esclude a priori: “Solo i sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale e territoriale possono siglare intese a livello aziendale”. Caustica la replica della Camusso: “Un dirigente sindacale dovrebbe essere in grado di leggere le carte”.

Tutte critiche che Sacconi rispedisce al mittente. “Non ha senso parlare di libertà di licenziare”, si difende il ministro. Ma anche il 14 agosto, quando assieme ai colleghi Giulio Tremonti e Roberto Calderoli illustrava i contenuti della manovra, il titolare del Welfare giurava che l’articolo 18 non sarebbe stato toccato per essere clamorosamente smentito tre giorni dopo. Quando una nota diffusa dall’ufficio Studi del Senato mette nero su bianco che l’articolo 8 della manovra prevede implicitamente la possibilità di derogare le leggi in vigore, Statuto dei lavoratori compreso. Un parere tecnico e non politico. E quindi ancora più pesante.

Lorenzo Galeazzi da Il Fatto Quotidiano

LE MANIFESTAZIONI IN TOSCANA

Arezzo
Ore 9.00 – Concentramento in Piazza del Rossellino. Corteo per le vie cittadine.
Ore 11.00 – Conclusione in Piazza S. Jacopo, con musica, interventi vari. Concluderà Rosario Strazzullo, CGIL nazionale.
Firenze
Ore 9.00 – La manifestazione provinciale partirà da piazza Cavalleggeri, di fronte alla Biblioteca Nazionale, il corteo sarà aperto da una banda musicale e si snoderà per le vie del centro passando da Piazza Signoria.
Ore 12.00 – Piazza Santa Maria Novella, comizio conclusivo di Alessio Gramolati Segretario Generale della CGIL Toscana
Grosseto
Dalle ore 9 di lunedì 5 presidio di 24 ore in Prefettura. Notte bianca di lotta con iniziative, raccolta di firme, musica, interviste ecc. –
Manifestazione di martedì 6: ore 9.30 concentramento dinanzi alla Prefettura. Corteo per le vie cittadine aperto da banda di musicisti di strada.
Ore 11.30 – Piazza S. Francesco: interventi conclusivi (tra i quali ANPI). Conlude Franco Nasso, segreario generale FIL CGIL.
Livorno
Ore 9.00 – concentramento in piazza Magenta, il corteo sfilerà lungo le vie del centro per arrivare in Piazza Civica dove hanno sede le istituzioni.
Concluderà la manifestazione Daniele Quiriconi Segretario Confederale CGIL Toscana.
Lucca
Ore 9.30 – concentramento in Piazza Santa Maria. Corteo.
Ore 12.00 – Piazza San Francesco – Comizio conclusivo di di Giampaolo Mati Segretario Generale CGIL Lucca
Massa
Ore 9.00 – concentramento presso la Ex Eaton. Corteo cittadino.
Ore 12.00 – Piazza Mercurio – Comizio Conclusivo
Pisa
Ore 10.00 – Presidio davanti alla Prefettura, in Piazza Mazzini. Comizio con conclusioni di Dalida Angelini, Segretaria Confederale CGIL Toscana.
Pistoia
Ore 10.00 – Presidio in Piazza Duomo davanti alla Prefettura.
Prato
Ore 9.30 – Concentramento in Piazza Mercatale. Corteo con comizio conclusivo in Piazza delle Carceri. Raccolta delle firme contro l’abolizione delle festività.
Siena
Ore 9.00 – Concentramento alla Lizza. Ore 9.30 – Partenza corteo.
Ore 11.00 – Interventi conclusivi in Piazza Salimbeni

0 Comments

  1. Mario

    Noi cittadini e cittadine di Firenze aderiamo allo sciopero del 6 settembre promosso dalla CGIL, perché lo riteniamo importante e necessario.

    E’ uno sciopero che non riguarda soltanto il mondo del lavoro, ma l’insieme della società italiana: i movimenti contro le privatizzazioni dei beni e servizi pubblici, per la dignità del lavoro e contro la precarietà, contro gli interventi e le spese militari, contro il razzismo, contro le grandi opere inutili o dannose, assieme ai diversi soggetti dell’associazionismo e del volontariato, e a tutti e tutte coloro che hanno portato avanti in questi mesi esperienze di lotta, per difendere la democrazia e la Costituzione.
    Questa giornata è tappa di un percorso per far cadere l’attuale governo e per la costruzione di una risposta alternativa alla crisi in atto.
    Parteciperemo quindi alla manifestazione di Firenze, per chiedere un cambio radicale della manovra finanziaria, per difendere le feste civili del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno, vera carta di identità per una Repubblica nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro, per difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, per difendere la vittoria referendaria del 13 giugno.
    PER ADERIRE: http://www.petizionionline.it/petizione/firenze-il-6-settembre-insieme-allo-sciopero-generale/4945

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