14 novembre 2018

Malika non aveva disturbi psichiatrici. Lo dice chi l'ha visitata

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di Stefania Valbonesi per StampToscana

Una cartella clinica interessante, quella di Malika Yacout, la giovane donna marocchina che 7 anni fa, precisamente il 3 dicembre 2004, subì a Firenze un violento sfratto corredato da due iniezioni di antipsicotici pur essendo alla ventesima settimana di gravidanza.

Una cartella dove si sovrappongono relazioni di medici della psichiatria di Santa Maria Nuova, dove la donna si risvegliò in seguito a quello che può definirsi un trattamento sanitario obbligatorio di fatto, che vide la disposizione del professor Andrea Ballerini (al tempo responsabile del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura, conosciuto con l’acronimo SPDC, di Santa Maria Nuova) di dimetterla immediatamente in quanto non veniva riscontrata alcuna patologia psichiatrica che ne giustificasse il ricovero e la permanenza nella struttura.

Una relazione interessante, in quanto anche la dichiarazione, contenuta nella cartella della giovane marocchina cittadina italiana da quasi vent’anni, che avesse precedentemente avuto relazioni con il centro di salute mentale, viene chiarita da un altro certificato, quello della dottoressa Francesca Musacchia, al tempo medico che aveva incontrato Malika Yakout, che certifica, nel giorno 20 luglio 2010, che “in data 9 febbraio 2004 (esattamente il periodo citato dalla cartella di degenza) ho visto la signora per una visita per interruzione di gravidanza”. In altre parole, quell’accesso al centro di salute mentale era dovuto a tutt’altre ragioni rispetto ad una supposta, ma mai accertata, patologia di tipo psichiatrico.

Anzi: proprio oggi 25 ottobre, il professor Andrea Ballerini, attualmente a Careggi, con un certificato scritto e firmato di suo pugno, attesta che “sulla base della cartella di ricovero in SPDC dal 3 .12.2004 al 6.12.2004, la signora Malika Yacout, nata il 31.01.1966 in Marocco, all’epoca del ricovero presentava un “disturbo d’ansia reattiva” (come registrato all’epoca) e non presentava disturbi psicopatologici nè alla serie affettiva nè nell’area schizofrenica (come attestano le relazioni in cartella)”.

Una valutazione che ha alcune conseguenze, prima fra tutte la domanda che in questi sette anni è stata continuamente fatta e non ha ancora trovato risposta: su quali elementi il medico che praticò le iniezioni ritenne di dovere agire, iniettando su una donna alla ventesima settimana di gravidanza dei medicinali che persino nellle informazioni fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità sono ritenute particolarmente pericolose per il feto? E perchè l’ufficiale giudiziario ritenne di non potere rimandare uno sfratto in cui il soggetto esibiva, oltre l’evidente stato di gravidanza, certificati medici che attestavano la necessità di quiete per non danneggiare il corso della gravidanza stessa e dunque il feto, tanto che richiese la sedazione di Malika?

Malika Yacout nel corso della “degenza” fu visitata da 6 medici di psichiatria, più il responsabile, Andrea Ballerini, e nessuno riscontrò qualcosa che andasse al di là del “disturbo d’ansia reattiva”. In compenso, la psicologa che attualmente segue la donna, la dottoressa Piera Spannocchi, spiega: “L’unico problema che ho riscontrato in Malika Yacout è il trauma del violento sfratto cui è stata sottoposta, trauma che rimane aperto”. Un trauma che verrà sopito solo quando finalmente qualcuno risponderà a quella terribile domanda: può una donna incinta essere iniettata senza che nessuno ne diagnostichi distrubi psichiatrici tali da giustificare la procedura e senza che la procedura stessa segua le regole severe che è necessario seguire per legge, prima fra tutte l’assenso di un altro medico?

Una testimonianza, seppure indiretta, della “regolarità” del comportamento di Malika viene dalla madre di una bimba compagna di classe della figlia. “Non ho mai riscontrato anomalie nel comportamento di Malika – sostiene la dottoressa Stefania Nicasi, anch’essa psicologa – visto che abbiamo sempre avuto il normale rapporto che intercorre fra le madri degli allievi della stessa classe, che si ritrovano per comuni interessi dei bambini, festicciole, attività sportive eccetera. Conobbi la storia solo dopo qualche tempo”.
Infine, per quanto riguarda le conseguenze sulla bambina che all’epoca Malika portava in grembo, la relazione prodotta dal dottor Montinari, medico chirurgo con vari incarichi pubblici anche presso le forze dell’ordine, per quanto chiara nel segnalare il pericolo dei medicinali iniettati (Largactil e Fargeness) nello sviluppo del feto, non è stata ritenuta sufficiente per provare un nesso diretto con la grave encefalopatia che affligge la piccola.

Una battaglia su cui tuttavia non è ancora stata scritta la parola fine.

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