Malati a carico delle famiglie E Firenze non paga le quote

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Sono circa 2000 a Firenze le famiglie costrette dal Comune, che non paga la sua quota, a tirar fuori dai 1.500 ai 2.000 euro al mese per far fronte alle rette di degenza dei propri cari non autosufficienti ospiti di Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). Si tratta di invalidi al 100% e di anziani ultrasessantacinquenni che, avendo bisogno di cure ed assistenza continue da parte di personale qualificato, non hanno altra scelta che mettersi in lista per entrare in una RSA. Le rette, complessivamente, variano tra i 3000 euro al mese fino ad arrivare in alcuni casi a 4500 euro, di cui il 50% è a carico del Servizio Sanitario Nazionale e l’altro 50% a carico del Comune. La legge 328/2000 prevede che i Comuni possano chiedere un contributo percentuale secondo i parametri ISEE (un indice di benessere che tiene conto di vari fattori) riferiti alla “situazione economica del solo assistito”. In realtà si assiste ad una violazione continua e prolungata di questa legge, poiché i Comuni calcolano la quota di retta a carico dell’utente tenendo conto non del suo solo reddito, ma anche del reddito del suo nucleo familiare e ne richiedono il pagamento ai parenti. Prassi che di fatto mette in ginocchio intere famiglie costrette a pagare cifre esorbitanti rispetto al proprio reddito. “Si tratta di una precisa strategia dell’Anci (Associazione Comuni d’Italia), diretta dal sindaco Domenici”, accusa Gianfranco Mannini dell’Aduc, “altrimenti non si capisce come mai non prevedano in bilancio la voce per l’assistenza sanitaria agli anziani non autosufficienti le cui cure rientrano nei “livelli essenziali di assistenza”. Stiamo parlando di persone malate, che, se lasciate sole, non sopravvivono. Per queste persone l’assistenza dovrebbe essere gratuita”. Lory ha avuto il padre a letto, gravemente malato, per più di quindici anni. “Ho dovuto far fronte ad un impegno di spesa annuale di oltre 17.000 euro”, racconta, “e mi ritengo anche fortunata se penso a situazioni più difficili della mia, che avevo solo un figlio ed un buon lavoro”. Quanti soldi dovrebbe tirare fuori il Comune, se rispettasse la legge che lo obbliga a pagare? Circa un milione e mezzo di euro al mese (calcolato l’assegno di accompagnamento che eroga di già). Quasi 18 milioni l’anno. Nei prossimi giorni è attesa la sentenza del TAR Toscana che potrebbe condannare il Comune e rivoluzionare il sistema delle rette. Due utenti dell’Aduc che, a fronte di un reddito annuo di poche migliaia di euro (composto da pensione di invalidità e indennità di accompagnamento) si sono visti richiedere dal Comune cifre di oltre 14 mila euro all’anno per il solo fatto di avere un parente che percepisce anch’egli una pensione o uno stipendio, hanno fatto ricorso al TAR, chiedendo ed ottenendo – con provvedimenti per ora solo cautelari – la rideterminazione della retta sulla sola base del loro reddito. Da 1.500 euro al mese, sono passati a pagarne 249. “Una sentenza positiva a settembre annullerebbe il regolamento del Comune di Firenze”, afferma Emmanuela Bertucci, uno degli avvocati difensori dell’Aduc, “costringendolo ad emanarne uno nuovo, conforme alla normativa nazionale. Sarebbe un precedente molto importante per tutta la Regione, e non solo”. All’RSA “Le Civette”, a San Salvi, è nato l’Organismo di Rappresentanza Ospiti (ORO), per dare voce agli anziani non autosuf- ficienti della struttura, non più in grado di tutelare da soli i loro interessi. “Alla luce delle ultime battaglie intraprese per la difesa degli interessi degli utenti delle RSA”, ci dice Massimo Agapito, presidente di ORO, “noi speriamo che si formino degli organismi di rappresentanza come il nostro in tutte le strutture di accoglienza sanitaria, con lo scopo di tutelare i diritti di persone gravemente malate, una realtà che colpisce, purtroppo, molte famiglie e che andrà ad aumentare, visto il numero crescente di anziani nella nostra società”. I primi di settembre i senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, parlamentari del Partito Radicale – PD, hanno presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro Salute e Politiche sociali, chiedendo se intende attivarsi per dare attuazione alla legge già in vigore, prevedendo “idonee misure compensative a benefi- cio di coloro che si trovino o si siano trovate costrette a pagare, pur nella consapevolezza dell’ingiustizia ed illegittimità della pretesa”. Gianfranco Mannini non nasconde una certa preoccupazione per l’esito della sentenza. “Mi è giunta voce che la politica sta cercando di mettere mano sulla giustizia”, ci dice. “Il TAR potrebbe indicare una “via di fuga” giuridica per il Comune. Questo spiegherebbe anche il ritardo della sentenza”.

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