"Magari fossi Ruby!". Un'insegnante s'interroga sulla morale dei nostri figli

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Mila Spicola da l’Unità

1.Roberto F., 3 P, 14 anni, mi ha firmato un disegno con “Silvio Berlusconi”. “Smettila, togli quella firma e metti il tuo nome” “Proessorè, picchì? A lei un ci piacissi essiri u cchiu riccu chi c’è e aviri tutti i fimmini chi si vonnu?”. Non penso ci sia bisogno di tradurre. Nell’inverno del 2008 qualcuno mi firmava i disegni come “il capo dei capi”.
2.Silvia G., 2 R, 13 anni, sorella minore di Flavia, 17 anni già mamma di un bimbo. “Magari fossi così bella, certo che lo farei, proessorè, a lei un ci piacissi assistimarisi pi tutta la vita? Lei e tutta la famiglia sua, proessorè?”
3.Ho ingoiato amaro, indecisa se parlar loro delle cose giuste e di quelle sbagliate, oppure se ..cavolo…hanno solo 13 e 14 anni e hanno il diritto di essere fanciulli, innocenti si diceva un tempo, non di assistere a questo fango. Eppure il fango si diffonde anche nelle loro vite. Vietato ai minori, si diceva un tempo. Quando è finito quel tempo?
4.Luisa, 22 anni, è una splendida ragazza iscritta al secondo anno a ingegneria, figlia di un caro amico avvocato. Sul suo profilo di facebook campeggia una foto che sembra la pagina di un calendario. “Che c’è di male a esser belle? E sono pure intelligente, cosa volete dirmi? E’ una colpa esserne fiera? Della bellezza e dell’intelligenza? E se trovo un pollo da raggirare amen, peggio per lui”.
5.Un alto dirigente del PD siciliano mi ha confessato qualche giorno fa: “Beato lui che può permetterselo”. “Lui chi scusa?”. “Lui, lui. Berlusconi”.
Io sono completamente esterrefatta. Non ditemi che il problema sia solo lui. Lui, lui. Berlusconi. Qua mi sa che tutta Houston, ops, l’Italia, abbia un problema. E ben più grave di quello che sembra. Altro che dimissioni del premier, altro che costituirsi al giudice. Una buona parte dell’Italia, attenzione, non tutta, ma una buona parte sì, potrebbe accompagnarlo da quel giudice perché ne vorrebbe condividere il peccato. Una buona parte dell’Italia vorrebbe trovarsi al posto suo, perché non ci trova nulla di male, anzi, tutto il bene che si immagina.

E se tutto il bene che si immagina per la propria vita è quello beh, il problema non è più “politico”, come si affannano a ripetere da destra a sinistra, ma morale, identitario, collettivo, etico. Attenzione: non moralistico, il problema è morale: quell’insieme di comportamenti condivisi che distinguono il carattere sociale di un popolo.

Parlo di ciò che è condannabile e ciò che non lo è nei comportamenti singoli, così come ritiene la maggior parte delle persone, a maggior ragione di chi ci rappresenta.
In questo non ce la passiamo affatto bene. No.

Cercherò di spiegarlo a Roberto F. e a Silvia G. nel poco tempo che trascorro con loro, non con parole o discorsi, ma con fatti e confronti: presenti e passati e con comportamenti.
Ma agli altri, a tutta quella buona fetta di italiani che pensano che il “problema sia politico” (e mi riferisco all’assurdo che mi capita di sentire persino da esponenti politici dell’opposizione) e che “sono solo fatti suoi”, chi glielo va a spiegare che no, non sono più “semplicemente fatti suoi”, ma bensì nostri.

Perché Lui, in questo momento è noi e io, scusate se lo ribadisco, non voglio affatto essere Lui, men che mai Ruby. E non voglio affatto che lo vogliano i miei alunni, come anche la bella e intelligente figlia dell’avvocato che è cresciuta in 20 anni di trash televisivo e politico.

Voglio dire che il peggio di tutto questo incubo è che i nostri figli guardano e o copiano o condannano.

E come disse Garibaldi da Caprera: non è certo questa l’Italia che avevo in mente.

O no?

0 Comments

  1. fiorenza corsetti

    cara professoressa,come la capisco.Fortunatamente sono stata insegnante molti anni fa ed erano altri tempi.Da una ventina d’anni l’Italia è in un incubo,i giovani sono frastornati,guardano le tv del grande fratello,seguono i delitti che ogni giorno vengono raccontati,sentono che è semplice fare soldi se si abbandonano le regole morali,sentono che basta la raccomandazione di uno che può per avere un posto di lavoro.Basta sentire uno dei cosiddetti “responsabili” che alla domanda “che posto vorrebbe nel prossimo rimpasto di governo?” ha risposto.”uno qualsiasi”.Se questa è la serietà che si trasmette ai nostri figli e nipoti,cosa c’è da aspettarci?Speriamo tutti che qualcosa cambi al più presto prima che lo sfacelo sia irreversibile.Con ossequio

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