Luzzi, chi resta e chi va

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del 16 ottobre scorso, assessore con delega alle politiche sociali, e Eugenio Baronti, assessore con delega alla casa – del Movimento di Lotta per la Casa e di molti altri soggetti, dalla Fondazione Michelucci, al Dipartimento Urbanistica dell’Università di Firenze, dalla Consulta Immigrazione dell’ANCI, all’ARCI Toscana, solo per citarne alcuni.
Un tavolo ampio per arrivare ad una soluzione la più condivisibile per tutti, per allontanare lo spettro dello sgombero imminente e cercare nuove strade di progettualità che il Luzzi, per quello che fino ad oggi ha rappresentato, merita.
Questi sinteticamente alcuni punti dell’accordo: la struttura non sarà venduta ai privati, l’ex sanatorio manterrà una destinazione pubblica e di utilità sociale, e avrà funzioni legate all’accoglienza dei migranti. Prevista in pratica la realizzazione di una struttura polifunzionale, al cui interno saranno alloggi per l’emergenza abitativa accanto ad un grande spazio per l’accoglienza. Per le famiglie sono previste soluzioni diversificate: si è accettata l’idea di una loro sostanziale diminuzione, mentre una parte potrà rimanere, anche se non in pianta stabile. In particolare, una settantina di persone, tra i nuclei familiari più problematici, lasceranno la struttura secondo quanto verrà stabilito dall’assessorato di Salvatori, che si farà carico di trovar loro un posto dove andare e dei percorsi di inserimento lavorativi; un altro centinaio di persone, delle famiglie con minori difficoltà, lasceranno il Luzzi e saranno presi in carico dal Movimento di Lotta per la Casa. Per chi resta, e non sarà certo facile, si partirà con il progetto che porterà il Luzzi a diventare presidio di servizi culturali per il territorio e centro aperto all’accoglienza temporanea.

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