Luzzi, trasloco per 70 occupanti

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di Ernesto Ferrara

Luzzi, stamani comincia lo sgombero. Alle 9, dopo quasi 4 anni, vanno via i primi settanta occupanti. Per lo più famiglie con bambini, la maggior parte romeni. Sono un´avanguardia, la prima tranche. Il primo, piccolo pezzo di una svolta

un occupante (Foto Giulio Di Meo)
un occupante (Foto Giulio Di Meo)

. Il primo, timido e però significativo passo verso la fine di quella che negli anni scorsi al Ministero dell´Interno era stata definita «l´occupazione abusiva più a rischio di tutta Italia». Lassù ancora oggi vivono 340 persone, all´inizio erano anche 450, in questi anni l´ex sanatorio è diventato un vero e proprio villaggio, un porto per molte povertà.

Un posto difficile, in tutto quattro edifici sulla collina di Pratolino ricadenti sul territorio di Sesto che l´Asl, proprietaria, ha lasciato vuoti più di dieci anni fa e che dal gennaio 2006 – contro la volontà dei residenti delle case intorno, dei Comuni di Sesto e di Vaglia e nell´impotenza dell´Asl – sono diventati la casa di decine di famiglie, diseredati, donne, bambini e disabili di 11 nazionalità diverse: rumeni, turchi, marocchini, tunisini, croati, anche italiani, ma pochi. Persone sul cui capo dal 23 settembre 2008 pende un´ordinanza di sgombero firmata dal sindaco di Sesto Gianni Gianassi ma mai attuata dalle forze dell´ordine. Per questo settanta di loro, prima dell´arrivo della polizia, prima di uno sgombero forzato più volte rimandato ma sempre temuto hanno accettato – d´accordo con la Regione Toscana che coordina il tavolo istituzionale per la gestione dell´emergenza Luzzi e sta insistendo per la strategia dello sgombero «soft» – di andarsene. I primi partono oggi alle 9.

Con le valigie, i vestiti, gli oggetti più cari, chi porta con sé il comodino, chi la lampada, chi la fisarmonica. Già ieri era quasi tutto pronto. Stamani salgono sui pullmini messi a disposizione dalla Regione: direzione Livorno, Arezzo, Sesto Fiorentino, altri comuni della Toscana. Per loro non è uno sgombero, più che altro è un trasloco. Un trasferimento dal vecchio sanatorio ad appartamenti messi a disposizione da reti associative e Comuni dove per qualche tempo vivranno grazie a contributi regionali, poi dovranno iniziare a pagare. Nel vecchio Luzzi resteranno 270 persone. Che il sindaco di Sesto chiede di sgomberare subito e che invece la Regione pensa di sistemare «a rate», poco alla volta, a seconda dei posti e delle strutture di accoglienza che man mano si rendono disponibili in giro per la Toscana. Così pensa l´assessore alla casa Eugenio Baronti: «Occorre in tutti i modi evitare scontri con gli occupanti: se tutto va per il meglio entro un anno, forse qualcosa in più, si può liberare tutta la struttura».

«Oggi facciamo il primo passo, il resto dell´operazione sarà condotta insieme alla Prefettura, ai Comuni, alla Asl e alle forze dell´ordine cercando la massima collaborazione», aggiunge pure l´assessore al sociale Gianni Salvadori. E persino Lorenzo Bargellini, il leader del Movimento di lotta per la casa che gestisce decine di occupazioni abusive a Firenze compresa quella del Luzzi, prende un impegno: «Se si rinuncia alla logica dello sgombero entro un anno, al massimo un anno e mezzo, una soluzione si potrebbe trovare anche per il resto degli occupanti di Pratolino». La questione resta aperta. Anche perché nemmeno la Regione ha ancora chiaro come farà a impedire che, una volta andate via oggi le prime settanta persone, altrettante ne arrivino a sostituirle rendendo inutile lo sforzo. E poi c´è il futuro. Cosa fare della gigantesca struttura?

A cosa destinarla, una volta liberata? Baronti lavora a un progetto non ancora approvato né finanziato ma che ha già esposto in giunta: fare del Luzzi un centro regionale di ricerca e formazione per l´agricoltura biologica in cui coinvolgere l´Università di Firenze, destinando i 35 ettari del bosco che recintano la struttura a coltivazioni sperimentali in cui far lavorare, attraverso convenzioni con le associazioni, anche parte degli attuali occupanti. Un progetto tutto da elaborare: ma su cui già fioccano i no.

[Fonte: La Repubblica]

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