Luzzi, architetti e urbanisti: "La Regione è ambigua, non ci stiamo"

image_pdfimage_print

di Floriana Pagano

“Non esiste nessun documento approvato dalla Giunta regionale sulla nuova destinazione dell’ex ospedale Luzzi”; queste le parole del Presidente della Regione Toscana in un comunicato del 16 settembre scorso, documento concordato con il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi e il sindaco di Vaglia Fabio Pieri. Pur apprezzando il lavoro di quanti si stanno impegnando per trovare una soluzione al futuro dell’immobile, in quanto gli occupanti non hanno e non potranno avere alcun diritto all’utilizzo dell’immobile”.

Parole che sono arrivate come macigni sul lavoro fin qui svolto della Fondazione Michelucci e dal Dipartimento di urbanistica e pianificazione del territorio dell’Università di Firenze, vincitrici del bando regionale “Housing frontline. Modelli di inclusione abitativa e sociale attraverso processi di autocostruzione e autorecupero”, una ricerca dedicata alle situazioni di esclusione abitativa come, appunto, è il caso del Luzzi occupato.

Da qui l’amara risposta degli architetti impegnati in questo difficile lavoro che, con lettera aperta indirizzata al Presidente Martini, comunicano la decisione di sospendere il loro impegno. Il lavoro in questione, scrivono i ricercatori, era finalizzato fondamentalmente a “mantenere il Luzzi nell’area pubblica con attività prevalentemente sociali”. Un obiettivo concordato dopo numerosi incontri con l’Assessorato al Sociale della Regione Toscana, rispetto al quale si erano stabilite delle tappe ben precise: l’acquisizione del Luzzi da parte della Regione, la necessità di avviare un processo di partecipazione concreto, mai fin qui realizzato, con enti, istituzioni ma anche occupanti ed abitanti dei territori vicini, oltre a procedere, come in effetti è avvenuto grazie anche alla mediazione del Movimento di Lotta per la Casa di Firenze, in direzione di una diminuzione degli occupanti dell’edificio.

Ma le cose sono andate diversamente. Non c’è stato nessun incontro tra il sindaco di Sesto Fiorentino e i rappresentanti del Dipartimento di urbanistica e della Fondazione Michelucci. Al posto del sindaco, hanno parlato con l’assessore comunale alla Società della Salute Caterina Conti, a cui è stata esplicitamente prospettata la possibilità per il Comune, di “guidare in prima persona il processo partecipativo” secondo quanto previsto dalla legge regionale sulla partecipazione. Gli incontri tra Assessorato regionale e Sindaco Gianassi hanno avuto risultati negativi. Il Comune di Sesto, come più volte in questi anni, ha continuato a mantenere una posizione di chiusura e rigidità rispondendo che “non intendeva assumere un’iniziativa diretta sul caso Luzzi e che aspettava una proposta di soluzione proveniente dalla Regione Toscana”.

Il 15 settembre scorso, l’Università di Firenze ha organizzato un seminario aperto, per tentare la carta del coinvolgimento di associazioni e soggetti attivi sul territorio e, soprattutto, per far avvicinare il più possibile la popolazione alla realtà sociale e umana del Luzzi occupato. Il seminario, infatti, doveva svolgersi proprio al Luzzi ma non è stato possibile tenerlo in quella sede. “Ci è stato sostanzialmente impedito”, scrivono i ricercatori. Le proposte progettuali avanzate e presentate in seguito alla Regione non hanno portato ad un miglioramento della situazione.

“Non siamo politici, e non conosciamo le cautele del linguaggio politico. Nessuno ha mai proposto o ipotizzato un uso del Luzzi a vantaggio esclusivo o prevalente delle persone che lo occupano temporaneamente” . “Ci consenta”, scrivono ancora i ricercatori rivolgendosi a Martini, “di dirle con sincerità che ciò che manca nel comunicato suo e dei due sindaci sono proprio le persone del Luzzi, la materialità delle loro esistenze, dalla quale nessuna soluzione positiva e umana può prescindere”. In altre parole, se l’unica priorità che si cela dietro alle parole di Martini  è quella di liberare il Luzzi, per poi, molto probabilmente, metterlo in vendita, che allora lo si dichiari pubblicamente “senza l’alibi della illegittimità della presenza degli occupanti e delle loro eventuali pretese sul futuro riutilizzo”.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *