"L'uomo che verrà", ovvero la strage di Marzabotto raccontata senza odio. Riflessioni nel giorno della memoria

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di Lucia Evangelisti

“L’uomo che verrà”, ovvero la strage di Marzabotto raccontata in un film senza odio, che conduce a riflessioni sul giorno della memoria.

Il regista , Giorgio Diritti, ha al suo attivo numerosi film, uno dei quali, “Il vento fa il suo giro” dell’anno 2005, ha suscitato un tale consenso da rimanere in programmazione al Cinema Mexico di Milano per un anno e mezzo.

Questa sua nuova creatura, dal titolo, ma solo quello, di sapore messianico, è nuovamente un film di estremo interesse, da vedere, e soprattutto consigliato in questo scorcio di gennaio, da dieci anni ormai dedicato alla pesantissima “Memoria”. Per riflettere sul modo in cui chi vuole realmente produrre una reazione di rifiuto verso le forme di violenza deve fare ben altro che raccontarle. Il regista c’è riuscito, con un lungo studio e grande passione, ricreando la vita di quei luoghi (Marzabotto) in quei tempi di guerra, resistenza e azioni quotidiane. Assistiamo sullo schermo ad un lento, sapiente snodarsi di indizi, di azioni, di immagini, che i personaggi condiscono, tutti meno uno, con rapidi discorsi essenziali in dialetto sottotitolato. Quell’uno è Martina (Greta Zuccheri Montanari), 8 anni, personaggio chiave della storia, che non parla da quando, anni prima, le è morta la sorellina neonata. È però attraverso i suoi movimenti, i lunghi sguardi, la natura che percorre e osserva con coraggio anche quando vede violenza e morte, che il regista riesce a condurci dentro la vita quotidiana di questi contadini di montagna della zona di Monte Sole, una trentina di chilometri a sud di Bologna.

Il dialetto, preferito dal regista all’italiano per una lunga serie di motivi, è stato uno dei primi ostacoli coi coproduttori del Ministero per i beni e le attività culturali, ma, allo stesso tempo, ha contribuito a creare sul set – ci spiega Giorgio Diritti – la collaborazione fra attori non professionisti, che sapevano il dialetto, e professionisti, che se lo facevano insegnare da un anziano abitante dei luoghi. “Grande solidarietà con noi della troupe”, Diritti continua a raccontarci. Il film, nato da un suo soggetto e sceneggiato insieme con Giovanni Galavotti e Tania Pedroni, “è cresciuto con l’aiuto di tutti, sotto forma di suggerimenti (si potrebbe fare così…), di oggetti personali (questo attrezzo era in uso qui a quei tempi…), di modi di dire che si aggiungevano alle conoscenze dell’anziano maestro di dialetto”. E anche alla mia domanda “Ne deve aver fatti di provini per trovare Martina!” risponde che sì, ne ha visti di bambini, ma difficile è stato anche trovare quelli per le scene di gruppo. “Individuate le facce giuste, non certo i bimbi paffutelli della pubblicità attuale, facevo un’ulteriore cernita in base ai loro genitori” risponde il regista anticipando la domanda di un giornalista padre di una bimba di 7 anni, che gli chiede: “Cosa avete detto ai bambini che dovevano vivere certe scene violente?” “Ci siamo scelti i genitori giusti, coi quali spiegare ai bambini che la violenza era descritta per non farla più tornare”. Viene da augurarsi che qualcuno abbia pensato a documentare il backstage di questo film.

Quest’opera rimanda ad un modo di lavorare di chi diventa un tutto unico con ciò che va componendosi, che quindi si prefigge il compito non facile di plasmare la materia vivente per creare personaggi forse più reali della realtà storica non ben conosciuta. Si sapeva solo che nella zona vivevano famiglie di mezzadri, spesso numerose e sempre più povere, sotto il fascismo e la guerra, in un terreno boscoso, difficile da coltivare. E di una brigata partigiana che si formò lì spontaneamente, la Brigata Stella Rossa, coi giovani maschi delle famiglie.

Guardando il risultato ottenuto traspare come ha lavorato: non esattamente “in che modo”, ma è certo che in questo set non c’era posto per esecutori passivi di scene già decise. La natura stessa si fa personaggio, senza la funzione di riempitivo spettacolare tipica di tanti film “vuoti”. Natura che accoglie, insegna, nutre e difende, sapientemente scelta non solo nei luoghi della Storia, ma anche sconfinando nel versante toscano delle foreste pistoiesi, oppure vicino a Pomarance, a trovare il bosco con l’albero cavo dove si rifugia Armando (Claudio Casadio), padre di Martina.

E’ di notevole impatto anche la figura di Beniamina (Alba Rohrwacher), giovane donna tesa verso un modo di vivere più libero e moderno, che, nel precipitare degli eventi, arriva ad uccidere l’ufficiale tedesco che la cura con gentilezza agghiacciante, non sopportando l’idea di dover poi subire le avances di un mostro. Persone come lei o i giovani partigiani che mai potrebbero uccidere e che tuttavia diventano assassini come difesa estrema da una violenza inarrestabile. Lei ancora più innocente di loro, perché paga con la propria vita, senza esporre inermi civili alle rappresaglie dei tedeschi.

Tutto il film è una lezione di grande cinema,con immagini dense di affetti, tempi giusti e la sorpresa di suoni ovattati quando gli urli dovrebbero sentirsi più alti, e di movimenti rallentati per lasciare in chi guarda, come ultima immagine, dei corpi quasi sospesi in una danza. Entrare nella Storia in punta di piedi, con grande rispetto,”per mantenere vive e vigili le coscienze degli uomini”, per dirla con le parole del regista, ed “educare le presenti e future generazioni…”.

C’è dell’altro. Questo film dà una chiave di lettura su cosa deve aver scatenato nei tedeschi una violenza ben superiore a quella usuale delle pur terribili rappresaglie: la convinzione che, malgrado tutto l’addestramento e la superiorità di “cultura” militare, non ce l’avrebbero mai fatta a vincere su un gruppo di persone umane, solidali, non per educazione, ma per spontanea sanità di chi è cresciuto, pur lavorando duramente, negli affetti e nella libertà.

Non sarà il caso allora di considerare la violenza, che negli esseri umani è uno stato alterato, disumano, come una malattia da curare più che come un’idea da togliersi di testa con buoni esempi?

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