13 novembre 2018

L'università italiana si sforza di sopravvivere, nonostante la Finanziaria

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‘Oggi ci battiamo per la sopravvivenza degli atenei’. Lo ha detto Pietro Tosi, rettore dell’Università di Siena, all’inaugurazione del 762/mo anno accademico. Alla cerimonia, sono intervenuti anche il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi e il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti.
Gli avvertimenti sulle gravi difficoltà degli atenei italiani, dovute soprattutto ai tagli previsti dalla Finanziaria, non sono una novità, basti ricordare le denunce dei giorni scorsi del rettore dell’Università di Firenze Marinelli. Anche Tosi, durante la cerimonia, ha ribadito come le sorti dell’istituzione universitaria siano indiscutibilmente legate alle risorse finanziarie ed anche al futuro della ricerca e dell’insegnamento superiore. Sorprende che in paese democratico l’istruzione vada difesa con tanta forza, ritrovandosi a ricordare al proprio governo che gli investimenti sono necessari, ma non “a gocce”.

Il presidente Ciampi non ha avuto remore a tendere la mano al grido di dolore del rettore Tosi. ‘E’ importante sostenere le università, le scuole e l’istruzione’ – ha detto il Capo dello Stato, proponendo la realizzazione di una collaborazione tra università ed imprenditoria. ‘L’università – ha aggiunto Ciampi – é centro di formazione e di ricerca, motore dello sviluppo sociale e d economico. Per cui gli atenei non devono essere isolati, ma inseriti profondamente nella società’. Andrebbe soprattutto data maggior importanza al vantaggio di una struttura come l’università che è sempre più diffusa, cosa che le permette, ha sottolineato Ciampi, “di svolgere quella che è la sua funzione, cioè l’acquisizione di una dimensione etica e della conoscenza, in modo tale che la vita di tutto il paese ne venga avvantaggiato e con tempi molto più rapidi di quanto non avvenisse secoli fa, quando il sapere era per pochi”. Parole giustissime, ma forse il presidente dimentica che la strada che ha imboccato l’istruzione nel nostro paese va in un’altra direzione, in cui le scuole migliori non costano solo sudore e fatica agli studenti.
La necessità di adeguate risorse per la realizzazione di un’università di qualità è stata ribadita anche dal ministro Moratti. Non ha taciuto, a riguardo, le difficoltà che derivano dai vincoli di spesa posti da un ciclo economico nazionale ed internazionale molto debole. Ma ‘non compete a questo ministero – ha aggiunti – decidere gli strumenti per il reperimento delle risorse. Ci sono diverse strade da percorrere, e siamo fiduciosi che si troveranno soluzioni possibili’. La questione è capire entro quando verrà trovata una delle tante “soluzioni possibili”.
La riforma dell’università, comunque ‘prosegue nella sua attuazione’, con, in aggiunta, un monitoraggio sui problemi finora emersi, in modo da apportare gli opportuni correttivi. Ma il ministro non ha fatto commenti sulla manifestazione di protesta degli studenti, contrari alla sua riforma. Non un battito di ciglio per la “colletta studentesca” organizzata da un numeroso gruppo di studenti dell’università di Siena, “da devolvere all’università italiana in grave crisi, considerati i tagli decisi dalla Finanziaria”. Inoltre, durante l’intervento della Moratti, gli studenti presenti in sala hanno mostrato, alzandosi di spalle, le loro magliette colorate con su scritto “education is not for sale”, per ricordare al ministro, hanno spiegato, “che l’istruzione deve rimanere un bene pubblico, finanziato dallo Stato”. Hanno ragione, certo, ma di questi tempi la privatizzazione va per la maggiore, difficile non seguire le “leggi della moda”.
Mentre dentro e fuori la sala del Rettorato c’era chi manifestava, il ministro ha continuato il proprio intervento parlando di possibili investimenti da parte di privati. ‘Anche la società civile – ha spiegato – intesa come mondo produttivo, deve fare la sua parte, quindi deve investire nella ricerca’. In ultima battuta con i giornalisti, la Moratti ha parlato di una diffusa consapevolezza, a livello delle forze politiche di governo, della necessità di investire risorse nell’università, ma ‘bisogna che questa consapevolezza – ha aggiunto – si traduca in interventi concreti’. E quanto bisogna aspettare?
‘Dal governo – ha poi ribadito il rettore Tosi – mi aspetto un intervento positivo, le università lo hanno reclamato ed hanno denunciato al Paese la situazione che é di assoluta drammaticità. Noi attualmente stiamo vivendo in emergenza. Non é possibile fare programmi’. Per questo il rettore si è augurato che le parole del presidente Ciampi vengano raccolte da chi di dovere. (almeno una volta! ndr)
Non é mancato un plauso finale agli studenti in protesta davanti alla sede del rettorato. ‘Gli studenti hanno diritto a salvaguardare il loro diritto allo studio, – ha detto Tosi – e spero che il Paese, lo Stato, il parlamento sappiano tenere conto della voce degli studenti perché é la voce del nostro futuro’. Alla fine della cerimonia, i rappresentanti degli studenti dell’Unione degli Universitari, hanno distribuito la piattaforma di mobilitazione in difesa del diritto allo studio scaturita dalle assemblee studentesche, consegnandola anche al presidente Ciampi. A lui, hanno donato anche una bandiera con appeso l’articolo 34 della Costituzione “minacciato – hanno spiegato – dal probabile aumento delle tasse universitarie”, ovviamente conseguenza anche questi dei tagli previsti dalla Finanziaria. Gli studenti in protesta si sono quindi divisi tra l’affetto per il presidente della Repubblica, ragionevole e pronto al dialogo, e le critiche del governo e del ministro dell’Istruzione Moratti, troppo indifferente alle ragioni di chi l’università la vive. Scene già viste. Firenze, novembre 2001, inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo fiorentino: la Moratti dentro a parlare, gli studenti fuori a protestare, senza nessuna considerazione da parte sua.
L’Unione degli universitari di Siena, al termine della cerimonia, ha annunciato di essere disposta, dopo questa protesta – “l’ultimo avvertimento” – a procedere nella mobilitazione anche attraverso le occupazioni degli atenei, “se nei prossimi giorni il Governo non tornerà sui suoi passi”.
Prepariamoci ad uno “studentesco inverno caldo”.

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