L’umanità solidale dello Zambia

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Quanti contrasti in un paese come lo Zambia, quanta vita, quanta povertà, quanta bellezza, quanto dolore.
Lo Zambia è uno dei paesi più poveri della fascia subsahariana, povero perché la maggioranza della sua popolazione non ha accesso alle risorse, povero perché le nuove leggi di mercato hanno minato le sue basi economiche, povero perché, come tutti i paesi del terzo mondo, il 90 per cento della sua popolazione si trova in una situazione di indigenza e spesso di malattia. Già, perché il problema più grande della Zambia è la malattia, quella vera, quella che non ti lascia scampo, è l’Aids che uccide i giovani e lascia soli i bambini.
È proprio a causa dell’Aids che negli ultimi anni il numero degli orfani in Zambia è aumentato a dismisura: oggi i minorenni che hanno perso uno o entrambi i genitori sono oltre un milione, il 10 per cento del totale della popolazione; di questi, circa 630 mila sono rimasti orfani a causa dell’Aids che colpisce in particolar modo le persone fra i 25 e i 40 anni. Più del 50 per cento dei minori senza genitori ha meno di 15 anni, fra i bambini che frequentano la scuola gli orfani sono il 48 per cento.
Lo Zambia ha 10 milioni di abitanti: un milione di essi ha contratto il virus, moltissimi non potranno curarsi e moriranno soli, emarginati, per molti altri invece c’è un’unica speranza, non la guarigione, certo, ma la dignità, la possibilità di curarsi e di passare gli ultimi anni della vita assistiti e curati nelle loro stesse case. Community Home Based Care Program, è questo il nome dell’ambizioso progetto nato in Zambia più di dieci anni fa, che attraverso 3500 volontari zambiani offre aiuto e sostegno medico e morale a più di dodicimila persone.
Stefania è zambiana, da circa 7 anni offre il suo servizio di care giver, letteralmente coloro che portano sostegno, nel Compound Matero di Lusaka, uno dei quartieri più popolosi e poveri della capitale zambiana: “Per più di dieci anni ho assistito nella malattia mio marito – racconta Stefania – quando è morto ho capito che avevo ancora molto da dare e così, attraverso il mio parroco, sono entrata in contatto con i progetti delle Home Based Care e ho fatto il corso per diventare care giver”.
Stefania vive in una piccola casa nel Compound Matero e la sua situazione non è facile: vedova con due figli adolescenti, si guadagna da vivere con lavori di artigianato, confeziona splendidi batik che con l’aiuto dei missionari riesce a vendere anche in Italia, “Lavoro per dare da mangiare ai miei figli, per poterli mandare a scuola – dice con orgoglio – l’istruzione viene prima di tutto”. Ogni settimana Stefania dona 3 mattine per visitare i “suoi malati”, portare loro le medicine, il cibo, aiutarli nelle faccende domestiche e, soprattutto, dare quel sostegno che spesso hanno perso dalla comunità: “è il contatto umano quello di cui hanno più bisogno: a volte, durante tutta la settimana, sono io l’unica persona con cui parlano” spiega Stefania.
I malati che visita hanno ognuno un volto e una storia. Una per tutti è Unise, una ragazza di appena trenta anni colpita duramente dalla malattia. Unise siede su una poltrona, nella sua piccola casa, ogni parola che pronuncia è uno sforzo per lei così debole, in alcuni momenti il suo volto, ancora giovane e bello, si contrae in una smorfia di dolore. Unise ha tre bambini, il più piccolo ha appena un anno, fortunatamente tutti sani… Unise continua a sorridere e a parlare mentre Stefania sistema le cose che ha portato, ma dai suoi occhi traspare solo sofferenza, la sofferenza di una giovane madre che non vedrà crescere i suoi figli.
Lo Zambia non è un paese ricco, non è nemmeno uno tra i più belli africani, non si trovano guide turistiche né foto sui giornali, non ci sono grandi giacimenti da sfruttare né splendidi luoghi turistici da svendere, eppure è un luogo ricco di fascino e grande umanità dove la vera ricchezza sono le persone. Tante persone che come Stefania si dedicano ad aiutare gli ultimi, moltissime che ogni giorno si arrangiano per portare il pane a casa, senza mai perdere il sorriso, la dignità, pronti a togliersi anche quel poco che hanno per donartelo, così, gratuitamente, senza chiedere niente in cambio.

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