L’umanità bussa alle porte

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Per avere una visione complessiva della situazione dei rifugiati nel nostro paese e in Europa, ci siamo rivolti a Cecilia Nava, vicepresidente di Amnesty International Italia, organizzazione da anni impegnata sul fronte della difesa dei diritti umani nel mondo.
Chi sono i richiedenti asilo?
Sono persone che hanno lasciato il proprio paese e che, dopo aver presentato domanda di asilo, attendono una risposta da parte delle autorità sul riconoscimento dello status di rifugiato. Senza un’adeguata protezione queste persone rischiano di essere rimpatriate nei luoghi da dove sono fuggite, dove i loro diritti umani fondamentali, come la libertà e la vita, sarebbero nuovamente messe a repentaglio.
In materia di diritto di asilo e rifugiati, come si colloca l’Italia rispetto agli altri paesi europei?
L’Italia sancisce nella sua Costituzione l’esigenza di dotarsi di una legge organica in materia di rifugiati e richiedenti asilo, ma a più di cinquant’anni, non lo ha ancora fatto. I rifugiati nel mondo sono 22 milioni, mentre in Italia ne abbiamo poco più di 22 mila. La percezione di ”invasione”, prodotta dalle immagini di scafi o navi che ci consegnano centinaia di persone, non è dunque giustificata. è vero invece che l’Italia, negli ultimi 10 anni, è diventata sempre più un paese di transito migratorio. Anche l’Europa si dimostra incerta nel volersi assumere impegni in materia di diritto di asilo e protezione dei rifugiati. La direttiva dell’UE dell’aprile 2004 su un “sistema di asilo comune europeo” non soddisfa le aspettative: l’influenza delle agende nazionali ha avuto il sopravvento, col risultato che queste procedure sono una mera catalogazione delle pratiche nazionali. Inoltre si contravvengono gli obblighi internazionali in materia di rifugiati: gli stati membri hanno infatti la possibilità di sviluppare procedure “veloci” alle frontiere per contrastare – ad esempio – il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Tali pratiche impediscono procedure adeguate determinare lo status di rifugiato, e rischiano che non sia garantito il “non respingimento”, che stabilisce che nessun richiedente asilo dev’essere espulso verso un paese terzo in assenza di garanzie sul rispetto dei diritti umani, o dove possa a sua volta subire espulsioni a catena. Alcune norme europee sono insufficienti per l’accesso alle procedure di asilo, in quanto prevedono che ai richiedenti provenienti da uno “stato terzo sicuro” possa essere negato il riesame in caso di diniego, rischiando di generare situazioni di rifugiati continuamente trasferiti da uno stato ad un’altro, con respingimenti a catena. La modalità con cui sarà definita la lista di “stati terzi sicuri” è incerta, e ci sono preoccupazioni che l’adozione di una lista del genere porti a discriminazioni fra i rifugiati.
Cos’è successo in Italia in questa delicata materia, dopo l’approvazione della 189/2002 chiamata anche Bossi-Fini?
La legge 39 del 1990 risultava sommaria e insufficiente per garantire protezione ai rifugiati. Ma l’approvazione nel 2002 della legge Bossi-Fini, di cui è stato recentemente varato anche il regolamento di attuazione, non sana la lacuna legislativa, e segna addirittura un passo indietro. Essa prevede il trattenimento in centri di accoglienza e l’applicazione di una procedura semplificata per tutta una serie di casi tra cui quello – estremamente frequente – del richiedente asilo sprovvisto di documenti. Il rifugiato quindi, è trattato come un “irregolare” anche quando è lui stesso a rivolgersi all’autorità richiedendo protezione. Ma l’aspetto più grave della nuova legge è rappresentato dalla disposizione secondo cui il ricorso al Tribunale non sospende il provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale, vanificando ogni garanzia di tutela del diritto del richiedente asilo di ricevere protezione fino alla fine della procedura. Un fatto del genere può significare la condanna alla persecuzione o alla morte.
è attualmente in discussione alla Camera dei Deputati una nuova legge in materia di protezione umanitaria e diritto d’asilo. Amnesty ha accolto con favore la notizia, pur con forti perplessità su alcune questioni fondamentali del nuovo testo, di cui si chiede la revisione. In questo contesto cosa può fare ciascuno di noi per rafforzare la tutela dei diritti umani nel nostro paese e in Europa?
è fondamentale il ruolo che cittadini e associazionismo svolgono e possono svolgere per obbligare l’Italia ed in generale gli stati membri della UE a mantenere fede agli impegni da loro sottoscritti quando hanno ratificato i trattati internazionali. Amnesty, Consorzio Italiano di Solidarietà e Medici Senza Frontiere portano avanti dal 2002 la campagna “Diritto d’asilo – Una questione di Civiltà”, con l’obiettivo del pieno riconoscimento del diritto d’asilo come diritto umano fondamentale, per l’approvazione di una legge organica sul diritto di asilo in Italia, per promuovere una maggiore sensibilizzazione sulle cause che inducono i rifugiati a fuggire dai loro paesi, e per contribuire alla costruzione di una cultura dell’accoglienza (vedi www.dirittoasilo.it). Esistono numerose associazioni che forniscono aiuto materiale ai richiedenti asilo, ad es. vitto, alloggio, cure mediche, assistenza psicologica (in particolare per le vittime della tortura), e supporto legale. Collaborare con queste associazioni può dare sollievo a tante persone. In caso di mancato riconoscimento dello status di rifugiato, quando la persona rischia di essere rimpatriata in un paese dove potrà subire violazioni dei diritti umani, Amnesty si attiva contro l’espulsione, in base al principio del “non respingimento”. Muhammad Sa’id al-Sakhri per esempio, oppositore politico siriano, era stato respinto dall’Italia, insieme alla sua famiglia, nel novembre 2002, e di lui si era persa ogni traccia. Solo dopo molti mesi, in seguito alle proteste, è stato reso noto che si trovava nelle carceri siriane, dov’è rimasto detenuto per quasi un anno. Nell’ottobre 2003, Al-Sakhri è stato scarcerato, ma il suo calvario ancora non è finito. Lui e la famiglia sono sottoposti a continue vessazioni e gravi restrizioni alla libertà di movimento. Queste sono le conseguenze drammatiche determinate dalla lacuna legislativa italiana. L’Italia ha il dovere di garantire a tutti coloro che fuggono da torture o altri gravi abusi dei diritti umani un sistema equo e imparziale di esame della richiesta di asilo, di assistenza e di protezione, che solo una legge organica, conforme al diritto internazionale, può offrire.

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