Lotta per la casa, storia di un movimento

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di Floriana Pagano

Lorenzo Bargellini lo conoscono in tanti a Firenze. Chiunque abbia un pò di confidenza con cortei e manifestazioni, si ricorda di lui: capelli lunghi, ormai un pò brizzolati, sempre in prima fila dietro gli striscioni, Bargellini è da sempre il Movimento di Lotta per la Casa di Firenze, presenza storica e punto di riferimento fondamentale dell’antagonismo fiorentino. Sono passati ormai venti anni dalla nascita del Movimento di Lotta per la Casa. Così Bargellini racconta quel lontano dicembre del 1989.“Fu una specie di intuizione; alcune famiglie residenti nel quartiere di Santa Croce, giovani coppie e alcuni studenti, vennero da noi per segnalarci un palazzo sfitto vicino a quella che era all’epoca la sede del centro di comunicazione antagonista: una serie di assemblee, all’inizio nella sede dell’Unione Inquilini, con alcune famiglie sfrattate del centro cittadino e l’Unione Inquilini che ci chiese di sostenere queste famiglie negli sfratti, nella diffida, nel picchettaggio”.

Poi l’occupazione di Via di Mezzo, 39 a cui seguì quella di Via del Giglio.Sono gli anni dei movimenti studenteschi, della Pantera e dei centri sociali autogestiti, un doppio canale che “ci veniva incontro e ci sosteneva; fu una primavera diversa per questa città”. Arrivano presto gli scontri con la polizia e le provocazioni della destra. L’episodio “stranissimo e anche curioso” che segnò un importante allargamento della lotta del Movimento fu l’occupazione delle case popolari di Via Manni, a Coverciano; famiglie molto numerose che vivevano in “situazioni di convivenza forzata in alloggi murati e condivisi” per le quali non era più possibile convivere nella stessa casa. Nasce così il Movimento di Lotta per la Casa:“spontaneo, a raggiera, come una rete”.

Nel luglio del 1990, con i mondiali Italia-Argentina, la prima ondata repressiva: viene sgomberata l’occupazione simbolo di Via del Giglio, la prima sede del Movimento. Il Movimento non ha ancora la forza per opporsi. La risposta allo sgombero è un’altra occupazione: l’ex ospedale psichiatrico di Via Aldini. Lo stabile è ancora oggi in occupazione; dal 2002 la Regione Toscana ha finanziato, in collaborazione con gli abitanti, un progetto di autorecupero a fini abitativi.

Dopo anni di occupazioni effettuate soprattutto da famiglie italiane, si affaccia a Firenze “un nuovo soggetto sociale che non riusciva, per quanto lavorasse, a trovare una sua collocazione attraverso canali normali come i bandi comunali”; sono le prime famiglie dei migranti provenienti inizialmente soprattutto da Marocco ed Eritrea. Sgomberi e occupazioni sono all’ordine del giorno. Alla fine del ’95 con l’occupazione simbolica del Duomo di Firenze e del Consiglio Comunale per protestare contro lo scioglimento dell’Assessorato e della Commissione Casa, arriva la seconda forte ondata repressiva contro il Movimento. “Nei nostri confronti partì una grossa inchiesta della magistratura. Tutte le nostre iniziative, per un paio di anni, anche un picchetto anti sfratto, furono completamente blindate dalla polizia. E molti di noi furono denunciati”.

Il Movimento ne esce a pezzi; anni di divisioni e di spaccature interne con pochi militanti a reggere le occupazioni in citta. Ma il Movimento non si arrende e, per alcune occupazioni, presenta proposte operative concrete di autorecupero degli stabili occupati. La storia recente del Movimento si intreccia a Firenze con i destini dei richiedenti asilo; somali, eritrei, etiopi, qualche famiglia del Kurdistan e del Kosovo anche se in minoranza. “Si pensava, nella nostra ingenuità, che i richiedenti asilo fossero materia di Stato e di enti locali. In realtà questi ragazzi, scappati dalla guerra o da situazioni aberranti, si sono ritrovati soli”.

Ed è così, “accompagnati da tutte queste contraddizioni” che arriviamo agli “anni della crisi, con i rumeni che sono venuti in tanti anche loro a Firenze come in altre città e anche di molte famiglie italiane che cominciano ad occupare”. Sono anni in cui sono aumentati sproporzionatamente gli sfratti per morosità “non contemplati dalle vigenti graduatorie anche se non si capisce il perchè visto che i nuovi poveri sono proprio quelli che non ce la fanno a pagare”.

Ma questo, “è un brutto vizio soprattutto delle Regioni rosse che devono dimostrare al mondo che loro stanno ligi alle regole senza capire che ci sono delle nuove povertà”. Oggi tutto sembra fermo; “una situazione di stallo” che impedisce nuove occupazioni ma al contempo sembra scongiorare nuovi sgomberi. “E questa è in parte una vittoria, perché si rendono conto che il problema c’è. Ma prima non era certo così”.

0 Comments

  1. giuseppina billi

    Potete segnalarmi un’associazione, se esiste, in provincia di roma o roma che si occupi e organizzi l’occupazione di abitazioni vuote? Grazie per il vostro aiuto

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