Lo strano caso del puzzo in via Pesciolino. L'inchiesta dell'Arpat

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Pubblichiamo i risultati dell’indagine Arpat, l’agenzia regionale per l’ambiente, sul caso di via del Pesciolino alle Piagge, dove ormai da molto tempo i cittadini denunciano uno stato dell’aria letteralmente “irrespirabile”…

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Nell’estate del 2007 gli abitanti nell’area tra Via di Peretola e l’Arno  (Peretola, Quaracchi, Petriolo e Le Piagge) ed in particolare alcuni residenti in Via del Pesciolino, hanno segnalato la presenza di fumo acre, odore di plastica bruciata, in alcuni casi di zolfo, lamentando irritazione agli occhi e bruciore, colpi di tosse, ecc. Le innumerevoli segnalazioni sono giunte a tutte le autorità presenti sul territorio: polizia municipale, carabinieri, vigili del fuoco, comune e provincia di Firenze, azienda sanitaria e Arpat. Sono stati effettuati numerosi sopralluoghi ed interventi da parte dei vari soggetti interessati senza però riuscire ad individuare una sorgente certa di questi fumi. D’altra parte la presenza nella zona di cantieri, attività industriali e artigianali, impianti di vario genere, capannoni abbandonati, ecc. ha sicuramente complicato la situazione.

Il ripetersi a più riprese nel tempo di questo disagio ha indotto il Servizio sub provinciale Firenze-Sudest Arpat, in stretta collaborazione con il Consiglio di Quartiere 5, a realizzare un’indagine con il contributo degli abitanti, da febbraio ad aprile del 2008. L’“indagine socio-ambientale” è consistita nella diffusione fra i cittadini disponibili di un questionario per rilevare luogo, giorno, ora e durata degli odori. Si tratta di uno dei sistemi, attuato positivamente in più parti del mondo, per valutare la gravità del fastidio ed anche avere una conferma il più obiettiva possibile delle lamentele dei cittadini. I risultati sono stati quindi oggetto di elaborazione ed analisi da parte dei tecnici del settore “Modellistica previsionale” dell’Agenzia, che si occupa in particolare della diffusione in atmosfera degli inquinanti, con lo scopo di contribuire a meglio comprendere il fenomeno lamentato. Il rapporto conclusivo è stato oggetto di una presentazione al Consiglio di Quartiere 5.

Nel lavoro sono state analizzate le schede raccolte dal Quartiere 5 del Comune di Firenze e anche una serie di osservazioni redatte dal personale di vigilanza di ARPAT periodicamente recatosi sul posto, che conosce, ed è quindi in grado di identificare, gli odori emessi da alcune attività presenti sul territorio circostante. Per caratterizzare al meglio le condizioni meteorologiche della zona sono stati elaborati i dati raccolti da tre stazioni meteo, di cui una installata appositamente per l’indagine, grazie alla collaborazione prestata da Ibimet-Cnr. L’elaborazione dei dati raccolti con l’indagine sociale sostanzialmente arriva alla conclusione che  non è possibile individuare una sorgente unica del fastidio e che risulta estremamente difficile attribuire responsabilità dirette alla ditta che gli abitanti di via del Pesciolino hanno indicato.

Infatti, un gruppo di abitanti di Via del Pesciolino ha chiamato in causa esplicitamente la ditta Conglobit (trattamento e produzione di materiali e agglomerati di inerti per l’edilizia, tra cui anche la produzione conglomerati bituminosi) come sorgente all’origine del fenomeno, che quindi è stata oggetto di numerosi sopralluoghi da parte dei tecnici dell’Agenzia, dell’ASL e della Provincia.

Va peraltro rilevato che nell’ultimo anno sono state attivate da parte degli enti preposti altre iniziative miranti a ridurre l’emissione di odori di questa e di un’altra azienda, che operano in riva sinistra dell’Arno. In particolare la ditta Conglobit ha completato gli interventi, prescritti dal servizio PISLL della ASL, finalizzati a captare le emissioni diffuse che si liberavano durante le fasi di manipolazione del conglomerato appena lavorato e durante le fasi di carico dei mezzi di trasporto. Le arie risultanti da dette captazioni sono state inviate ai bruciatori dei tamburi di essiccazione degli inerti in maniera da effettuare la combustione dei vapori di sostanze organiche eventualmente presenti prima della loro emissione in atmosfera.

Peraltro, rispetto alle abitazioni di Via del Pesciolino, le direzioni del vento che definiscono traiettorie provenienti dall’area di attività di Conglobit, corrispondono in gran parte a traiettorie provenienti anche dall’area di attività della ditta SILO (produzione di componenti per alimenti animali e biocarburanti) che emette sostanze fortemente odorigene. Questo complica evidentemente l’eventuale attribuzione di origine degli eventi di disturbo, avendo due possibili sorgenti allineate. Tuttavia, anche la ditta SILO (che si trova nel Quartiere 4) si è impegnata a mettere in atto una soluzione simile a quella adottata da Conglobit in maniera da trattare termicamente le correnti di aria più cariche di sostanze odorigene.

In definitiva nella relazione si conclude che, dalle informazioni raccolte, appare improbabile che il camino di Conglobit rappresenti l’unica sorgente del disturbo; appare invece assai probabile che il problema sia costituito dalla presenza di più sorgenti o di più eventi (sorgenti fisse, situazioni accidentali o saltuarie quali cantieri, fuochi abusivi, ecc.).

Occorre osservare che—in assenza di una precisa normativa cui riferirsi – sulla rilevanza delle frequenze delle segnalazioni del disturbo in termini di salute pubblica occorre si esprimano le autorità sanitarie.

In ogni caso per gli abitanti di Via del Pesciolino il disagio lamentato sembra incidere negativamente ed in modo non trascurabile sulla qualità e la fruibilità del loro ambiente di vita.  Questo anche se dalla stessa indagine risulta che l’entità del disturbo lamentato è nell’ordine del 2-3% delle ore osservate durante tutta la campagna di rilevazione ed è concentrato soprattutto nelle prime ore del mattino.

Questo disagio deve essere comunque intercettato e gestito e, per quanto possibile, ridotto. Ciò anche in considerazione del fatto che nell’area è in corso un ulteriore sviluppo urbanistico e che quindi la popolazione soggetta a tale disagio potrebbe estendersi in futuro.

[Fonte: Arpat]

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0 Comments

  1. Lorenzo

    Il questionario, oggettivamente, è stato un mezzo fallimento. Arpat dovrebbe avere l’onesta intellettuale di mettere a disposizione sia il questionario, nella sua forma base, così com’è stato distrubuito alla popolazione, sia i risultati ricevuti. Un anno di lavoro per poi concludere, in sostanza, questo:

    > In definitiva nella relazione si conclude che, dalle informazioni raccolte,
    > appare improbabile che il camino di Conglobit rappresenti l’unica
    > sorgente del disturbo; appare invece assai probabile che il problema
    > sia costituito dalla presenza di più sorgenti o di più eventi (sorgenti fisse,
    > situazioni accidentali o saltuarie quali cantieri, fuochi abusivi, ecc.).

    E ci voleva l’intevento di Arpat ??
    E’ ovvio che, noi, cittadini della zona, sappiamo riconoscere l’odore di case passerini rispetto a quello della c.d. “fabbrica di ossa” (Silo). Così come sappiamo distinguere l’odore della Fonderia sotto il Ponte all’Indiano rispetto al catrame che viene prodotto nella Conglobit.

    Ma il problema, per il quale ci battiamo, è un altro: ma l’odore di catrame che viene dalla Conglobit (questo è il nostro vero interrogativo!) ma è solo cattivo odore o nasconde sostante tossiche e cancerogene ??

    A questa domanda, tristemente inquietante, nessuno ci ha ancora davvero risposto …

    Per chi volesse approfondire:
    http://pesciolino.wordpress.com/il-mistero-del-fumo-irritante/

    Comitato “Gli amici di via del Pesciolino”
    http://pesciolino.wordpress.com
    gliamicidiviadelpesciolino@gmail.com

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  2. Gufo Reale

    Ho letto i il racconto di cosa è successo nelle notti dell’estate-autunno 2007 di chi ha tenuto un diario ,pubblicato sul sito htpp:pesciolino.wordpress.com.
    Fa accapponare la pelle; ma siamo a Firenze o a Bhopal!
    L’ARPAT oltre ad elaborare i questionari e scrivere certe relazioni, non dovrebbe come “mission” fare anche controlli pubblici sul posto,prelevare campioni ed effettuare analisi alle emissioni ?Se non li può fare,come dicono, perché non hanno personale e mezzi sufficienti per farlo, come mai la Regione Toscana , la Provincia ed il Comune di Firenze che hanno autorizzato l’impianto e consentito di impiantarsi sull’Arno ,vicino alle case non non gli si forniscono le risorse necessarie?
    Ho letto anche che è stato inoltrato ad ottobre del 2007 un esposto alla Procura della Repubblica di Firenze ,firmato da numerosi cittadini.
    Qualcuno ,tra i promotori, se legge questo commento, potrebbe dirmi quale risultato ha prodotto in termini pratici,dopo quasi un anno e mezzo?
    E’ sparito tra le carte che si devono trasferire al Palazzo di Giustizia a Novoli?
    COME PUO’ UNA ATTIVITA’ DEL GENERE ESSERE STATA IMPIANTATA ED AUTORIZZATASULL’ARNO, A POCA DISTANZA DALLE CASCINE E DALLE CASE,DAL CAMPO NOMADI DEL PODERACCIO DALLE CASA DI VIA DEL PESCIOLINO E DALL’ASILO NIDO COMUNALE?
    MA SE UN PO’ ,N ON DICO TUTTO, QUEL CATRAME LIQUIDO STOCCATO NEI SILOS PER “DESTINO INFAME” RAGGIUNGESSE L’ ARNO,PROPRIO LI DI FRONTE DOVE E’ STATO INAUGURATO IL CAMPO DI PESCA SPORTIVA ,O SI INCENDIASSE ,E’ IMMAGINABILE COSA POTREBBE ACCADERE ?
    ALMENO CHIEDETE AL COMUNE E AI QUARTIERE 4 e 5 DI DELIBERARE PER I RESIDENTI “A RISCHIO” UN CORSO ED UNA ESERCITAZIONE CON LA PROTEZIONE CIVILE , AD INTEGRAZIONE DEL QUESTIONARIO.
    Cari “amici del Pesciolino ” non disperate !
    Gli “amici del Giaguaro” sono molto numerosi ,ma è anche vero che la realtà dei fatti è difficile da affumicare e sotterrare!

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