17 dicembre 2018

Lo “Sciopero degli stranieri”. Ecco la nuova sfida del Movimento di lotta per la casa

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di Floriana Pagano

«Un panorama bloccato e 1.200 euro al mese sono assolutamente inaccettabili per qualsiasi persona. La gente è costretta ad occupare perché non vengono fatte nuove case popolari. Gli affitti sono cari, viviamo in una città di speculatori e di strozzini. Oggi a Firenze assistiamo ad una mattanza: 6.000 persone sotto sfratto e migliaia i senza casa. Per questo è urgente che cambino le regole del gioco, a partire dai bandi per l’assegnazione degli alloggi popolari che oggi danno una risposta ridicola al bisogno diffuso di case e che spesso sono vessatori per i più deboli.»

Un palazzo occupato dal Movimento in viale Matteotti a Firenze
Un palazzo occupato dal Movimento in viale Matteotti a Firenze

Non usa mezzi termini Lorenzo Bargellini, leader storico del Movimento di lotta per la casa, in questa nostra chiacchierata sul problema della casa a Firenze. Lo incontriamo in pieno centro, in via Palmieri 11 rosso. Qui ha sede il Movimento di lotta per la Casa. Seduto alla scrivania, davanti ad un computer, Lorenzo ascolta i problemi di una giovane coppia. Subito dopo accoglie una giovane donna migrante e il suo figlioletto, per cercare di capire se esiste un’alternativa al loro problema. Da dieci anni dalla prima storica occupazione di via di Mezzo, fino alla recente occupazione dello stabile ex-Meyer, il Movimento di lotta per la casa ha messo al centro delle proprie rivendicazioni il diritto alla casa: dal sostegno contro gli sfratti, alla proposta di progetti di autorecupero degli stabili occupati, alle occupazioni delle case popolari, alla lotta contro gli “assalti” speculativi. Oggi sono 13 stabili occupati che ospitano circa 1.800 persone tra italiani e stranieri, situazioni di convivenza ed autogestione diversissime tra di loro.

Chi bussa alla vostra porta?

Sfrattati che non si rivolgono più soltanto ai sindacati tradizionali ma anche a noi, che in questi anni abbiamo costruito una rete con l’Unione Inquilini per un auto-difesa collettiva, per garantire il passaggio “da casa a casa” quando una famiglia, una coppia o un singolo sono sotto sfratto esecutivo.

Quali sono le vostre proposte?

Serve certamente più edilizia residenziale pubblica e più creatività, che si inventino progetti socio-culturali-abitativi capaci di dare una risposta ai tanti senzacasa. I costi del mercato sono assolutamente inaccettabili e le leggi, anche in una cosiddetta regione rossa come la Toscana, sono assolutamente inefficaci.

Come dovrebbe rispondere la città?

Il patrimonio esistente abbandonato, anche quello dei grandi speculatori, deve essere utilizzato a fini sociali. Le tante strutture libere dovrebbero essere messe a disposizione di chi ne ha bisogno. C’è un’emergenza reale e se non ci sono più finanziamenti bisogna trovarli, stornarli da altri capitoli di bilancio, perché cresce la povertà e cresce la precarietà. Servono più case popolari, concepite urbanisticamente in un modo diverso dal passato, affinché non siano costruiti quartieri ghetto come alle Piagge o dormitorio come in via Rocca Tedalda.
Non servono inoltre progetti tipo quello di Ligresti a Castello! Occorre un ben altro tipo di concezione del territorio e dell’urbanistica. Sennò si crea disagio al disagio. Serve ripopolare il centro cittadino grazie ad affitti più bassi perché non è possibile concepire una città così come è ora, ad uso e consumo di ricchi turisti. E’ assolutamente folle!

Eppure il turismo è considerato una forma di ricchezza.

Ovvio che Firenze è una città turistica. Ma non è possibile connotare tutte le funzioni della città in funzione della merce, del profitto e del turismo. Ci sono bisogni – ma dovremmo parlare di diritti – che vanno rispettati. Evidentemente si deve restituire la città a fini di mutuo soccorso, funzione che non ha più dagli anni ’60. Non ci vuole molto per capire questa cosa.

E per voi mutuo soccorso vuol dire occupare le case vuote…

Si, certo. Per dare una risposta concreta alle emergenze. Inoltre attraverso forme “diverse” di protesta il Movimento vuole promuovere l’auto-organizzazione sociale. I cortei, le manifestazioni, funzionano poco ormai. Resta però il bisogno di far capire ai fiorentini che al problema della casa sono legate le leggi razziali del governo e anche un’economia solo al servizio del profitto.

Quindi?

Al cambiare della società, cambieremo le forme di lotta sociale, rendendole più originali. Tra qualche settimana, ad esempio, proporremo lo sciopero dei migranti e a tal fine chiederemo anche il sostegno dei sindacati. Organizzeremo “Un giorno senza di noi”: tutti gli stranieri, le badanti, quelli che lavorano in cooperativa, nelle pizzerie, nei cantieri si fermeranno per 24 ore. E’ una sfida. Alle istituzioni diciamo che se passeranno le leggi razziste si bloccherà mezza città! E se passa la nuova legge regionale sulla casa, che a noi non piace, faremo lo sciopero degli affitti.

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