15 dicembre 2018

L'Italia? Ecco le sue proposte

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La grande sorpresa del FSM 2002 sono stati gli 800 laboratori organizzati per approfondire proposte e temi affrontati in forma generale nelle megaconferenze, per creare reti di condivisione di esperienze alternative e costruire teoria del cambiamento a partire dalle mille pratiche già in sperimentazione.
Il Forum di Porto Alegre ha mostrato che se la democrazia è vitale e rivendica diritti sullo strapotere dell’economia, è non solo grazie alle proteste della società civile, ma anche all’impegno congiunto alla ‘ricerca cocciuta’ di agenzie, università e centri di ricerca che producono rapporti puntigliosi, disaggregando dati per produrre nuova conoscenza e prospettive di lettura diverse sul mondo. Molti laboratori erano, infatti, organizzati da reti di università di Paesi diversi, desiderose di mostrarsi non solo come luoghi di ‘conservazione accademica’, ma anche come spazi di innovazione e trasmissione di un nuovo sapere che dimostri che accanto all’ottimismo della volontà il mondo si può cambiare costruendo “un’altra razionalità possibile”; una razionalità che non risponda alla logica fredda e monocolore dell’apparato economico che oggi regola gli scambi di merci e conoscenze nel mondo, ma proponga un nuovo binomio costruttivo tra generosità e scientificità, attraverso una logica vitale ma rigorosa ispirata dall’obiettivo di porre l’attività economica al servizio dell’uomo.
Grande successo hanno avuto a Porto Alegre due laboratori italiani. Il primo discuteva su un tema centrale della campagna internazionale della Rete Lilliput: la necessità di sostituire la lettura dello sviluppo ancor’oggi basata solo su indicatori economici (come il Prodotto Interno Lordo) con l’introduzione di parametri di valutazione internazionalmente riconosciuti che diano anche la misura delle trasformazioni ambientali, sociali e istituzionali di ogni contesto – locale o nazionale – analizzato. Il secondo (replicato in due occasioni a furor di popolo) era organizzato dal Dipartimento di Urbanistica dell’Università di Firenze per approfondire i temi della ‘Carta del Nuovo Municipio’, un documento di intenti sottoscritto da molte autorità locali italiane (cfr. www.altracitta.org), la cui bozza è stata costruttivamente criticata e migliorata nel corso delle molteplici occasioni in cui è stata discussa pubblicamente negli ultimi mesi. Al centro della ‘Carta’ l’idea di uno sviluppo giusto, democratico, ambientalmente e socialmente sostenibile, a motore del quale possano porsi i contesti locali, ispirandosi ad un nuovo concetto di municipalità che non è certo un sinonimo del termine Comune, ma sottende una nuova relazione di fiducia e collaborazione tra cittadini ed abitanti, inclusi tutti coloro che non hanno diritti formali di voto (come bambini e immigrati) ma sono parte fondamentale della costruzione quotidiana e ‘virtuosa’ del territorio, valorizzando le tante differenze dei patrimoni sociali, naturali e culturali.

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